L’Europa delle mummie

Se qualcuno pensava che il paese delle mummie fosse l’Egitto probabilmente negli ultii decenni avrà avuto modo di ricredersi. Il nostro caro vecchio continente, l’Europa, sta dimostrando di essere ormai mummificato dentro sacrari che avrebbero dovuto aiutarlo ad evolversi e che invece stanno dimostrando l’esatto contrario. Anche se in molte nazioni la gerontocrazia sta lasciando il posto al potere delle nuove e piu’ giovani leve di politici, questa in molti casi è solo l’apparenza: un esempio per tutti l’attuale governo giallo-verde, un esecutivo  composto da un’assoluta prevalenza di giovani ma ….. ma mai come nessun governo precedente cosi’ condizionato dai dettami di un “colle” la cui presenza sulla scena ha sollevato e sta sollevando non pochi dubbi di costituzionalità, con messaggi sia trasversali che diretti che non trovano spazio alcuno nella Costituzione Italiana; e stiamo parlando di un presidente i cui anni non sono certo i suoi piu’ “verdi”!

L’ultima incredibile apparizione che si è potuta notare è quella in BCE dove hanno addirittura riesumato un past-president -Trichet – per pontificare sull’Italia qualora ce ne fosse stato ulteriore bisogno. Dal canto suo nel frattempo, sia direttamente che per interposta persona, il non piu’ giovane “cavaliere” incalza l’alleato leghista sotto attacco ultimamente anche dai soloni di Confindustria che, guarda caso, non hanno nel recente passato avuto mai nulla da recriminare sui governi di sinistra che smantellavano a loro favore il welfare frutto di decenni di conquuiste dei lavoratori.

E mentre su tutti aleggia lo spauracchio della mummia delle mummie, quel Soros cacciato a forza da un’Ungheria sempre convinta della necessità di difendere i suoi confini e la sua cultura, i media vomitano quotidianamente spazzatura su una manovra che forse …. nemmeno il governo sa piu’ quale sia!

 

In Italia costo del lavoro e tasse sempre troppo alti. Embraco solo una delle tante imprese che lasciano il paese.

Il recente caso dell’Embraco, società del gruppo Whirpool che ha licenziato 500 lavoratori italiani trasferendo la sua attività in Slovacchia ripropone per l’ennesima volta il tema dell’appetibilità dell’Italia per gli investitori esteri.

Ma sono anche altre le aziende che hanno deciso di lasciare un paese che non offre da molti anni vantaggi per gli insediamenti industriali. E questa tendenza non è recente bensi’ perdura da anni; centinaia di aziende, inclusi marchi molto noti, sono passate di mano da imprenditori italiani a multinazionali estere le quali si impegnano a mantenere i siti produttivi e le maestranze in Italia ma lo fanno sempre a termine.  E’ il caso ad esempio della Indesit , anche questa ceduta a suo tempo alla Whirpool,che ancora nel 2013 prometteva il differimento di 5 anni dei licenziamenti:

whirlpool microonde

Buone notizie per i 1.400 dipendenti della Indesit, che fino a prima “dell’ipotesi di accordo” firmato nella tarda serata dello scorso 3 dicembre, rischiavano di perdere il posto di lavoro. Lo storico marchio che produce elettrodomestici ha riorganizzato il suo asset ritirata la procedura di licenziamento per circa 1.400 lavoratori e la redistribuzione delle produzioni fra Italia, Polonia e Turchia. E’ una nota della Fim-Cisl diffusa al termine degli incontri al ministero dello Sviluppo economico a confermare quanto appena detto, ma dagli stessi sindacati (Fiom-Cgil) nessuna sottoscrizione d’intesa. Questo perchè, da quello che è stato scritto nel comunicato: “L’accordo siglato oggi, non solo determina il superamento della procedura di licenziamento collettivo per 1.400 dipendenti avviata dalla Indesit, ma impegna l’azienda alla stabilità occupazionale per cinque anni, fino alla fine del 2018”. (fonte: BiancoLavoro)

E ora che siamo nel 2018 i nodi sono arrivati al pettine. Certamente non è possibile restare indifferenti alla tragedia umana delle famiglie che oggi si ritrovano senza reddito a causa della perdita del lavoro ma nel contempo non va sottaciuto il fatto che i lavoratori non si trovano in questo come in molti altri casi di fronte ad un licenziamento inatteso, dalla sera alla mattina! Il vero problema è piuttosto quello della impossibilità, seppure nell’arco di ben 5 anni, di trovare un posto di lavoro alternativo per chi non è piu’ giovane in una nazione dove neppure i giovani hanno facile accesso al mercato del lavoro e la disoccupazione, giovanile e non, restano alti.

Il costo del lavoro

Uno dei maggiori ostacoli da sempre che frenano l’occupazione è sicuramente l’alto costo del lavoro rispetto alla maggior parte dei paesi europei. Nel grafico che segue sono riportate le componenti del costo del lavoro prese in considerazione per le comparazioni (fonte: Eurostat, Statistics explained)

Le componenti essenziali sono:

  • Salari e stipendi lordi
  • Gli oneri sociali a carico del datore di lavoro
  • Altri costi quali imposte, formazione ed altri (indumenti di lavoro ecc.)

Si evidenzia poi come al dipendente il guadagno netto sia dato dal salario o stipendio lordo dopo la deduzione della quota di oneri sociali a suo carico e delle imposte sul reddito; queste diverse componenti saranno oggetto di ulteriore disamina in quanto la loro disparità nei vari paesi anche all’interno dell’Unione Europea costituisce un elemento importante non solo in relazione al costo del lavoro per l’impresa e le conseguenti fughe all’estero bensi’ anche per i lavoratori che sono indotti a lasciare l’Italia non solo per la scarsa occupazione ivi disponibile ma anche per i bassi livelli salariali. L’anomala situazione che si osserva è infatti l’incongruenza tra un alto costo del lavoro per le aziende  ed una bassa remunerazione  per i lavoratori. In particolare gli stipendi medi annuali all’ingresso nel mondo del lavoro in Italia sono in assoluto i peggiori come si evince dalla tabella qui riportata (fonte: repubblica.it)

In relazione ai casi di maggiore attualità in questi giorni di trasferiemnto in altri paesi nell’ambito di paesi europei di imprese multinazionali che cosi’ lasciano l’Italia si parla molto di Slovacchia (caso Embraco) e Polonia (Eaton di Monfalcone). Di particolare interesse risulta quindi il raffronto tra l’Italia e questi paesi che evidenzia delle discrasie importanti per quanto concerne il costo del lavoro. Nel grafico a fianco la prossimità del valore concernente l’Italia con la media dei paesi dell’Eurozona (EU19) mostra anzitutto l’effetto dela moneta unica. Il costo medio italiano risulta piu’ elevato poi della media di tutti gli attuali membri europei (EU28) e presenta un gap elevatissimo rispetto ai paesi con i valori piu’ bassi. Con il costo di un dipendente nella location italiana l’impresa che si trasferisce in Slovacchia potrà infatti impegare ben 2,5 lavoratori e addirittura 3,1 nel caso della Polonia.

Paradossale poi la situazione per cui in Italia ad un costo del lavoro piu’ elevato non corrisponde un maggior reddito per i lavoratori dipendenti italiani risppetto a quelli degli altri paesi; il rapporto lordo/netto italiano è infatti uno dei piu’ alti e questo comporta necessariamente una minor capacità di spesa con tutto cio’ che ne consegue a livello di ripresa economica.

La tassazione in Italia

Oltre ad un costo del lavoro elevato anche la tassazione, sia individuale che societaria, è tra le piu’ elevate. Se, continuando il paragone con i due paesi dell’est europeo di maggior attualità in questi giorni, prendiamo in considerazione le aliquote minime vediamo che in Italia quella sulle persone fisiche è piu’ elevata di di 4 punti rispetto a quella della Slovacchia e di 5 punti rispetto a quella della Polonia mentre la massima supera di ben 11 punti quella polacca e addirittura di 18 punti quella slovacca! Non molto diversa la situazione per quanto concerne la tassazione societaria con un’aliquota italiana che varia dal 27,90% fino al 32,50% in base alla regione di localizzazione e alla tipologia di impresa; la differenziazione è data dall’IRAP che si applica peraltro su un reddito aumentato del costo del personale e degli interessi passivi e quindi è di fatto molto superiore al valore nominale nella sua effettiva applicazione.

Per chiarire meglio quelle che sono le differenze effettive per un’impresa che decida alternativamente di localizzarsi in uno dei tre paesi considerati  (Italia, Slovacchia e Polonia) è utile fare un’ipotesi numerica concreta partendo da una struttura organizzativa omogenea, ossia lo stesso numero di lavoratori dipendenti, gli stessi investimenti in immobilizzazioni soggetti ad ammortamenti ed a parità di altri costi operativi senza considerare peraltro gli efffetti della differenza tra valute nazionali laddove in Polonia è ancora in uso la valuta locale mentre Italia e Slovacchia hanno adottato l’Euro.

Di tutta evidenza per l’Italia l’effetto dirompente dato dalla combinazione del maggior costo del personale e da una tassazione esorbitante in quanto oltre al reddito base l’IRAP va ad incidere anche proprio sul costo del lavoro e sugli interessi passivi penalizzando quindi doppiamente la localizzazione nel paese. Da un aliquota nominale minima del 27,90% si passa infatti nell’esempio riportato ad una incidenza effettiva quasi doppia, pari al 53,30%; si allontanano quindi ulteriormente i valori della tassazione sia per Slovacchia che Polonia che risultano effettivamente meno della metà di quelli italiani. Ma l’aspetto di maggior rilievo di questo effetto combinato è la misura dell’Utile netto dopo le imposte che nel paese slovacco risulta pari 3,7 volte quello della medesima impresa localizzata in Italia e sale 4,1 volte in Polonia!

Grafici riassuntivi

Ipotesi di un’impresa con 100 mio.Euro si ricavi e struttura organizzativa omogenea localizzata nei diversi paesi

Conclusioni

Quanto sopra esposto riconferma quanto poco sia conveniente per una multinazionale estera decidere di localizzare la sua attività in Italia sulla base semplicemente della convenienza economica, sia per l’alto costo del personale – decisamente sproporzionato rispetto ad altri paesi come ad esempio Slovacchia e Polonia – ma anche e soprattutto per gli abnormi livelli di tassazione di cui sia a livello governativo che giornalistico si tratta sempre in mdo molto poco chiaro. Da non dimenticare qui il fatto, vergognosamente sottaciuto dal ministro Calenda e da tutto il governo per mera opportunità elettoralistica, che le multinazionali che pure giungono in Italia a seguito di acquisizioni sempre piu’ numerose molto spesso pongono negli accordi contrattuali un limite temporale all’impegno di mantenimento delle maestranze italiane e di conseguenza della localizzazione nel paese.

Ma se la convenienza alla delocalizzazione è cosi’ evidente perché ancora molte imprese, incluse quelle italiane, non hanno lasciato il paese?

Posto che le statistiche dimostrano che anche in ambito strettamente italiano le delocalizzazioni sono tendenzialmente in aumento negli ultimi anni, occorre considerare che rispetto ad una multinazionale l’impresa italiana, soprattutto con le ridotte dimensioni che caratterizzano la maggior parte delle realtà economiche nazionali, si trova di fronte a difficoltà di gran lunga superiori sia in termini di costo che per la necessità in particolare per le aziende a base familiare di trasformare la scelta imprenditoriale in una scelta di vita con il trasferimento all’estero di uno o piu’ componenti della famiglia.

 

 

 

 

 

La vergogna dei centri sociali e di ANPI che vogliono soffocare la giornata del ricordo delle foibe del 10 febbraio

Rivoltante la mobilitazione per impedire l’attuazione di una legge dello Stato, la n. 92 del 2004, che ha istituito per il 10 febbraio di ogni anno la giornata del ricordo dei martiri delle #foibe decine di migliaia di #ITALIANI gettati ancora vivi e avvolti nel filo spinato nelle cavità carsiche dai #partigiani #comunisti #italiani e #slavi, per ricordare i profughi cacciati con l’uso delle armi dai loro luoghi natali e rifiutati per anni dal marciume #comunista capeggiato da #togliatticonsiderati quasi rifiuti umani che, come scrivevano all’epoca i quotidiani di partito, avrebbero rubato loro il pane e il lavoro ma i cui discendenti ed eredi ideologici oggi inneggiano all’#accoglienza incontrollata, alla distruzione delle #frontiere per la cui difesa sono morti i nostri predecessori che avevano fatto grande la #Patria italica.

Indecente la scelta di odio sociale di #ANPI e #compagni, che offende oggi più che mai in particolare gli #infoibati e i loro discendenti, i profughi ed il #popolo #Italiano tutto, di scendere provocatoriamente in piazza proprio il prossimo sabato 10 febbraio 2018 con la scusa dell’#antifascismo quando oggi i veri #fascistirossi #antidemocratici e nemico dell’ #Italia sono solo loro: i portatori di una anacronistica ideologia post #comunista che ha fallito nel mondo intero.

#nazifascistirossi dei #centrisociali protetti da #governo #PD #magistratura e sinistrume vario si arrogano il diritto di stabilire loro cosa sia la #democrazia e di conseguenza chi abbia o meno diritto di parola. In tutto il mondo questa si chiama #dittatura.

Ancor più grave e vergognoso impedire la diffusione del libero pensiero da parte di candidati alle #elezioni2018 a loro avversi con metodi, questi si, di puro squadrismo, di violenza, di soprusi che devono essere fermamente e con immediatezza neutralizzati dalle forze dell’ordine e da tutte le istituzioni dello Stato preposte che altrimenti si renderebbero complici avvalorando nel contempo l’avvenuto colpo di stato della #sinistra che ha ormai impunemente occupato da anni tutte le stanze del potere, mantenuto una falsa maggioranza in un #Parlamento costituzionalmente delegittimato ab origine, fatto approvare con o senza la fiducia leggi contrarie agli interessi della #Nazione e del #popolo italiani, che approfittando del caos anche mediatico indotto ad arte sui fatti di #Macerata sta rinnovando contratti e concedendo aumenti di stipendio a pioggia nel settore pubblico per acquisire voti (questo non è voto di scambio?) che sta costantemente perdendo grazie ad un politica dissennata dal suo elettorato tradizionale.

 

Vittime delle Foibe: Il Giorno del Ricordo, 10 febbraio 2018 è legge dello Stato sin dal 2004

La giornata del ricordo, come rammenta anche la Voce del Trentino nel suo articolo dello scorso 5 febbraio,  è stata istituita con la Legge n. 92 del 30 marzo 2004. Impedirne la commemorazione in luoghi pubblici come stanno facendo il sindaco #Sala a Milano ed altrove altri fanatici post-comunisti negazionisti costituisce una palese violazione di una una legge dello Stato, assolutamente non giustificata dal rischio di disordini pubblici che sono ovunque facilmente evitabili mettendo opportunamente al guinzaglio i cani sciolti dei #centrisociali ed i nostalgici dell’#ANPI che altro non sono che i discendenti diretti di quei partigiani rossi, di quel canagliume che uccise vigliaccamente e brutalmente decine di migliaia di innocenti #Italiani.

Anche oggi costoro pensano di poter aiutare la #sinistra a mantenere un potere che ha sottratto per troppo tempo alla volontà popolare attribuendo l’#etichetta di #fascisti ai loro avversari per metterli fuori gioco, minacciandoli come un tempo in alcuni casi anche di morte, nello stile dei manzoniani untori. Non vogliono accettare i tapini che il loro utopico sogno di totalitarismo comunista ha fallito in tutto il mondo e sopravvive in un numero sempre più ristretto di paesi. L’#Italia ha bisogno nuovamente di risorgere e per far questo non ha certo bisogno di loro ma piuttosto che accettino finalmente che il loro tempo è giunto al termine, che la nazione ha diritto a quella pace sociale che è la premessa indispensabile per affrontare le difficili sfide del presente ed ancor più quelle del futuro.

Lo Stato dimostri di non essere connivente ed a sua volta irrispettoso delle proprie leggi, dimostri di non essere una dittatura comunistoide e anti-italiana come fecero a suo tempo i padri e i nonni di chi oggi vuole impedire il ricordo dell’eccidio delle foibe col rifiuto e la persecuzione di centinaia di migliaia di profughi istriani.

Che senso ha oggi per un Italiano che vive all’estero rientrare in Italia?

Da diversi mesi sto riflettendo sulla opportunità dopo oltre 10 anni di                assenza di rientrare permanentemente in Italia dove, pur non essendo nato, ho vissuto a lungo ed ho tuttora importanti legami familiari e di amicizia.
La dittatura instaurata dalle sinistre attualmente al governo e le vergognose esternazioni di ministri e politicanti vari mi stanno facendo rivivere il clima di caccia alle streghe, mai sopito, di quegli anni ’70 da me vissuti a Milano.
 
L’istigazione all’odio ed alla divisione sociale sotto l’anacronistica etichetta dell’antifascismo, le accuse di razzismo verso coloro che sono in effetti vittime di soprusi di ogni genere da parte di falsi rifugiati e di migranti irregolari la cui clandestinità viene quotidianamente favorita a livello istituzionale allontanano sempre di piu’ da me la voglia di tornare a vivere in una nazione invasa da persone per le quali non solo le leggi bensi’ anche le piu’ elementari regole del vivere civile non sono ritenute applicabili.
 
Sentire le menzogne di gente come Renzi, Gentiloni, Padoan che citano riprese inesistenti e statistiche di loro invenzione facilmente smentibili con la semplice lettura di quelle ufficiali di Eurostat mi fa venire letteralmente il voltastomaco. Per non Parlare poi di soggetti come Boldrini e Grasso che si inventano un partito inconsistente cui viene data attenzione per il solo fatto che abbiano presieduto Camera e Senato. (cfr. post sulle statistiche Eurostat)
 
Constatare che, a riprova del regime dittatoriale da me sopra enunciato, il governo di Gentiloni e compagni non abbia presentato le rituali dimissioni al momento dello scioglimento delle Camere mi fa rabbrividire; l’avallo anche di Berlusconi ed altri a questa permanenza in carica invocata come un passaggio necessario qualora non esca dalle elezioni del prossimo 4 marzo una maggioranza solida mi fa pensare che questa tornata con l’ennesima legge elettorale truffa, fatta votare obtorto collo proprio dal governo ponendo la fiducia, sia solo una prova di forza tra i partiti che andranno a sedersi in parlamento con la scusa di formulare una nuova legge….che magari porteranno al voto verso la fine del loro mandato! Seppure si tratti di una scelta costituzionalmente lecita assistiamo alla violazione di una prassi consolidata che costituisce l’ennesimo e purtroppo non ultimo schiaffo in faccia al popolo italiano che qualcuno, un certo Alessandro Di Battista che si è pure chiamato fuori dalla battaglia elettorale forse nella speranza di rientrare sulla scena politica da ministro, definisce come rincoglionito.
 
Leggere tra le promesse elettorali del PD di mirabolanti erogazioni a favore dei meno abbienti, dei senza reddito di 240 (duecentoquaranta) euro al mese laddove se ne sperperano ben 1.50 (mille cinquanta) sempre al mese per mantenere “a ufo” migranti irregolari perchè non in fuga da guerre e ben poco interessati alla ricerca di un lavoro che peraltro già scarseggia da anni per gli italiani stessi, mi conferma quanto sia inutile uno Stato cosi’ gestito che viola i fondamenti etici della sua stessa esistenza.
Sempre con maggiore frequenza vengono proposti dai media casi di pensionati, che per loro fortuna sono riusciti a sfuggire alla mannaia della Fornero, che portano la loro residenza all’estero in Portogallo, alle Canarie ed ora anche in Bulgaria, per poter ottimizzare quanto incassano di pensione senza onerosi tagli fiscali e con costi della vita che sono lievitati al punto che se continuassero a risiedere in Italia finirebbero come accade a molti nell’indigenza e nel totale abbandono da parte dello Stato. Hanno cosi’ la possibilità di vivere gli ultimi anni della loro vita in modo piu’ confacente alle loro esigenze di meritato riposo, con quella tranquillità e relax che dopo una vita di lavorodovrebbero essere garantiti anche in Italia ma che si possono ormai permettere nel Bel Paese solo i ricchi stranieri e gli appartenenti alla nomenclatura politica passata e presente che dispongono di laute rendite e di protezione personale da parte delle forze dell’ordine, il tutto naturalmente a spese del contribuente.
Buon ultimo ecco scoperto in piena campagna elettorale il vaso di Pandora delle “toghe sporche”, magistrati che a quanto pare hanno piegato ai loro biechi interessi economici la loro posizione sentendosi intoccabili. Anche il capitolo della magistratura e dell’improprio uso di indagini, processi e carcerazione per fini politici che ormai da decenni taluni magistrati fanno che deve essere finalmente sviscerato in modo definitivo. Una categoria di persone questa che nascondendosi dietro la funzione del rispetto della legge talvolta opera al di là e al difuori della legge, interpretandola anche laddove questo contrasta con i piu’ elementari principi di uno stato di diritto in modo spesso abominevole.
Con tutto cio’ sono ancora fiducioso nel fatto che gli uomini e le donne Italiani rialzino la testa, si sveglino dal torpore indotto da giornalisti schierati ed interessati solo a fare audience con maratone di confronti tra candidati, politicanti vari, filosofi, matematici e sedicenti esperti di ogni genere, sondaggisti e via dicendo. Sono quindi ansioso di ricevere come di consueto ed in tempo utile il materiale per la votazione da parte del Consolato italiano, e faro’ la mia scelta; sarà solo un singolo voto ma che sommato a tanti altri nella giusta direzione consentiranno a questa tanto vituperata Italia di tornare ad essere governata prioritariamente nell’interesse degli Italiani, per gli Italiani pur senza disattendere il bisogno di accoglienza – quello vero e non indotto da interessi economici come ora – di chi continuerà ad essere interessato a vivere in Italia nel rispetto di leggi, religione, usi, costumi e tradizioni ed anche semplicemente delle regole del vivere civile. Per costoro non ci sarà ostracismo, non ci sarà razzismo mentre per tutti gli altri potrà esserci solo il perentorio divieto di ingresso o un viaggio di rientro nel paese di origine se giunti illegalmente.
Se queste condizioni si verificheranno sono convinto che molti di coloro che come me hanno scelto di vivere altrove saranno ben lieti di tornare in Italia, di sentir parlare e parlare la propria lingua madre, vedendo rispettati tutti quegli aspetti di italianità che per ora restano solo un nostalgico ricordo, di contribuire alla rinascita di una nazione che è stata grande e che puo’ esserlo ancora.

I social network mettono in pericolo la libertà di espressione

Sempre con maggiore frequenza leggiamo di utenti di Facebook, Twitter ed altri social network i cui post vengono bloccati per contenuti che esprimono posizioni politiche con tutta probabilità non condivisi dagli amministratori di tali siti; spesso è l’utente stesso che viene fatto oggetto di blocco e quindi tutti i suoi scritti, le sue immagini non risultano piu’ accessibili ad amici e followers.

Si tratta di una vera e propria censura laddove i post oggetto di blocco non violano alcuna delle regole accettate dagli utenti al momento dell’apertura del loro account; cio’ risulta di tutta evidenza laddove troviamo post del medesimo tenore di quelli bloccati, ma pubblicati da coloro che hanno un’orientamento ideologico opposto! E’ chiaro come in questi casi il “censore”, che si nasconde dietro il rispetto della policy del social in questione,  altro non faccia che favorire la diffusione del pensiero di coloro che hanno idee conformi alle sue impedendo di converso di esprimersi a chi propugna una ideologia avversa.

E’ qui appena il caso di rammentare cosa preveda in proposito  la Costituzione Italiana cui anche le regole di entità private come quelle che gestiscono i vari siti social devono necessariamente uniformarsi:

Articolo 21

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

Anche le norme europee all’art. 10 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali. Solo in paesi a regime totalitario si assiste in modo palese al blocco di internet, di specifici siti o social network, quale mezzo di diffusione di un pensiero contrario a quello governativo; interventi questi assolutamente inaccettabili in una nazione come l’Italia! Ci si trova qui di fronte ad una situazione paradossale dove i singoli oggetto di questo sopruso ben difficilmente si trovano nella possibilità di agire giudizialmente nei confronti di colossi internazionali, contro cui l’unica via di limitazione del potere di censura pare sia quella di una class action.

Non si puo’ per contro non essere d’accordo con la necessità di impedire la pubblicazione di messaggi volgari, oltraggiosi, che fomenti l’odio sociale e via dicendo. Ma è proprio dalla costatazione che taluni post che hanno tale contenuto vengano pacificamente pubblicati purchè si uniformino al “pensiero unico” chiaramente di matrice sinistrorsa che si ha la conferma che la censura sia parte di un piano preordinato di influenza ideologicamente orientata, posto in atto con tutti i mezzi mediatici disponibili per imbavagliare il pensiero di destra visto come pericolo per la tanto decantata quanto poco applicata democrazia.

Un esempio per tutti l’odioso tweet apparso sull’account ufficiale di @Unicef_Italia nel quale si dava degli “idioti” e “fascisti” a coloro che palesavano la loro contrarietà all’approvazione della legge sullo ius soli per l’attribuzione automatica della cittadinanza italiana ai nati da cittadini stranieri sul territorio italiano:

Poniamoci tutti una domanda: perché questo, come tanti altri post di contenuto similare e di chiaro orientamento politico, pur avedo contenuti decisamente offensivi non vengono bloccati?

NATAL A MILAN (Natale a Milano)

(da Facebook, grazie a Patrizia Ferrario)

NATAL A MILAN

Me ricordi che a Natal faseva frécc.
Gh’era la nev e i veder coi stell de giàss.
Gh’era el camin
o la stua sempr’acès
e la pell di mandaritt a profumass.

La letterina piéna de brillantit
sconduda ben ben sòta el piatt del papà
con cent promess che duraven
men d’on dì
on testament per l’ann
che doeva ‘rivà.

La poesia imparada a memoria
l’era la scusa per ‘nda a troà i parent,
ciapà cinq ghéi, on belé
o per gloria,
toron e ciocolat de metes sòta i dent.

A Sant’Ambroeus andavom per i fòss
catà la tépa
per fà el presépi bell
l’era ona gara a troà i tòch gròss
per el prà e i montagn senza vedé ‘l tochèll.

Dopravom l’antracite per fa i gròtt
e spécc per fa ‘l lagh con dent i ochétt,
i statoètt de gèss e pù nagòt
se ‘l nòno ‘l ghe faseva nò i casétt.

L’albero l’era di sciori, e pòc credent
ma l’era alegher
tacavom su tusscòss
i mandaritt, nous, bomboni,fil d’argent
el dì de Natal ghe stavom tucc adòss.

Intorna a on taol,
per mangià inséma l’oca,
mostarda, panaton e acqua di pòmm
speravom che vegniva giò la fioca
per scaldà ‘l coeur e la Gèesa la pareva el Dòmm.

NATALE A MILANO

Mi ricordo che a Natale faceva freddo.
C’era la neve e i vetri con le stelle di ghiaccio.
C’era il camino o la stufa sempre accesa
e la pelle dei mandarini a profumare.

La letterina piena di brillantini
nascosta bene sotto il piatto del papà
con cento promesse che duravano
meno di un giorno
un testamento per l’anno
che doveva arrivare.

La poesia imparata a memoria
era la scusa per andare a trovare i parenti,
prendere cinque lire, un regalo o per gloria,
torrone e cioccolato da mettere sotto i denti.

A Sant’Ambrogio andavamo nei fossi
a raccogliere muschio
per fare il presepe più bello.
era una gara e trovare i pezzi grossi
per prati e montagne senza far notare i pezzi.

Usavamo l’antracite per fare le grotte
e gli specchi per fare il lago con dentro le ochette,
la statuine di gesso e più nulla
se qualche nonno non faceva le casette.

L’albero era per i ricchi e dei poco credenti,
ma era allegro.
Ci appendevamo di tutto,
mandarini, noci caramelle, fili d’argento
e il giorno di Natale ci stavamo tutti addosso.

Intorno a un tavolo
per mangiare insieme l’oca,
mostarda, panettone e vino dolce.
Speravamo che venisse giù la neve
per scaldarci il cuore.
E la nostra Chiesa sembrava un Duomo.

(Grazie a Patrizia Ferrario)

Nel 1973 il terrorismo palestinese fece una strage oggi dimenticata.

Come tutti gli anni anche quest’anno, se si eccettua un breve cenno su RaiStoria, nessuna manifestazione in memoria di quanto accaduto il 17 dicembre del lontano 1973. Addirittura oggi si assiste alla strenua difesa dei palestinesi, dimenticando che da loro ebbe origine quel terrorismo che in un crescendo inarrestabile ha solo cambiato pelle ma è giunto sino ai giorni nostri.

“Non ci sono commemorazioni, non ci sono contestazioni, non ci sono comitati o associazioni dei familiari delle vittime e ovviamente non ci sono fischi per il politico di turno. Eppure il massacro che avvenne il 17 dicembre 1973 all’aeroporto di Fiumicino ha fatto più vittime di piazza Fontana, dell’Italicus, di Brescia. Quel tragico giorno sotto il fuoco e le bombe dei guerriglieri palestinesi di Settembre Nero persero la vita trentadue persone, tra cui sei italiani. Una strage in Italia che il mondo politico ha voluto dimenticare velocemente preferendo “un imbarazzato quanto assordante silenzio” come ha messo in evidenza il giornalista Sandro Provisionato. A colmare questo vuoto e cancellare il triste epiteto “dimenticata” dalla strage c’è il libro di Salvatore Lordi e Annalisa Giuseppetti Fiumicino 17 dicembre 1973. La strage di Settembre Nero. (…)” (di Andrea Curreli)

Articolo completo

Contributi dell’Europa all’Italia: che fine fanno gli oltre 34 miliardi stanziati per il periodo 2014-2020?

Nell’allocazione dei fondi per il periodo 2014-2020 l’Italia con 34,5 miliardi di Euro (di cui 23,5 per le regioni meno sviluppate)  è seconda solo alla Polonia con 77,6 miliardi di Euro (di cui 49,6 per le regioni meno sviluppate).

Per quali finalità vengono fatte queste attribuzioni di contributi? Quali sono i paesi che possono usufruirne? Quella che riportiamo è la mappa che indica le regioni con diverse colorazioni in base al livello di “eleggibilità” per l’attribuzione di detti contributi; oltre alla quasi totalità delle regioni dei vari paesi dell’Est europeo e del Portogallo si nota la presenza di 1 regione per la Spagna e di ben 4 regioni considerate da Eurostat come meno sviluppate (PIL per abitante inferiore alla media di quello dei paesi EU-27): Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia.

Le 11 tematiche obiettivo interessate per il periodo 2014-2020 sono:

• strengthening research, technological development
and innovation;
• enhancing access to, and use and quality of
information and communication technologies (ICT);
• enhancing the competitiveness of small and
medium-sized enterprises (SMEs);
• supporting the shift towards a low-carbon economy
in all sectors;
• promoting climate change adaptation, risk
prevention and management;
• preserving and protecting the environment and
promoting resource efficiency;
• promoting sustainable transport and removing
bottlenecks in key network infrastructures;
• promoting sustainable and quality employment and
supporting labour mobility;
• promoting social inclusion, combating poverty and
any discrimination;
• investing in education, training and vocational
training for skills and lifelong learning;
• enhancing institutional capacity of public authorities
and stakeholders and efficient public administration.

Chi lo desiderasse puo’ leggere il documento integrale al link della copertina del rapporto regionale  edizione 2017 emesso da Eurostat nello scorso mese di settembre.

 

Altri post correlati:

 

Statistiche Eurostat: in che posizione si trova effettivamente l’Italia rispetto agli altri paesi EU?

In un mondo dove ormai si tenta sempre piu’ spesso di rappresentare una realtà che tale non è, facendo comunicazioni e proclami sui media che non corrispondono a verità ecco che si rende necessario ricorrere sempre piu’ spesso alle fonti originarie. Per confutare le entusiastiche, quanto false, esternazioni del Presidente del Consiglio Gentiloni sul posizionamento dell’Italia in Europa sono state pubblicate tabelle e grafici tratti da Eurostat che dimostrano in modo inequivocabile come purtroppo il nostro paese continui ad essere il fanalino di coda dell’Unione Europea:

Proponiamo qui una tabella ed una serie di grafici che illustrano il posizionamento in vari ambiti sia economici che non, dell’Italia e degli altri 27 paesi membri dell’Unione Euopea.

 

Chi lo desiderasse puo’ leggere il documento integrale al link della copertina del rapporto regionale  edizione 2017 emesso da Eurostat nello scorso mese di settembre.

Nell’allocazione dei fondi per il periodo 2014-2020 l’Italia con 34,5 miliardi di Euro (di cui 23,5 per le regioni meno sviluppate)  è seconda solo alla Polonia con 77,6 miliardi di Euro (di cui 49,6 per le regioni meno sviluppate).

Sconfortante il dato concernente il numero di letti d’ospedale per abitante con distacchi di rilievo ad esempio rispetto a Francia e Germania ma anche alla maggior parte dei paesi dell’Est Europa.

Per quanto riguarda il tasso di impiego dei neolaureati nella fascia d’età 20-34 anni la mappa indica dei livelli minimi, riscontrabili in altri paesi EU-28 solo in Grecia ed in alcune regioni del sud della Spagna e della Francia, nonchè in Turchia al difuori dell’Unione.


Non molto diversa è la situazione del tasso d’impiego generale nella fascia d’età considerata (20-34 anni).

Il tasso migliora leggermente in varie regioni, con esclusione solo della Sicilia, per quanto concerne il tasso di impego nella fscia di età 55-64 anni.

Tutto sommato nella media il numero di ore settimanli lavorate, superiori comunque a quelle della maggior parte dei land della ricca Germania ed inferiori a quelle del Portogallo, della Grecia e di alcuni paesi dell’Est.

Di converso nella mappa che segue si nota come, in particolare nelle regioni del sud dell’Italia, analogamente a quanto avviene anche in Spagna e Grecia, i tassi di disoccupazione sono i piu’ elevati di tutta l’Europa.

Il PIL per abitante in termini di potere standard di acquisto, presenta le punte minime in coincidenza con tutte le regioni di cui sopra dove appaiono i tassi di disoccupazione piu’ elevati (campania, Calabria e Sicilia), cui se ne aggiungono altre (es. Basilicata, Puglia e Sardegna) e sempre in analogia con quanto riportato per Portogallo, Spagna e Grecia ed in questo caso anche per la quasi totalità dei paesi dlel’Est.

Sconfortante l’intensità della spesa per Ricerca e Sviluppo rapportata al PIL.

Se si eccettuano Portogallo, Grecia ed alcuni paesi dell’Est, l’Italia presenta una percentuale tra le piu’ basse in Europa per proporzione di soggetti che utilizzano regolarmente internet rispetto al totale della popolazione!

La stessa situazione si riflette nella mappa concernente la partecipazione ai social network di cui si parla sempre moltissimo ma che, viene qui dimostrato, ha ancora numeri comparabili solo ad altri paesi meno sviluppati economicamente. Nel complesso pero’ si nota come peggio dell’Italia si posizioni un paese come la Francia, che presenta dati simili a quelli delle regioni del nostro sud e della Grecia.

Piuttosto sconsolante anche constatare come le dimensioni economiche medie delle aziende agricole italiane siano, in particolare al sud in regioni come Puglia e Calabria e con l’evidente eccezione della Lombardia, ai livelli minimi tra i paesi dell’Europa dei 28 in compagnia di Portogallo, Spagna e Grecia.

Molto scarsa nel nostro paese anche la produzione di latte in tonnellate per chilometro quadrato, se si eccettuano le regioni del nord ed in particolare Lombardia ed Emilia Romagna, uniche a presentare valori massimi.