Organizzarsi in periodi di “smart working”​ e non solo

In tempo di “coronavirus” è letteralmente esplosa la diffusione del lavoro in remoto, definito smart workingo, all’italiana, lavoro agile. Una modalità lavorativa già ampiamente diffusa, in particolare nel settore informatico ma piu’ in generale in tutte le imprese di servizi. Queste brevi note sono rivolte in particolare a coloro che si sono trovati improvvisamente a dover lavorare da casa, in isolamento forzato, tramite un collegamento in tempo reale con il proprio ufficio, con un virtual desktop, o anche semplicemente con un’operatività differita: predisposizione del proprio lavoro in formato elettronico (testi, fogli elettronici, presentazioni o altro) ed invio tramite email. Ma non sono solo costoro ad essere i potenziali destinatari bensi’ anche tutti coloro che in ufficio, e non solo a casa, si trovano quotidianamente confrontati con una serie di incombenze, lavorative e non, di cui sono chiamati ad occuparsi ponendosi il consueto interrogativo: da dove mi conviene iniziare?

La matrice di Eisenhower

Quella che vi voglio presentare oggi prende il nome dal Presidente degli Stati Uniti Dwight D. Eisenhower che pare abbia affermato: “La decisione piu’ urgente è raramente la piu’ importante”.

Dopo aver individuato la lista delle cose da fare prendiamo un foglio di carta e suddividiamolo, anche semplicemente piegandolo, in quattro parti dove andremo a collocare le nostre attività secondo lo schema che vi riporto:

Non è importante seguire un ordine preciso nella collocazione, si tratta di una scelta molto soggettiva; è pero’ necessario tenere presente che non stiamo predisponendo una matrice incisa sul marmo e per questo immutabile nel tempo. Man mano che alcune attività si esauriscono, cosi’ come altre se ne aggiungono, ecco che dobbiamo aggiornare la nostra matrice e, se necessario, ridisegnarla su un nuovo foglio giorno dopo giorno. In fase di aggiornamento teniamo presente che la nostra classificazione sull’importanza ed urgenza di una determinata attività puo’ aver subito delle modifiche e andremo quindi a modificarne la collocazione.

Qualcuno di noi andrà in ordine rigorosamente sequenziale, partendo dalla propria lista delle cose da fare, preferibilmente scritta ma che per chi ha buona memoria puo’ essere anche mnemonica. Io consiglio sempre di scrivere tutto cio’ che si individua come attività da svolgere, non solo per evitare dimenticanze ma anche per scaricare la mente che resta cosi’ piu’ libera di concentrarsi sullo svolgimento di una specifica azione piuttosto che sull’elenco di quelle che restano ancora da fare.

Altri seguiranno un proprio schema, connesso o meno, alla collocazione che andrà a dare ad ogni specifica attività sulla matrice. Personalmente preferisco partire dalle attività che andro’ a collocare nel quadrante in basso a sinistra della matrice di Eisenhower, ossia tutto cio’ che essend non importante e non urgente puo’ essere rimandato; a seguire seleziono le attività che pur rivestendo carattere di importanza non considero per il momento urgenti. Tutto cio’ che pur essendo urgente non è, a mio giudizio, particolarmente importante, ed ho la possibilità di delegarlo ad altri, verrà collocato nel quadrante in basso a destra: collochero’ comunque in tal modo anche le attività che non mi è possibile delegare ad altri e che semplicmente andro’ ad affrontare dopo quelle che avro’ classificato “importanti ed urgenti”.

Lo sviluppo della matrice

Non è stato fornito nessun testo alternativo per questa immagine

Va da sè quindi che si tratta di effettuare una classificazione iniziale delle attività che dobbiamo svolgere, sia quando andiamo a predisporre una prima volta la nostra matrice sia nelle riedizioni ex novo, mentre provvederemo a delle iterazioni successive tra un’edizione e l’altra che dovrebbero idealmente seguire la sequenza qui a fianco indicata: completato con immediatezza cio’ che abbiamo classificato urgente ed importante (1), passeremo a verificare che altri abbiano svolto cio’ che abbiamo classificato come urgente ma non importante (2) o, qualora non si abbia la possibilità di delegare, provvederemo noi stessi a svolgere questa attività; ecco quindi che passeremo ad urgente cio’ che era solo importante (3)e da ultimo, sempre che non siano intervenute tra una fase e l’altra dello svolgimento altre attività piu’ importanti e/o urgenti, ecco che ci dedicheremo a cio’ che avevamo deciso di fare dopo (4).

Quanto esposto vi potrà apparire banale ma vi assicuro che seguendo metodicamente la predisposizione e sviluppo di questa matrice, anche sulla base delle vostre esperienze e capacità professionali e personali, otterrete dei risultati insperati soprattutto in questa fase di lavoro in remoto.

Esegesi dell’autocertificazione per il COVID-19 – terza e ultima parte

Caro Conte (caro, si fa per dire) la finiamo di sparare questa raffica di DPCM, di fare tutte le inutili dirette o differite sui social o sulle varie emittenti televisive, senza che si dia concretezza ai provvedimenti che continuano ad essere annunciati? E adesso cosa fanno i singoli ministri, quello dell’interno Lamorgese in testa, comntinuano ad emettere circolari esplicative che altro non fanno che complicare una situazione interpretativa di una massa abnorme di leggi e decreti assolutamente fuori luogo. Fatti, non parole! Azioni concrete, non vane promesse di aiuti, monetari e non, che non arrivano a chi versa in effettivo stato di bisogno! Efficienza, non burocrazia che paralizza ogni attività di uno Stato capace solo di fagocitare le risorse dei propri cittadini e si dimostra incapace di ridistribuirle quando ve n’è bisogno.

Prima di passare al completamento di questo, forse inutile, lavoro che verrà vanificato magari già tra poche ore con la pubblicazione dell’ennesima versione dell’autocertificazione, mi si consenta riportare un passi saliente dell’ennesia follia esplicativa, la circolare N. 15350/117(2) Uff.III-Prot.Civ. del Ministero dell’Interno del 30 marzo 2020:

“(…) Nel rammentare che resta non consentito svolgere attività ludica o ricreativa all’aperto ed accedere ai parchi, alle ville, alle aree gioco e ai giardini pubblici, si evidenzia che l’attività motoria generalmente consentita non va intesa come equivalente all’attività sportiva (jogging), tenuto anche conto che l’attuale disposizione di cui all’art. 1 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 9 marzo scorso tiene distinte le due ipotesi, potendosi far ricomprendere nella prima, come già detto, il camminare in prossimità della propria abitazione.”

Mi spiegate come possiamo pretendere che venga sottoscritta un’autocertificazione in cui, come ben illustrato nella prima e seconda parte di questo articolo, ci sono già decine di richiami criptici per la maggior parte della popolazione, col rischio che non si tenga conto di assurde circolari esemplificative che sarebbe meglio definire “complicative”? Già ci troviamo coinvolti a livello globale in un incubo del tutto simile alla peste di manzoniana memoria, non abbiamo alcun bisogno di personaggi che dimostrano di essere delle opache copie del ben piu’ famoso personaggio Azzecca-garbugli.

Tornando alla versione del 26 marzo 2020 dell’autocertificazione, cosa dire del passaggio in cui, nel caso lo spostamento preveda il passaggio da una regione all’altra, testualmente ci si chiede di dichiarare di “essere a conoscenza delle ulteriori limitazioni disposte con provvedimenti del Presidente delle Regione” di partenza e ovviamente anche di quella di arrivo. E qui non possiamo naturalmente riportare le diverse limitazioni di tutte le regioni d’Italia … che pero’ occorre conoscere prima di firmare anche perché è assolutamente necessario precisare che “lo spostamento rientra in uno dei casi consentiti dai medesimi provvedimenti” indicando quale!

Dobbiamo quindi dichiarare “di essere a conoscenza delle sanzioni previste dall’art. 4 del decreto legge 25 marzo 2020, n. 19 “. Cosa dice questo articolo?

Art. 4
Sanzioni e controlli
1. Salvo che il fatto costituisca reato, il mancato rispetto delle misure di contenimento di cui all’articolo 1, comma 2, individuate e applicate con i provvedimenti adottati ai sensi dell’articolo 2, comma 1, ovvero dell’articolo 3, e’ punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 400 a euro 3.000 e non si applicano le sanzioni contravvenzionali previste dall’articolo 650 del codice penale o da ogni altra disposizione di legge attributiva di poteri per ragioni di sanita’, di cui all’articolo 3, comma 3. Se il mancato rispetto delle predette misure avviene mediante l’utilizzo di un veicolo le sanzioni sono aumentate fino a un terzo.
2. Nei casi di cui all’articolo 1, comma 2, lettere i), m), p), u), v), z) e aa), si applica altresi’ la sanzione amministrativa accessoria della chiusura dell’esercizio o dell’attivita’ da 5 a 30 giorni.
3. Le violazioni sono accertate ai sensi della legge 24 novembre 1981, n. 689; si applicano i commi 1, 2 e 2.1 dell’articolo 202 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, in materia di pagamento in misura ridotta. Le sanzioni per le violazioni delle misure di cui all’articolo 2, comma 1, sono irrogate dal Prefetto. Le sanzioni per le violazioni delle misure di cui all’articolo 3 sono irrogate dalle autorita’ che le hanno disposte. Ai relativi procedimenti si applica l’articolo 103 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18.
4. All’atto dell’accertamento delle violazioni ci cui al comma 2, ove necessario per impedire la prosecuzione o la reiterazione della violazione, l’autorita’ procedente puo’ disporre la chiusura provvisoria dell’attivita’ o dell’esercizio per una durata non superiore a 5 giorni. Il periodo di chiusura provvisoria e’ scomputato dalla corrispondente sanzione accessoria definitivamente irrogata, in sede di sua esecuzione.
5. In caso di reiterata violazione della medesima disposizione la sanzione amministrativa e’ raddoppiata e quella accessoria e’ applicata nella misura massima.
6. Salvo che il fatto costituisca violazione dell’articolo 452 del codice penale o comunque piu’ grave reato, la violazione della misura di cui all’articolo 1, comma 2, lettera e), e’ punita ai sensi dell’articolo 260 del regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265, Testo unico delle leggi sanitarie, come modificato dal comma 7.
7. Al comma 1 dell’articolo 260 del regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265, Testo unico delle leggi sanitarie, le parole «con l’arresto fino a sei mesi e con l’ammenda da lire 40.000 a lire 800.000» sono sostituite dalle seguenti: «con l’arresto da 3 mesi a 18 mesi e con l’ammenda da euro 500 ad euro 5.000».
8. Le disposizioni del presente articolo che sostituiscono sanzioni penali con sanzioni amministrative si applicano anche alle violazioni commesse anteriormente alla data di entrata in vigore del presente decreto, ma in tali casi le sanzioni amministrative sono applicate nella misura minima ridotta alla meta’. Si applicano in quanto compatibili le disposizioni degli articoli 101 e 102 del decreto legislativo 30 dicembre 1999, n. 507.
9. Il Prefetto, informando preventivamente il Ministro dell’interno, assicura l’esecuzione delle misure avvalendosi delle Forze di polizia e, ove occorra, delle Forze armate, sentiti i competenti comandi territoriali. Al personale delle Forze armate impiegato, previo provvedimento del Prefetto competente, per assicurare l’esecuzione delle misure di contenimento di cui agli articoli 1 e 2 e’ attribuita la qualifica di agente di pubblica sicurezza.

Anche nei vari commi di questo articolo, come già evidenziato per i precedenti, i richiami agli articoli delle norme piu’ disparatie che, esausto, evitero’ in questo cas di elencare. Troviamo persino richiami al regio decreto numero 1265 del 1934 – Approvazione del testo unico delle leggi sanitarie! L’articolo 260 citato nel predetto articolo 4 richiamato nell’autocertificazione recita:

“Chiunque non osserva un ordine legalmente dato per impedire l’invasione o la diffusione di una malattia infettiva dell’uomo è punito con l’arresto fino a sei mesi e con l’ammenda da lire 40.000 a lire 800.000. Se il fatto è commesso da persona che esercita una professione o un’arte sanitaria la pena è aumentata.”

L’ultimo richiamo diretto nell’autocertificazione, che si è cercato di analizzare con l’esposizione del testo di tutti gli articoli citati, è all’articolo 1, comma 1, lettera b) del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 22 marzo 2020 di cui segue il testo:

Art. 1
Misure urgenti di contenimento del contagio sull’intero territorio nazionale
1. Allo scopo di contrastare e contenere il diffondersi del virus COVID-19, sull’intero territorio nazionale sono adottate le seguenti misure:
(omissis)
b) e’ fatto divieto a tutte le persone fisiche di trasferirsi o spostarsi, con mezzi di trasporto pubblici o privati, in un comune diverso rispetto a quello in cui attualmente si trovano, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute; conseguentemente all’articolo 1, comma 1, lettera a), del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 8 marzo 2020 le parole «. E’ consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza» sono soppresse;

Concludo riportando infine il testo del richiamo indiretto nell’articolo 1, comma 1, lettera a) del precedente DPCM 8 marzo 2020 che recitava:

“Art. 1.
Misure urgenti di contenimento del contagio nella regione Lombardia e nelle province di Modena, Parma, Piacenza, Reggio nell’Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Alessandria, Asti, Novara, Verbano-CusioOssola, Vercelli, Padova, Treviso, Venezia.
1. Allo scopo di contrastare e contenere il diffondersi del virus COVID-19 nella regione Lombardia e nelle province di Modena, Parma, Piacenza, Reggio nell’Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Alessandria, Asti, Novara, Verbano-Cusio-Ossola, Vercelli, Padova, Treviso e Venezia, sono adottate le seguenti misure:
a) evitare ogni spostamento delle persone fisiche in entrata e in uscita dai territori di cui al presente articolo, nonché all’interno dei medesimi territori, salvo che per gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero spostamenti per motivi di salute. È consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza; ”

Cos’altro aggiungere? Ne riparliamo alla prossima edizione…

Esegesi dell’autocertificazione per il COVID-19 – seconda parte

Le dichiarazioni

E dopo aver preso atto che qualsiasi dichiarazione mendace a pubblico ufficiale, trattata nella prima parte dell’esegesi dell’autocertificazione per il COVID-19, ci espone già a rischi penali eccoci alla fase delle dichiarazioni che, come d’uso, ciascuno di noi farà sotto la propria responsabilità … e di chi altro verrebbe da chiedersi?

L’autocertificazione per andare a fare la spesa o altre necessità

Sul fatto di essere o meno sottoposti a misure di quarantena direi che grossi dubbi non se ne dovrebbero avere: o siamo in quarantena o non lo siamo; forse sarebbe stato il caso di precisare meglio chi ci abbia eventualmente sottoposto a tale misura, da quando, fino a quando ecc., ma questo vedrete lo troveremo probabilmente nelle prossime edizioni. Piu’ enigmatica la domanda corcernente il fatto di essere o meno risultati positivi al COVID-19 che fa sorgere spontanea la domanda: ma come posso sapere se sono positivo o meno nel caso non abbia fatto alcun test? Diciamo che, a buonsenso, la dichiarazione dovrebbe essere tranquillamente sottoscrivibile nel caso in cui il test non sia stato fatto; in tutti gli altri casi forse sarebbe auspicabile che le cosiddette autorità competenti precisassero meglio, magari con una bella circolare esplicativa se non con una risoluzione ministeriale, cosa si debba intendere con l’allocuzione “di non essere risultato positivo” in assenza di indicazioni temporali o altro. Mi si consenta un esempio per chiarire meglio questa affermazione: ho fatto il test risultando positivo al virus, ne sono guarito ed un successivo test ha permesso di constatare la guarigione essendo risultato negativo; ho altresi’ completato il periodo di quarantena cui ero stato sottoposto e potrei teoricamente circolare, pur nei limiti imposti dalle ordinanze vigenti. Posso o non posso sottoscrivere tranquillamente una tale dichiarazione o sarebbe preferibile, in mancanza delle necessarie precisazioni, che mi dilungassi con delle annotazioni che circostanzino meglio il fatto che si’ ero risultato positivo …. ma oggi non lo sono piu’!

Da dove è iniziato lo spostamento e la destinazione dove vorremmo arrivare non dovrebbero essere indicazioni di particolare complessità. Attenzione che potrebbero confliggere con le informazioni concernenti la residenza e, se diverso, il domicilio. Ci si augura che, anche se non precisato in alcun modo, sia consentito anche provenire da un luogo diverso mentre, va abbastanza da sè, la destinazione dovrebbe essere plausibile rispetto alla provenienza ed essere coerente con la motivazione dello spostamento stesso di cui tratteremo piu’ oltre.

La conoscenza delle misure di contenimento del contagio

Qui dopo le avvertenze per l’uso, i distinguo e le precisazioni piu’ o meno ovvie sopra riportate, ecco che ricomincia il balletto dei richiami normativi. Si’ perche le misure di cui ccorre dar conto della conoscenza non sono informazioni qualsiasi, men che meno sono quelle lette sul quotidiano preferito o ascoltate al tiggi’ dalla nostra giornalista preferita, sono quelle “adottate ai sensi degli artt. 1 e 2 del decreto legge 25 marzo 2020 n. 19, che di seguito vado a riportare:

Art. 1
Misure urgenti per evitare la diffusione del COVID-19
1. Per contenere e contrastare i rischi sanitari derivanti dalla diffusione del virus COVID-19, su specifiche parti del territorio nazionale ovvero, occorrendo, sulla totalita’ di esso, possono essere adottate, secondo quanto previsto dal presente decreto, una o piu’ misure tra quelle di cui al comma 2, per periodi predeterminati, ciascuno di durata non superiore a trenta giorni, reiterabili e modificabili anche piu’ volte fino al 31 luglio 2020, termine dello stato di emergenza dichiarato con delibera del Consiglio dei ministri del 31 gennaio 2020, e con possibilita’ di modularne l’applicazione in aumento ovvero in diminuzione secondo l’andamento epidemiologico del predetto virus.
2. Ai sensi e per le finalita’ di cui al comma 1, possono essere adottate, secondo principi di adeguatezza e proporzionalita’ al rischio effettivamente presente su specifiche parti del territorio nazionale ovvero sulla totalita’ di esso, una o piu’ tra le seguenti misure:
a) limitazione della circolazione delle persone, anche prevedendo limitazioni alla possibilita’ di allontanarsi dalla propria residenza, domicilio o dimora se non per spostamenti individuali limitati nel tempo e nello spazio o motivati da esigenze lavorative, da situazioni di necessita’ o urgenza, da motivi di salute o da altre specifiche ragioni;
b) chiusura al pubblico di strade urbane, parchi, aree gioco, ville e giardini pubblici o altri spazi pubblici;
c) limitazioni o divieto di allontanamento e di ingresso in territori comunali, provinciali o regionali, nonche’ rispetto al territorio nazionale;
d) applicazione della misura della quarantena precauzionale ai soggetti che hanno avuto contatti stretti con casi confermati di malattia infettiva diffusiva o che rientrano da aree, ubicate al di fuori del territorio italiano;
e) divieto assoluto di allontanarsi dalla propria abitazione o dimora per le persone sottoposte alla misura della quarantena perche’ risultate positive al virus;
f) limitazione o divieto delle riunioni o degli assembramenti in luoghi pubblici o aperti al pubblico;
g) limitazione o sospensione di manifestazioni o iniziative di qualsiasi natura, di eventi e di ogni altra forma di riunione in luogo pubblico o privato, anche di carattere culturale, ludico, sportivo, ricreativo e religioso;
h) sospensione delle cerimonie civili e religiose, limitazione dell’ingresso nei luoghi destinati al culto;
i) chiusura di cinema, teatri, sale da concerto sale da ballo, discoteche, sale giochi, sale scommesse e sale bingo, centri culturali, centri sociali e centri ricreativi o altri analoghi luoghi di aggregazione;
l) sospensione dei congressi, di ogni tipo di riunione o evento sociale e di ogni altra attivita’ convegnistica o congressuale, salva la possibilita’ di svolgimento a distanza;
m) limitazione o sospensione di eventi e competizioni sportive di ogni ordine e disciplina in luoghi pubblici o privati, ivi compresa la possibilita’ di disporre la chiusura temporanea di palestre, centri termali, sportivi, piscine, centri natatori e impianti sportivi, anche se privati, nonche’ di disciplinare le modalita’ di svolgimento degli allenamenti sportivi all’interno degli stessi luoghi;
n) limitazione o sospensione delle attivita’ ludiche, ricreative, sportive e motorie svolte all’aperto o in luoghi aperti al pubblico;
o) possibilita’ di disporre o di affidare alle competenti autorita’ statali e regionali la limitazione, la riduzione, la sospensione o la soppressione di servizi di trasporto di persone e di merci, automobilistico, ferroviario, aereo, marittimo, nelle acque interne, anche non di linea, nonche’ di trasporto pubblico locale;
p) sospensione dei servizi educativi per l’infanzia di cui all’articolo 2 del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 65, e delle attivita’ didattiche delle scuole di ogni ordine e grado, nonche’ delle istituzioni di formazione superiore, comprese le universita’ e le istituzioni di alta formazione artistica musicale e coreutica, di corsi professionali, master, corsi per le professioni sanitarie e universita’ per anziani, nonche’ i corsi professionali e le attivita’ formative svolte da altri enti pubblici, anche territoriali e locali e da soggetti privati, o di altri analoghi corsi, attivita’ formative o prove di esame, ferma la possibilita’ del loro svolgimento di attivita’ in modalita’ a distanza;
q) sospensione dei viaggi d’istruzione, delle iniziative di scambio o gemellaggio, delle visite guidate e delle uscite didattiche comunque denominate, programmate dalle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado sia sul territorio nazionale sia all’estero;
r) limitazione o sospensione dei servizi di apertura al pubblico o chiusura dei musei e degli altri istituti e luoghi della cultura di cui all’articolo 101 del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, nonche’ dell’efficacia delle disposizioni regolamentari sull’accesso libero o gratuito a tali istituti e luoghi;
s) limitazione della presenza fisica dei dipendenti negli uffici delle amministrazioni pubbliche, fatte comunque salve le attivita’ indifferibili e l’erogazione dei servizi essenziali prioritariamente mediante il ricorso a modalita’ di lavoro agile; t) limitazione o sospensione delle procedure concorsuali e selettive finalizzate all’assunzione di personale presso datori di lavoro pubblici e privati, con possibilita’ di esclusione dei casi in cui la valutazione dei candidati e’ effettuata esclusivamente su basi curriculari ovvero con modalita’ a distanza, fatte salve l’adozione degli atti di avvio di dette procedure entro i termini fissati dalla legge, la conclusione delle procedure per le quali risulti gia’ ultimata la valutazione dei candidati e la possibilita’ di svolgimento dei procedimenti per il conferimento di specifici incarichi;
u) limitazione o sospensione delle attivita’ commerciali di vendita al dettaglio, a eccezione di quelle necessarie per assicurare la reperibilita’ dei generi agricoli, alimentari e di prima necessita’ da espletare con modalita’ idonee ad evitare assembramenti di persone, con obbligo a carico del gestore di predisporre le condizioni per garantire il rispetto di una distanza di sicurezza interpersonale predeterminata e adeguata a prevenire o ridurre il rischio di contagio;
v) limitazione o sospensione delle attivita’ di somministrazione al pubblico di bevande e alimenti, nonche’ di consumo sul posto di alimenti e bevande, compresi bar e ristoranti;
z) limitazione o sospensione di altre attivita’ d’impresa o professionali, anche ove comportanti l’esercizio di pubbliche funzioni, nonche’ di lavoro autonomo, con possibilita’ di esclusione dei servizi di pubblica necessita’ previa assunzione di protocolli di sicurezza anti-contagio e, laddove non sia possibile rispettare la distanza di sicurezza interpersonale predeterminata e adeguata a prevenire o ridurre il rischio di contagio come principale misura di contenimento, con adozione di adeguati strumenti di protezione individuale;
aa) limitazione allo svolgimento di fiere e mercati, a eccezione di quelli necessari per assicurare la reperibilita’ dei generi agricoli, alimentari e di prima necessita’;
bb) specifici divieti o limitazioni per gli accompagnatori dei pazienti nelle sale di attesa dei dipartimenti emergenze e accettazione e dei pronto soccorso (DEA/PS);
cc) limitazione dell’accesso di parenti e visitatori a strutture di ospitalita’ e lungo degenza, residenze sanitarie assistite (RSA), hospice, strutture riabilitative e strutture residenziali per anziani, autosufficienti e non, nonche’ agli istituti penitenziari ed istituti penitenziari per minorenni; dd) obblighi di comunicazione al servizio sanitario nazionale nei confronti di coloro che sono transitati e hanno sostato in zone a rischio epidemiologico come identificate dall’Organizzazione mondiale della sanita’ o dal Ministro della salute;
ee) adozione di misure di informazione e di prevenzione rispetto al rischio epidemiologico;
ff) predisposizione di modalita’ di lavoro agile, anche in deroga alla disciplina vigente;
gg) previsione che le attivita’ consentite si svolgano previa assunzione da parte del titolare o del gestore di misure idonee a evitare assembramenti di persone, con obbligo di predisporre le condizioni per garantire il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale predeterminata e adeguata a prevenire o ridurre il rischio di contagio; per i servizi di pubblica necessita’, laddove non sia possibile rispettare tale distanza interpersonale, previsione di protocolli di sicurezza anti-contagio, con adozione di strumenti di protezione individuale;
hh) eventuale previsione di esclusioni dalle limitazioni alle attivita’ economiche di cui al presente comma, con verifica caso per caso affidata a autorita’ pubbliche specificamente individuate.
3. Per la durata dell’emergenza di cui al comma 1, puo’ essere imposto lo svolgimento delle attivita’ non oggetto di sospensione in conseguenza dell’applicazione di misure di cui al presente articolo, ove cio’ sia assolutamente necessario per assicurarne l’effettivita’ e la pubblica utilita’, con provvedimento del prefetto assunto dopo avere sentito, senza formalita’, le parti sociali interessate.

Art. 2
Attuazione delle misure di contenimento
1. Le misure di cui all’articolo 1 sono adottate con uno o piu’ decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro della salute, sentiti il Ministro dell’interno, il Ministro della difesa, il Ministro dell’economia e delle finanze e gli altri ministri competenti per materia, nonche’ i presidenti delle regioni interessate, nel caso in cui riguardino esclusivamente una regione o alcune specifiche regioni, ovvero il Presidente della Conferenza delle regioni e delle province autonome, nel caso in cui riguardino l’intero territorio nazionale. I decreti di cui al presente comma possono essere altresi’ adottati su proposta dei presidenti delle regioni interessate, nel caso in cui riguardino esclusivamente una regione o alcune specifiche regioni, ovvero del Presidente della Conferenza delle regioni e delle province autonome, nel caso in cui riguardino l’intero territorio nazionale, sentiti il Ministro della salute, il Ministro dell’interno, il Ministro della difesa, il Ministro dell’economia e delle finanze e gli altri ministri competenti per materia. Per i profili tecnico-scientifici e le valutazioni di adeguatezza e proporzionalita’, i provvedimenti di cui al presente comma sono adottati sentito, di norma, il Comitato tecnico scientifico di cui all’ordinanza del Capo del dipartimento della Protezione civile 3 febbraio 2020, n. 630. 2. Nelle more dell’adozione dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri di cui al comma 1 e con efficacia limitata fino a tale momento, in casi di estrema necessita’ e urgenza per situazioni sopravvenute le misure di cui all’articolo 1 possono essere adottate dal Ministro della salute ai sensi dell’articolo 32 della legge 23 dicembre 1978, n. 833. 3. Sono fatti salvi gli effetti prodotti e gli atti adottati sulla base dei decreti e delle ordinanze emanati ai sensi del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, convertito, con modificazioni, dalla legge 5 marzo 2020, n. 13, ovvero ai sensi dell’articolo 32 della legge 23 dicembre 1978, n. 833. Continuano ad applicarsi nei termini originariamente previsti le misure gia’ adottate con i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri adottati in data 8 marzo 2020, 9 marzo 2020, 11 marzo 2020 e 22 marzo 2020 per come ancora vigenti alla data di entrata in vigore del presente decreto. Le altre misure, ancora vigenti alla stessa data continuano ad applicarsi nel limite di ulteriori dieci giorni.
4. Per gli atti adottati ai sensi del presente decreto i termini per il controllo preventivo della Corte dei conti, di cui all’articolo 27, comma 1, della legge 24 novembre 2000, n. 340, sono dimezzati. In ogni caso i provvedimenti adottati in attuazione del presente decreto, durante lo svolgimento della fase del controllo preventivo della Corte dei conti, sono provvisoriamente efficaci, esecutori ed esecutivi, a norma degli articoli 21-bis, 21-ter e 21-quater della legge 7 agosto 1990, n. 241.
5. I provvedimenti emanati in attuazione del presente articolo sono pubblicati nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e comunicati alle Camere entro il giorno successivo alla loro pubblicazione. Il Presidente del Consiglio dei ministri o un Ministro da lui delegato riferisce ogni quindici giorni alle Camere sulle misure adottate ai sensi del presente decreto.

Il ginepraio degli ulteriori riferimenti normativi contenuti nei due articoli sopra riportati

Conformemente alla consolidata consuetudine normativa italiana i richiami anche qui si sprecano. Mi limitero’ per il momento ad elencarli in rigoroso ordine di apparizione, evidenziati in grassetto, nel testo dei vari commi degli articoli 1 Misure urgenti per evitare la diffusione del COVID-19 e 2 Attuazione delle misure di contenimento, riservandomi una loro ripresa in un’eventuale terza parti di questa esegesi dell’autocertificazione per il COVID-19 :

… di cui all’articolo 2 del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 65
… di cui all’articolo 101 del codice dei beni culturali e del paesaggio
… di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42
… di cui all’ordinanza del Capo del dipartimento della Protezione civile 3 febbraio 2020, n. 630
… ai sensi dell’articolo 32 della legge 23 dicembre 1978, n. 833
… ai sensi del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, convertito, con modificazioni, dalla legge 5 marzo 2020, n. 13
… i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri adottati in data 8 marzo 2020, 9 marzo 2020, 11 marzo 2020 e 22 marzo 2020 per come ancora vigenti
… di cui all’articolo 27, comma 1, della legge 24 novembre 2000, n. 340
… a norma degli articoli 21-bis, 21-ter e 21-quater della legge 7 agosto 1990, n. 241

E per fortuna che grazie ad internet riusciamo a recuperare tutte le norme citate senza dover ricorrere al nostro amico avvocato! Pero’ la ricerca, la lettura e la comprensione sono oltremodo laboriose e, se tutto va bene, rimanderemo a domani l’uscita con la nostra bella autocertificazione debitamente compilata e sottoscritta, andando a riposare con la segreta speranza di svegliarci domani scoprendo che era solo un brutto incubo dovuto all’eccesso di alimentazione, acuito dalla nostra stanzialità, oppure che … l’autocertificazione è stata abrogata, non serve piu’ e ci possiamo muovere liberamente. O magari sarà nel frattempo uscita una nuova versione e dobbiamo ricominciare tutto daccapo?

…. continua!

Esegesi dell’autocertificazione per il COVID-19

Il famigerato modello di autocertificazione nell’edizione del 26.03.2020 del ministero dell’interno

Come preannunciato in un precedente articolo mi cimentero’, a beneficio di chi vuol sottoscrivere l’autodichiarazione del ministero dell’interno (ultima versione del 26 marzo 2020) con la consapevolezza di conoscere quanto gli viene richiesto di attestare, nell’esegesi di questo astruso documento cercando di riportare il testo di tutti gli articoli di leggi e decreti che l’estensore vorrebbe dare per acquisito alla conoscenza dello sciagurato sottoscrittore, uscito di casa dopo giorni e giorni di isolamento imposto (non si parli per favore di autoisolamento visto che vi sono fior di decreti ed ordinanze varie ad imporlo!) a volte solo per fare la spesa o comprare delle medicine per sà e la propria famiglia.

A parte il fatto che dopo tutti questi continui, ed in parte inutili, affinamenti qualcuno avrebbe dovuto almeno pensare ad identificare con un numero ed una data la versione, specificandone la validità, viene da domandarsi per quale motivo siano previste una serie innumerevole di asserzioni, senza che almeno nel retro del formulario o in un foglio annesso non venga chiaramente spiegato ogni singolo riferimento normativo.  Ma già, dimenticavo, la legge non ammette ignoranza…

AUTODICHIARAZIONE AI SENSI DEGLI ARTT. 46 E 47 D.P.R. N. 445/2000 dicembre

L’articolo 46 del Decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000 numero 445, Dichiarazioni sostitutive di certificazioni, testualmente prevede:

“1. Sono comprovati con dichiarazioni, anche contestuali all’istanza, sottoscritte dall’interessato e prodotte in sostituzione delle normali certificazioni i seguenti stati, qualità personali e fatti:

a) data e il luogo di nascita;
b) residenza;
c) cittadinanza;
d) godimento dei diritti civili e politici;
e) stato di celibe, coniugato, vedovo o stato libero;
f) stato di famiglia;
g) esistenza in vita;
h) nascita del figlio, decesso del coniuge, dell’ascendente o discendente;
i) iscrizione in albi, registri o elenchi tenuti da pubbliche amministrazioni;
l) appartenenza a ordini professionali;
m) titolo di studio, esami sostenuti;
n) qualifica professionale posseduta, titolo di specializzazione, di abilitazione, di formazione, di aggiornamento e di qualificazione tecnica;
o) situazione reddituale o economica anche
ai fini della concessione dei benefici di qualsiasi tipo previsti da leggi speciali;
p) assolvimento di specifici obblighi contributivi con l’indicazione dell’ammontare corrisposto;
q) possesso e numero del codice fiscale, della partita IVA e di qualsiasi dato presente nell’archivio dell’anagrafe tributaria;
r) stato di disoccupazione;
s) qualità di pensionato e categoria di pensione;
t) qualità di studente;
u) qualità di legale rappresentante di persone fisiche o giuridiche, di tutore, di curatore e simili;
v) iscrizione presso associazioni o formazioni sociali di qualsiasi tipo;
z) tutte le situazioni relative all’adempimento degli obblighi militari, ivi comprese quelle attestate nel foglio matricolare dello stato di servizio;
aa) di non aver riportato condanne penali e di non essere destinatario di provvedimenti che riguardano l’applicazione di misure di sicurezza e di misure di prevenzione, di decisioni civili e di provvedimenti amministrativi iscritti nel casellario giudiziale ai sensi della vigente normativa;
bb) di non essere a conoscenza di essere sottoposto a procedimenti penali;
bbb) di non essere l’ente destinatario di provvedimenti giudiziari che applicano le sanzioni amministrative di cui al 
decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231;
cc) qualità di vivenza a carico;
dd) tutti i dati a diretta conoscenza dell’interessato contenuti nei registri dello stato civile;
ee) di non trovarsi in stato di liquidazione o di fallimento e di non aver presentato domanda di concordato.”

Il successivo articolo 47 del medesimo decreto, Disposizioni generali in materia di dichiarazioni sostitutive, precisa inoltre:

“1. L’atto di notorietà concernente stati, qualità personali o fatti che siano a diretta conoscenza dell’interessato è sostituito da dichiarazione resa e sottoscritta dal medesimo con la osservanza delle modalità di cui all’articolo 38.

2. La dichiarazione resa nell’interesse proprio del dichiarante può riguardare anche stati, qualità personali e fatti relativi ad altri soggetti di cui egli abbia diretta conoscenza.

3. Fatte salve le eccezioni espressamente previste per legge, nei rapporti con la pubblica amministrazione e con i concessionari di pubblici servizi, tutti gli stati, le qualità personali e i fatti non espressamente indicati nell’articolo 46 sono comprovati dall’interessato mediante la dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà.

4. Salvo il caso in cui la legge preveda espressamente che la denuncia all’Autorità di Polizia Giudiziaria è presupposto necessario per attivare il procedimento amministrativo di rilascio del duplicato di documenti di riconoscimento o comunque attestanti stati e qualità personali dell’interessato, lo smarrimento dei documenti medesimi è comprovato da chi ne richiede il duplicato mediante dichiarazione sostitutiva. “

E sin qui abbiamo riportato semplicemente gli articoli concerneti il titolo della nostra bella autocertificazione, mentre il bello deve ancora venire… Nella prima parte i viene richiesto di indicare i dati anagrafici che ci concernono unitamente agli estremi del documento che consente di esseere identificati e ad una nostra utenza telefonica. E fin qui direi nessuno dovrebbe avere problemi particolari se non nella distinzione tra residenza anagrafica e domicilio: e si’, perché qui già cominciano le prime piccole difficoltà e, visto che sono previste sanzioni non da poco per le dichiarazioni mendaci, ecco che occorre procedere in modo assolutamente scrupoloso alla compilazione del modulo al fine di evitare ogni possibile contestazione.

Tralasciando la disquisizione su cosa si debba intendere per residenza, direi che poiché il nostro modulo ci specifica trattarsi di “residenza anagrafica” andremo a riportare semplicemente l’indirizzo risultante appunto dall’anagafe del luogo in cui siamo registrati, che potrebbe essere in Italia ma anche all’estero. Soffermandoci invece sul concetto di “domicilio”, che potrebbe o meno coincidere con la residenza anagrafica, dobbiamo rifarci agli articoli 14 della Costituzione, 45 e 46 del Codice civile che fanno riferimento al luogo in cui una ppersona ha stabilito la sede principale dei suoi affari e interessi. Già ma io potrei avere la mia residenza anagrafica in un dato luogo, il mio domicilio (inteso secondo i dettami della legge) in un altro e trovarmi temporaneamente a vivere in un terzo luogo ancora, nel quale magari mi sono recato temporaneamente restando bloccato proprio in connessione ai vincoli sugli spostamenti posti dai decreti emanati per contrastare la diffusione del coronavirus!


L’articolo 495 del codice penale (art.495 c.p.)

Recita l’articolo 495 del codice penale – Falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale sulla identità o su qualità personali proprie o di altri, che nessuno di noi vorrebbe infrangere neppure involontariamente per non incorrere nelle gravi sanzioni ivi previste: 

“Chiunque dichiara o attesta falsamente al pubblico ufficiale l’identità, lo stato o altre qualità della propria o dell’altrui persona è punito con la reclusione da uno a sei anni.

La reclusione non è inferiore a due anni:

  1. 1) se si tratta di dichiarazioni in atti dello stato civile;
  2. 2) se la falsa dichiarazione sulla propria identità, sul proprio stato o sulle proprie qualità personali è resa all’autorità giudiziaria da un imputato o da una persona sottoposta ad indagini, ovvero se, per effetto della falsa dichiarazione, nel casellario giudiziale una decisione penale viene iscritta sotto falso nome.

E siamo solo all’inizio ……. (continua)

Coronavirus, il primo Decreto del Presidente della Repubblica del 23 febbraio

Il PdR Sergio Mattarella

Di certo si tratta di un’emergenza epocale, che non sta risparmiando quasi nessun paese al mondo. La rapida diffusione del contagio e la necessità di curare ingenti numeri di pazienti, hanno trovato le strutture sanitarie di tutti i paesi assolutamente impreparati ad un intervento rapido ed adeguato. E questo è accaduto malgrado i primi allarmi, giunti anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, parlassero di un primo caso rilevato già ai primi giorni dell’anno 2020 in Tailandia: una persona contagiata che era rientrata dalla città di Wuhan in Cina.

Il primo provvedimento normativo è stato il decreto legge del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella n. 6 che reca la data del 23 febbraio 2020; entrato in vigore il giorno stesso è stato convertito in legge con modificazioni in data 5 marzo 2020 (L. n. 13 in G.U. 09/03/2020, n. 61) come Misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19. Nel testo della legge vengono precisate tutte le misure che “possono essere adottate” e che poi troveremo, in taluni casi ulteriormente dettagliate (es. codici Ateco) negli oltremodo pasticciati e confusi decreti del Presidente del Consiglio (i vari DPCM che ormai anche il grande pubblico ha iniziato a conoscere per via delle varie edizioni delle autocertificazioni) e di alcuni ministri del suo governo.

20 milioni di euro

Con scarsissima capacità previsionale il 23 febbraio col decreto convertito in legge il 5 di marzo sono stati stanziati unicamente venti milioni di euro per fronteggiare l’emergenza: forse non basteranno nè i primi 25 miliardi già aggiunti per il mese di marzo nè tantomeno gli altri miliardi che, si vocifera, verrebbero stanziati il prossimo mese di aprile. Per non parlare dell'”elemosina” di altri 400 milioni che il governo Conte ha annunciato di voler elargire tramite i sindaci, che altro non sono se non un’anticipazione temporale di spese già in precedenza appostate. Gli eventi successivi hanno dimostrato non solo l’insufficienza di quanto stanziato ma anche l’inadeguatezza di tutto il governo, a partire dall’inesistente ministro della salute Speranza, e a seguire l’incosistente ministro dell’interno Lamorgese, per non parlare della supponeza del presidente del consiglio Conte cui peraltro, proprio il Parlamento, votando la legge sopra citata ha conferito tutti i poteri necessari per decidere del destino di tutto il popolo italiano e della già disastrata economia nazionale.

L’articolo 3 del decreto e la delega di poteri

L’art. 3 del DL 23 febbraio 2020, n. 6, Attuazione delle misure di contenimento testualmente recita:

1. Le misure di cui agli articoli 1 e 2 sono adottate, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, con uno o piu’ decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro della salute, sentito il Ministro dell’interno, il Ministro della difesa, il Ministro dell’economia e delle finanze e gli altri Ministri competenti per materia, nonche’ i Presidenti delle regioni competenti, nel caso in cui riguardino esclusivamente una sola regione o alcune specifiche regioni, ovvero il Presidente della Conferenza dei presidenti delle regioni, nel caso in cui riguardino il territorio nazionale.
2. Nelle more dell’adozione dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri di cui al comma 1, nei casi di estrema necessita’ ed urgenza le misure di cui agli articoli 1 e 2 possono essere adottate ai sensi dell’articolo 32 della legge 23 dicembre 1978, n. 833, dell’articolo 117 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, e dell’articolo 50 del testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, approvato con decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.

(omissis)

La collezione delle autocertificazioni

Un immagine ormai diffusissima su quasi tutti i profili social e non solo

Ma adesso quando esco di casa, quale versione di autocertificazione devo utilizzare? La numero 1, la numero 2, la numero 3, la numero 4 ….. o magari, proprio mentre mi trovo già per strada, faranno la numero 5, o la 6, la 7 ………… ? Col susseguirsi dei decreti del presidente del consiglio si sono moltiplicate le versioni delle certificazioni, già di per sè criptiche, infarcite di un legalese che mal si addice alla chiarezza che di principio dovrebbe sempre avere un’amministrazione pubblica nei confronti dei propri cittadini.

Ma vediamolo il contenuto attuale, dell’ultima versione disponibile, quella che il ministero dell’interno a messo online in versione PDF editabile:

A parte il fatto che dopo tutti questi continui, ed in parte inutili, affinamenti qualcuno avrebbe dovuto almeno pensare ad identificare con un numero ed una data la versione, specificandone la validità, viene da domandarsi per quale motivo siano previste una serie innumerevole di asserzioni, senza che almeno nel retro del formulario o in un foglio annesso non venga chiaramente spiegato ogni singolo riferimento normativo. Lo Stato come sempre è pronto a vessare cittadini ed imprese obbligandoli al rispetto di normative che prevedono siano esplicitate in modo chiaro tutte le clasusole ad esempio di un contratto bancario o assicurativo, di un incarico professionale o in caso di acquisto di un bene o un servizio, salvo poi nascondersi impunemente dietro richiami di articoli, commi, lettere e chissà cos’altro pur di confondere il povero malcapitato che ha bisogno nellla maggior parte dei casi …. semplicemente di andare a fare la spesa (se ha i soldi per poterlo fare quantomeno) per mangiare e dar da mangiare alla propria famiglia!

In un prossimo articolo cerchero’ di esplicitare, a beneficio di chi vuol sapere cosa firma, quali siano i continuti di tutti i riferimenti contenuti nella ormai famigerata autocertificazione.

2019 un intero anno di pausa sul blog … e ora l’emergenza COVID-19

Un anno sabbatico? No, un anno di intenso lavoro che non ha lasciato spazio a commenti su questo blog anche se le notizie da commentare sarebbero state davvero tante, a cominciare dalla politica italiana con ben due governi che si sono avvicendati nel corso del 2019.

Devo ammettere che oltre all’impegno lavorativo cio’ che mi ha fortemente demotivato dal continuare a scrivere è stata soprattutto l’involuzione politica italiana, il trasformismo di certi personaggi spuntati dal nulla come funghi al sole dopo una giornata di pioggia. Sono stati l’inconsistenza di una parte della maggioranza divenuta opposizione e dell’opposizione divenuta magicamente maggioranza senza piu’ un adeguato riscontro nel consenso degli elettori. Ma è stata soprattutto l’apatia indotta dalla mancanza di reattività di buona parte del popolo italiano a farmi desistere piu’ e piu’ volte dall’esternare le mie opinioni.

Ho di conseguenza diradato anche la mia presenza sui social, con interventi sporadici dettati piu’ dalla curiosità di qualche post altrui che da uno specifico interesse suscitato in me dagli eventi della vita pubblica nazionale o internazionale.

Ed eccoci al 2020, un anno iniziato sotto i peggiori auspici con un’epidemia virale che a gennaio sembrava circoscritta al solo luogo di origine, la Cina, e ora vede gli Stati Uniti d’America di colpo come la nazione col il maggior numero di contagiati: ben 104.837 in base agli ultimi dati disponibili sul sito della Johns Hopkins University

Pur se con una diluizione nel tempo i vari paesi attaccati dal contagio presentano continui incrementi sia dei nuovi infetti che, purtroppo, dei decessi. Una situazione presa da tutti i governi eccessivamente con leggerezza all’inizio, quasi come se in un mondo globalizzato e caratterizzato da un’estrema mobilità delle persone, i confini nazionali potessero costituire delle barriere alla diffusione di questo ormai famigerato virus denominato dai piu’ COVID-19 e da altri SAR-COV-2. Tutti a partire all’organizzazione mondiale della sanità hanno troppo a lungo pensato che quella che era all’inizio un’epidemia, seppur importante, non si diffondesse piu’ di tanto e, soprattutto, non lo facesse con tale velocità da dover correre presto ai ripari dichiarando la pandemia.

Gli interventi dell’Organizzazione Mondiale della sanità

Una delle prime news concerneti il nuovo coronavirus presenti sul sito dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) risale allo scorso 13 gennaio 2020 quando, citando il caso di una persona risultata infetta in Tailandia dopo il suo rientro dalla Cina, precisamente dalla ormai tristemente nota città di Wuhan nella provincia di Hubei, segnalava che il caso risultava già noto alle autorità locali dall’8 di gennaio 2020! Reiterando la necessità che in Cina si proseguisse con l’identificazione della antura del contagio, la notizia si concludeva con la precisazione che il direttore generale del WHO Dr Tedros Adhanom Ghebreyesus avrebbe provveduto a consultare il comitato di emergenza dell’ente, convocando a breve una riunione dello stesso.

Dobbiamo attendere fino al 28 gennaio 2020 per leggere degli aggiornamenti in merito alla battaglia sul coronavirus, in atto al momento solo in Cina, a seguito dell’incontro a Pechino del direttore generale del WHO Dr Tedros Adhanom Ghebreyesus con il presidente della Repubblica Popolare Cinese Xi Jinping. In tale data si parlava si olo 4.500 persone infettate a livello globale, di cui la maggior parte sul territorio CInese: oggi siamo arrivati ad oltre 600.000 contagiati nel mondo! Il comunicato si concludeva con l’annuncio di una riconvocazione del comitato di emergenza e di nuove notizie che sarebbero state fornite a breve.

Il Dr Tedros Adhanom Ghebreyesus (WHO) incontra a Pechino il President cinese Xi Jinping

Sempre il WHO avvisava già in data 5 febbraio 2020 della necessità di almeno 675 milioni di dollari per proteggere i paesi oggetto di attacco dal nuovo virus (nCoV-2019), comunicando l’avvio di un piano strategico per il periodo Febbraio-Aprile 2020 con l’obiettivo di limitare la trasmissione persona-a-persona del virus, identificare, isolare e curare i pazienti tempestivamente, comunicare i rischi ed altre attività connesse. Il successivo 6 febbraio, poi ancora il 13 febbraio fino a giungere ai giorni nostri lo scorso 26 marzo 2020 con l’invito del Dr Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale del WHO rivolto al G20 per combattere uniti il COVID-19.

E in Italia, quali sono stati gli interventi del governo?

Nel prossimo post cerchero’ di sintetizzare quanto è stato fatto, ed anche quanto non è stato fatto con sufficiente tempestività o, ancora a tutt’oggi, non è stato per niente fatto. Il tutto non per mero spirito di polemica bensi’ come pungolo per dei politici ancora troppo inerti, confusi, che non danno sicurezze ad una nazione in cui si sono già verificati episodi di assalto ai supermercati e alle banche: e non mi si venga a dire che sono solo “pilotati” dagli ambienti della malavita perché ci sono persone senza mezzi di sostentamento che sicuramente già prima non avevano di che vivere, ma che cercavano di sopravvivere mentre oggi, avendo di fronte a loro prospettive ancora peggiori e soprattutto incerta determinazione non esiteranno a fare di tutto pur di poter sfamare i propri figli, di garantire a sè stessi e alle proprie famiglie il sacrosanto diritto di esserci ancora un domani che oggi nessuno al mondo ci puo’ garantire.

L’Europa delle mummie

Se qualcuno pensava che il paese delle mummie fosse l’Egitto probabilmente negli ultii decenni avrà avuto modo di ricredersi. Il nostro caro vecchio continente, l’Europa, sta dimostrando di essere ormai mummificato dentro sacrari che avrebbero dovuto aiutarlo ad evolversi e che invece stanno dimostrando l’esatto contrario. Anche se in molte nazioni la gerontocrazia sta lasciando il posto al potere delle nuove e piu’ giovani leve di politici, questa in molti casi è solo l’apparenza: un esempio per tutti l’attuale governo giallo-verde, un esecutivo  composto da un’assoluta prevalenza di giovani ma ….. ma mai come nessun governo precedente cosi’ condizionato dai dettami di un “colle” la cui presenza sulla scena ha sollevato e sta sollevando non pochi dubbi di costituzionalità, con messaggi sia trasversali che diretti che non trovano spazio alcuno nella Costituzione Italiana; e stiamo parlando di un presidente i cui anni non sono certo i suoi piu’ “verdi”!

L’ultima incredibile apparizione che si è potuta notare è quella in BCE dove hanno addirittura riesumato un past-president -Trichet – per pontificare sull’Italia qualora ce ne fosse stato ulteriore bisogno. Dal canto suo nel frattempo, sia direttamente che per interposta persona, il non piu’ giovane “cavaliere” incalza l’alleato leghista sotto attacco ultimamente anche dai soloni di Confindustria che, guarda caso, non hanno nel recente passato avuto mai nulla da recriminare sui governi di sinistra che smantellavano a loro favore il welfare frutto di decenni di conquuiste dei lavoratori.

E mentre su tutti aleggia lo spauracchio della mummia delle mummie, quel Soros cacciato a forza da un’Ungheria sempre convinta della necessità di difendere i suoi confini e la sua cultura, i media vomitano quotidianamente spazzatura su una manovra che forse …. nemmeno il governo sa piu’ quale sia!

 

In Italia costo del lavoro e tasse sempre troppo alti. Embraco solo una delle tante imprese che lasciano il paese.

Il recente caso dell’Embraco, società del gruppo Whirpool che ha licenziato 500 lavoratori italiani trasferendo la sua attività in Slovacchia ripropone per l’ennesima volta il tema dell’appetibilità dell’Italia per gli investitori esteri.

Ma sono anche altre le aziende che hanno deciso di lasciare un paese che non offre da molti anni vantaggi per gli insediamenti industriali. E questa tendenza non è recente bensi’ perdura da anni; centinaia di aziende, inclusi marchi molto noti, sono passate di mano da imprenditori italiani a multinazionali estere le quali si impegnano a mantenere i siti produttivi e le maestranze in Italia ma lo fanno sempre a termine.  E’ il caso ad esempio della Indesit , anche questa ceduta a suo tempo alla Whirpool,che ancora nel 2013 prometteva il differimento di 5 anni dei licenziamenti:

whirlpool microonde

Buone notizie per i 1.400 dipendenti della Indesit, che fino a prima “dell’ipotesi di accordo” firmato nella tarda serata dello scorso 3 dicembre, rischiavano di perdere il posto di lavoro. Lo storico marchio che produce elettrodomestici ha riorganizzato il suo asset ritirata la procedura di licenziamento per circa 1.400 lavoratori e la redistribuzione delle produzioni fra Italia, Polonia e Turchia. E’ una nota della Fim-Cisl diffusa al termine degli incontri al ministero dello Sviluppo economico a confermare quanto appena detto, ma dagli stessi sindacati (Fiom-Cgil) nessuna sottoscrizione d’intesa. Questo perchè, da quello che è stato scritto nel comunicato: “L’accordo siglato oggi, non solo determina il superamento della procedura di licenziamento collettivo per 1.400 dipendenti avviata dalla Indesit, ma impegna l’azienda alla stabilità occupazionale per cinque anni, fino alla fine del 2018”. (fonte: BiancoLavoro)

E ora che siamo nel 2018 i nodi sono arrivati al pettine. Certamente non è possibile restare indifferenti alla tragedia umana delle famiglie che oggi si ritrovano senza reddito a causa della perdita del lavoro ma nel contempo non va sottaciuto il fatto che i lavoratori non si trovano in questo come in molti altri casi di fronte ad un licenziamento inatteso, dalla sera alla mattina! Il vero problema è piuttosto quello della impossibilità, seppure nell’arco di ben 5 anni, di trovare un posto di lavoro alternativo per chi non è piu’ giovane in una nazione dove neppure i giovani hanno facile accesso al mercato del lavoro e la disoccupazione, giovanile e non, restano alti.

Il costo del lavoro

Uno dei maggiori ostacoli da sempre che frenano l’occupazione è sicuramente l’alto costo del lavoro rispetto alla maggior parte dei paesi europei. Nel grafico che segue sono riportate le componenti del costo del lavoro prese in considerazione per le comparazioni (fonte: Eurostat, Statistics explained)

Le componenti essenziali sono:

  • Salari e stipendi lordi
  • Gli oneri sociali a carico del datore di lavoro
  • Altri costi quali imposte, formazione ed altri (indumenti di lavoro ecc.)

Si evidenzia poi come al dipendente il guadagno netto sia dato dal salario o stipendio lordo dopo la deduzione della quota di oneri sociali a suo carico e delle imposte sul reddito; queste diverse componenti saranno oggetto di ulteriore disamina in quanto la loro disparità nei vari paesi anche all’interno dell’Unione Europea costituisce un elemento importante non solo in relazione al costo del lavoro per l’impresa e le conseguenti fughe all’estero bensi’ anche per i lavoratori che sono indotti a lasciare l’Italia non solo per la scarsa occupazione ivi disponibile ma anche per i bassi livelli salariali. L’anomala situazione che si osserva è infatti l’incongruenza tra un alto costo del lavoro per le aziende  ed una bassa remunerazione  per i lavoratori. In particolare gli stipendi medi annuali all’ingresso nel mondo del lavoro in Italia sono in assoluto i peggiori come si evince dalla tabella qui riportata (fonte: repubblica.it)

In relazione ai casi di maggiore attualità in questi giorni di trasferiemnto in altri paesi nell’ambito di paesi europei di imprese multinazionali che cosi’ lasciano l’Italia si parla molto di Slovacchia (caso Embraco) e Polonia (Eaton di Monfalcone). Di particolare interesse risulta quindi il raffronto tra l’Italia e questi paesi che evidenzia delle discrasie importanti per quanto concerne il costo del lavoro. Nel grafico a fianco la prossimità del valore concernente l’Italia con la media dei paesi dell’Eurozona (EU19) mostra anzitutto l’effetto dela moneta unica. Il costo medio italiano risulta piu’ elevato poi della media di tutti gli attuali membri europei (EU28) e presenta un gap elevatissimo rispetto ai paesi con i valori piu’ bassi. Con il costo di un dipendente nella location italiana l’impresa che si trasferisce in Slovacchia potrà infatti impegare ben 2,5 lavoratori e addirittura 3,1 nel caso della Polonia.

Paradossale poi la situazione per cui in Italia ad un costo del lavoro piu’ elevato non corrisponde un maggior reddito per i lavoratori dipendenti italiani risppetto a quelli degli altri paesi; il rapporto lordo/netto italiano è infatti uno dei piu’ alti e questo comporta necessariamente una minor capacità di spesa con tutto cio’ che ne consegue a livello di ripresa economica.

La tassazione in Italia

Oltre ad un costo del lavoro elevato anche la tassazione, sia individuale che societaria, è tra le piu’ elevate. Se, continuando il paragone con i due paesi dell’est europeo di maggior attualità in questi giorni, prendiamo in considerazione le aliquote minime vediamo che in Italia quella sulle persone fisiche è piu’ elevata di di 4 punti rispetto a quella della Slovacchia e di 5 punti rispetto a quella della Polonia mentre la massima supera di ben 11 punti quella polacca e addirittura di 18 punti quella slovacca! Non molto diversa la situazione per quanto concerne la tassazione societaria con un’aliquota italiana che varia dal 27,90% fino al 32,50% in base alla regione di localizzazione e alla tipologia di impresa; la differenziazione è data dall’IRAP che si applica peraltro su un reddito aumentato del costo del personale e degli interessi passivi e quindi è di fatto molto superiore al valore nominale nella sua effettiva applicazione.

Per chiarire meglio quelle che sono le differenze effettive per un’impresa che decida alternativamente di localizzarsi in uno dei tre paesi considerati  (Italia, Slovacchia e Polonia) è utile fare un’ipotesi numerica concreta partendo da una struttura organizzativa omogenea, ossia lo stesso numero di lavoratori dipendenti, gli stessi investimenti in immobilizzazioni soggetti ad ammortamenti ed a parità di altri costi operativi senza considerare peraltro gli efffetti della differenza tra valute nazionali laddove in Polonia è ancora in uso la valuta locale mentre Italia e Slovacchia hanno adottato l’Euro.

Di tutta evidenza per l’Italia l’effetto dirompente dato dalla combinazione del maggior costo del personale e da una tassazione esorbitante in quanto oltre al reddito base l’IRAP va ad incidere anche proprio sul costo del lavoro e sugli interessi passivi penalizzando quindi doppiamente la localizzazione nel paese. Da un aliquota nominale minima del 27,90% si passa infatti nell’esempio riportato ad una incidenza effettiva quasi doppia, pari al 53,30%; si allontanano quindi ulteriormente i valori della tassazione sia per Slovacchia che Polonia che risultano effettivamente meno della metà di quelli italiani. Ma l’aspetto di maggior rilievo di questo effetto combinato è la misura dell’Utile netto dopo le imposte che nel paese slovacco risulta pari 3,7 volte quello della medesima impresa localizzata in Italia e sale 4,1 volte in Polonia!

Grafici riassuntivi

Ipotesi di un’impresa con 100 mio.Euro si ricavi e struttura organizzativa omogenea localizzata nei diversi paesi

Conclusioni

Quanto sopra esposto riconferma quanto poco sia conveniente per una multinazionale estera decidere di localizzare la sua attività in Italia sulla base semplicemente della convenienza economica, sia per l’alto costo del personale – decisamente sproporzionato rispetto ad altri paesi come ad esempio Slovacchia e Polonia – ma anche e soprattutto per gli abnormi livelli di tassazione di cui sia a livello governativo che giornalistico si tratta sempre in mdo molto poco chiaro. Da non dimenticare qui il fatto, vergognosamente sottaciuto dal ministro Calenda e da tutto il governo per mera opportunità elettoralistica, che le multinazionali che pure giungono in Italia a seguito di acquisizioni sempre piu’ numerose molto spesso pongono negli accordi contrattuali un limite temporale all’impegno di mantenimento delle maestranze italiane e di conseguenza della localizzazione nel paese.

Ma se la convenienza alla delocalizzazione è cosi’ evidente perché ancora molte imprese, incluse quelle italiane, non hanno lasciato il paese?

Posto che le statistiche dimostrano che anche in ambito strettamente italiano le delocalizzazioni sono tendenzialmente in aumento negli ultimi anni, occorre considerare che rispetto ad una multinazionale l’impresa italiana, soprattutto con le ridotte dimensioni che caratterizzano la maggior parte delle realtà economiche nazionali, si trova di fronte a difficoltà di gran lunga superiori sia in termini di costo che per la necessità in particolare per le aziende a base familiare di trasformare la scelta imprenditoriale in una scelta di vita con il trasferimento all’estero di uno o piu’ componenti della famiglia.

 

 

 

 

 

La vergogna dei centri sociali e di ANPI che vogliono soffocare la giornata del ricordo delle foibe del 10 febbraio

Rivoltante la mobilitazione per impedire l’attuazione di una legge dello Stato, la n. 92 del 2004, che ha istituito per il 10 febbraio di ogni anno la giornata del ricordo dei martiri delle #foibe decine di migliaia di #ITALIANI gettati ancora vivi e avvolti nel filo spinato nelle cavità carsiche dai #partigiani #comunisti #italiani e #slavi, per ricordare i profughi cacciati con l’uso delle armi dai loro luoghi natali e rifiutati per anni dal marciume #comunista capeggiato da #togliatticonsiderati quasi rifiuti umani che, come scrivevano all’epoca i quotidiani di partito, avrebbero rubato loro il pane e il lavoro ma i cui discendenti ed eredi ideologici oggi inneggiano all’#accoglienza incontrollata, alla distruzione delle #frontiere per la cui difesa sono morti i nostri predecessori che avevano fatto grande la #Patria italica.

Indecente la scelta di odio sociale di #ANPI e #compagni, che offende oggi più che mai in particolare gli #infoibati e i loro discendenti, i profughi ed il #popolo #Italiano tutto, di scendere provocatoriamente in piazza proprio il prossimo sabato 10 febbraio 2018 con la scusa dell’#antifascismo quando oggi i veri #fascistirossi #antidemocratici e nemico dell’ #Italia sono solo loro: i portatori di una anacronistica ideologia post #comunista che ha fallito nel mondo intero.

#nazifascistirossi dei #centrisociali protetti da #governo #PD #magistratura e sinistrume vario si arrogano il diritto di stabilire loro cosa sia la #democrazia e di conseguenza chi abbia o meno diritto di parola. In tutto il mondo questa si chiama #dittatura.

Ancor più grave e vergognoso impedire la diffusione del libero pensiero da parte di candidati alle #elezioni2018 a loro avversi con metodi, questi si, di puro squadrismo, di violenza, di soprusi che devono essere fermamente e con immediatezza neutralizzati dalle forze dell’ordine e da tutte le istituzioni dello Stato preposte che altrimenti si renderebbero complici avvalorando nel contempo l’avvenuto colpo di stato della #sinistra che ha ormai impunemente occupato da anni tutte le stanze del potere, mantenuto una falsa maggioranza in un #Parlamento costituzionalmente delegittimato ab origine, fatto approvare con o senza la fiducia leggi contrarie agli interessi della #Nazione e del #popolo italiani, che approfittando del caos anche mediatico indotto ad arte sui fatti di #Macerata sta rinnovando contratti e concedendo aumenti di stipendio a pioggia nel settore pubblico per acquisire voti (questo non è voto di scambio?) che sta costantemente perdendo grazie ad un politica dissennata dal suo elettorato tradizionale.

 

Vittime delle Foibe: Il Giorno del Ricordo, 10 febbraio 2018 è legge dello Stato sin dal 2004

La giornata del ricordo, come rammenta anche la Voce del Trentino nel suo articolo dello scorso 5 febbraio,  è stata istituita con la Legge n. 92 del 30 marzo 2004. Impedirne la commemorazione in luoghi pubblici come stanno facendo il sindaco #Sala a Milano ed altrove altri fanatici post-comunisti negazionisti costituisce una palese violazione di una una legge dello Stato, assolutamente non giustificata dal rischio di disordini pubblici che sono ovunque facilmente evitabili mettendo opportunamente al guinzaglio i cani sciolti dei #centrisociali ed i nostalgici dell’#ANPI che altro non sono che i discendenti diretti di quei partigiani rossi, di quel canagliume che uccise vigliaccamente e brutalmente decine di migliaia di innocenti #Italiani.

Anche oggi costoro pensano di poter aiutare la #sinistra a mantenere un potere che ha sottratto per troppo tempo alla volontà popolare attribuendo l’#etichetta di #fascisti ai loro avversari per metterli fuori gioco, minacciandoli come un tempo in alcuni casi anche di morte, nello stile dei manzoniani untori. Non vogliono accettare i tapini che il loro utopico sogno di totalitarismo comunista ha fallito in tutto il mondo e sopravvive in un numero sempre più ristretto di paesi. L’#Italia ha bisogno nuovamente di risorgere e per far questo non ha certo bisogno di loro ma piuttosto che accettino finalmente che il loro tempo è giunto al termine, che la nazione ha diritto a quella pace sociale che è la premessa indispensabile per affrontare le difficili sfide del presente ed ancor più quelle del futuro.

Lo Stato dimostri di non essere connivente ed a sua volta irrispettoso delle proprie leggi, dimostri di non essere una dittatura comunistoide e anti-italiana come fecero a suo tempo i padri e i nonni di chi oggi vuole impedire il ricordo dell’eccidio delle foibe col rifiuto e la persecuzione di centinaia di migliaia di profughi istriani.