Ce la faro’ a finire tutte le cose che ho da fare oggi?

Una ventina di anni fa mio figlio più piccolo, che allora di anni ne aveva 11, mi confidava di avere qualche difficoltà nel gestire molte cose contemporaneamente. All’epoca i suoi impegni principali, come tutti i ragazzini di quell’età, consistevano innanzitutto nell’occuparsi delle attività scolastiche, dello sport che praticava, di tenere in ordine la sua stanza e così via dicendo. La mia risposta era stata:

Da piccoli, piccoli impegni

Questo non è ancora niente! Vedrai come, con l’aumento dell’età, cresceranno in maniera più che proporzionale gli impegni di cui dovrai imparare a scegliere le priorità. Ma l’esperienza ti aiuterà e, col passare del tempo, ti sembrerà più facile affrontare,  anche contemporaneamente, una moltitudine di impegni che da piccolo ti sarebbero sembrati una montagna.”

Ai primi livelli scolastici la vita è scandita dalle lezioni in classe, dai compiti a casa, dai fine settimana e dalle vacanze. Poi inizi ad affrontare i compiti in classe, aumentano le opportunità di uscita con gli amici, per lo sport, per il divertimento ed altro; la tua vita ha ancora dei ritmi abbastanza vincolanti che ben presto tendono a scemare, dopo la maturità e con l’inizio degli studi universitari. Nella maggior parte dei casi, la tua capacità di organizzazione, nel contemperare lo svolgimento di più impegni, comincia ad essere messa alla prova: non tutti i corsi prevedono l’obbligo di frequenza, ci sono sì le date vincolanti degli esami ma …. se salti una sessione, sosterrai l’esame in un’altra finendo presto fuori corso.

Con la laurea pensiamo che i nostri affanni siano finiti …. siamo solo all’inizio!

Finiti gli studi e trovato un impiego, la vita lavorativa innalza di colpo l’asticella della tua capacità organizzativa, hai degli orari decisamente più vincolanti di quelli universitari, devi spesso cambiare le tue abitudini familiari e le modalità di frequentazione delle tue amicizie; le cose si complicano enormemente quando decidi di condividere la tua vita con un partner … poi arrivano i figli e le  immodificabili 24 ore di una giornata sembrano non bastarti più. Per fortuna, senza che ce ne accorgiamo, col crescere degli impegni aumentano anche età ed esperienza, e con queste la capacità di affrontare tutti gli impegni cui dobbiamo attendere, anche se il tempo resta “tiranno”.

L’orologio scandisce il ritmo della nostra vita quotidiana

Focalizzando pertanto l’attenzione in ambito lavorativo, quello in cui la maggior parte della popolazione adulta dedica la parte preponderante del tempo a disposizione dal lunedi’ al venerdi e, talvolta, anche nel fine settimana o di notte. Una parte importante della vita di ciascuno di noi che non possiamo permetterci di subire passivamente, giorno dopo giorno, assorbiti da incombenze che ci danno sempre la sensazione di non avere tempo per fare altro. Risulta qui difficile tener conto delle tante, variegate, condizioni lavorative connesse alla specifica professione esercitata, al luogo di lavoro, alla necessità di spostamento per raggiungere da casa l’ufficio, la fabbrica, la scuola per i docenti, lôspedale per medici e infermieri …… Molte attività impongono poi dei ritmi prefissati, delle attività da svolgere in tempi predefiniti, Mi corre quindi l’obbligo di precisare che la presente esposizione, seppure presenta degli aspetti di interesse generale, vuole essere indirizzata in modo particolare a coloro i quali svolgono mansioni d’ufficio, sia in presenza che in remoto, con la facoltà di organizzare con un minimo di automia il proprio tempo, per l’esecuzione delle pratiche loro affidate.

La possibile soluzione

Come risolvere un problema apparentemente insolubile? La soluzione non è semplice ma alla portata di tutti. Possiamo chiamarla in vari modi: organizzazione, pianificazione, programmazione … e chi più ne sa più ne metta! Il comune denominatore, stante il limitato numero di ore disponibili (uguale per tutti) nell’arco di una giornata, è saper dare le giuste priorità ad ognuna delle attività che dobbiamo svolgere. Le metodiche sono certamente piu’ d’una, non saprei dire qual’è la migliore di tutte ma cio’ che ritengo importante è trovare quella che si confà maggiormente alle nostre attitudini. Personalmente utilizzo con assiduità la matrice di Eisenhower di cui ho trattato di recente a proposito dell’home working. Il risultato che dobbiamo cercare di raggiungere, dovrà soddisfare molte e possibilmente tutte quelle cui giornalmente abbiamo deciso di dare la priorità:

Se è vero che l’orologio scandisce il nostro ritmo quotidiano, tanto da condizionarci in ogni attività, lo è altrettanto la sensazione di benessere che puo’ darci l’essere riusciti a svolgere tutti i nostri compiti senza particolari affanni. Se riuscirete ad organizzare preventivamente i vari impegni della giornata, vi stupirete di riuscire addirittura ad avere del tempo che vi avanza per rilassarvi, leggendo il libro che avevate lasciato in sospeso o stando semplicemente seduti in poltrona a pensare. Non programmare nulla vi darà, al contrario, una costante sensazione di confusione e di incapacità di riuscire a fare tutto.

Nessuno di noi è perfetto ma, pur facendo parte della larga schiera di coloro che talvolta non riescono a “fare tutto” o impiegando piu’ tempo di quanto sarebbe stato prevedibile per svolgere una determinata attività, ho sempre avuto una forte allergia per coloro che giustificano le loro manchevolezze in ambito lavorativo, con le scuse piu’ varie e, in alcuni casi, assolutamente inaccettabili:

  • avevo qualcosa di piu’ importante da fare
  • a causa delle pratiche in scadenza non mi è stato possibile fare altro
  • qualcuno mi ha chiesto di fare altro con urgenza e non ce l’ho fatta
  • avevo degli impegni personali e ho dovuto occuparmi di quelli
  • tanto non c’era un termine improrogabile e lo posso quindi rimandare ad un altro giorno, oppure
  • la scadenza è vicina, il lavoro non è ancora pronto ma possiamo chiedere una proroga
  • non posso perdere tempo a fare questo lavoro, oppure
  • non ho avuto abbastanza tempo, mi servono piu’ ore
  • non sapevo bene come svolgere questo compito ma non ho voluto chiedere a nessuno
  • potevo farmi aiutare dai colleghi ma preferisco fare tutto da me, perché come faccio bene le cose io non le fa nessuno
  • mi sono subentrati degli imprevisti, ho avuto un’emergenza

La lista potrebbe essere ancora piu’ lunga ma gli esempi fatti sono già tanti, e meriterebbero ciascuno un approfondimento per capire quali siano le cause effettive della mancata, o ritardata, esecuzione di un’attività ed individuare le possibili soluzioni. Questo potrebbe essere oggetto di un’ulteriore trattazione da fare in seguito.

Imprevisti

Qualcuno starà già pensando: “bravo, facile a dirsi, ma se ti arriva qualcosa di imprevisto?”. Gli imprevisti sono purtroppo all’ordine del giorno, sarebbe troppo facile se tutto filasse sempre liscio andandosi ad incastrare nelle varie casellini di quello che avevamo previsto di fare; purtroppo sappiamo tutti benissimo che non è cosi’: l’imprevisto è sempre in agguato dietro l’angolo, e ci raggiunge quanto meno ce lo aspettiamo. Dal piu’ banale causato dalla lentezza del traffico se viaggiamo in auto, piuttosto che il rallentamento del treno o altro se usiamo i mezzi pubblici; la febbre del bambino in età scolastica che dobbiamo tenere a casa …. ma non sappiamo a chi affidarlo e le scadenze in ufficio che non possiamo disattendere. Quando, purtroppo, non ci accade anche qualcosa di piu’ grave e che richiederà la nostra priorità assoluta.

Non esistono formule o matrici per gestire cio’ che non è prevedibile, vale in tutte le situazioni e per tutti. La capacità di reagire ad ogni situazione imprevista è strettamente connessa con l’esperienza personale, con la maggiore o minore propensione a mantenere la calma senza farci sopraffare, perdendo la necessaria lucidità per affrontare quanto ci è improvvisamemnte caduto addosso. Non essendo un esperto in questo campo, non ho soluzioni preconfezionate da proporre, se non l’augurio che gli imprevisti siano sempre il minor numero possibile e che comunque siate sempre consapevoli della possibilità che si verifichino, senza sapere quando ne’ altrro. Il suggerimento è quindi di non pianificare mai i vostri impegni con ritmi troppo serrati, senza pause di recupero tra uno e l’altro che vi potranno sempre servire, sia per recuperare le forze, sia per gestire eventuali “sforamenti” di tempo.

Pillole di nétiquette -Email: i destinatari

Cosa si intende per “nétiquette”? lo chiediamo oggi a Luigi Rusconi, Commercialista, iniziando a trattare una serie di argomenti di nètiquette, partendo da uno strumento ormai d’uso quotidiano, sia in ambito lavorativo che personale: le email.

Riporterò molto semplicemente una delle tante definizioni che si trovano online: “sostantivo – In Internet, il complesso delle regole di comportamento volte a favorire il reciproco rispetto tra gli utenti”

Mi tolga una curiosità, come mai un commercialista si ritiene esperto di aspetti normalmente trattati da informatici?

Vede, le ragioni sono essenzialmente due. La prima risale agli anni ’70 quando, contemporaneamente all’avvio degli studi universitari, dopo aver seguito un corso inserito nel mio piano di studi sulla materia, mi ero appassionato al punto da frequentare un corso biennale di informatica. La seconda motivazione nasce dalla mia esperienza negli anni ’80 in multinazionali della consulenza prima ed in gruppi industriali poi.

Mi è abbastanza chiara la prima motivazione. Per la seconda invece, mi spieghi, qual’è l’attinenza con la nétiquette delle email?

In ambito lavorativo, sin da subito, ho avuto la necessità di apprendere le modalità con cui scrivere gli Internal Memorandum, o più brevemente Memo, per la stesura dei quali occorreva prestare la massima attenzione all’individuazione a) dei destinatari principali e b) di quelli copia, oltre naturalmente all’oggetto e al testo dell’argomento trattato.

In che senso? Cosa intende per “prestare attenzione”?

Entrerò subito nel merito delle email che, per molti versi, richiamano l’impostazione di un Memo; in linea di principio i destinatari principali devono sempre essere quelli effettivamente interessati alla nostra comunicazione, cui ci rivolgiamo in modo diretto (A: oppure TO: in lingua inglese). Eventuali altri che, per interesse indiretto o semplice cortesia, vogliamo tenere informati saranno inclusi in copia per conoscenza (CC:). I destinatari andrebbero indicati seguendo precise regole di priorità. A questo fine occorre tenere ben presente la struttura organizzativa in cui ci si trova ad operare.

Quindi come si dovrebbe procedere concretamente nell’indirizzare una mail in azienda?

Guardando l’organigramma che segue possiamo distinguere essenzialmente quattro livelli, con la funzione apicale in alto ed i sottoposti a scendere.

Organization Chart – ACME Corporation

Nell’invio delle mail, sia dall’alto verso il basso che viceversa, es anche orizzontalmente, in presenza di un’organizzazione strutturata con ruoli ben definiti, le gerarchie aziendali vanno assolutamente rispettate. Mi spiego meglio: Mr. Brown non è corretto che scriva direttamente a Mr. Pilgrim, sottoposto di Mr. White, fatto salvo il caso in cui lo abbia preavvertito, mettendolo quindi in copia per conoscenza. Allo stesso modo Mr. Black commetterebbe una grave scorrettetta scrivendo direttamente a Mr. Brown, saltando cosi’ il suo diretto superiore, Miss Widget.

Diverso è il caso dove, date le dimensioni della struttura (una piccola azienda, uno studio professionale e simili), non sia stata chiaramente descritta una struttura organizzativa e la stessa risulti sostanzialmente simile, ad esempio, a questa:

Occorre osservare che in tali tipi di organizzazione, molto diffusa per la grande presenze in Italia di PMI, di ditte individuali e studi con un professionista singolo oppure, nella maggioranza dei casi, con pochi associati, non si provvede se non in rari casi a formalizzare un organigramma e, spesso e volentieri, non vengono neppure identificate delle precise dipendenze gerarchiche. Ma questo meriterebbe una dissertazione a parte e non mi pare qui il caso di dilungarmi.

Semmai ne tratteremo allora in un’altra occasione, se lei ce ne darà l’opportunità. Ma adesso, tornando ai destinatari delle mail, ci dica, come ci si dovrebbe comportare in un’organizzazione non formalmente strutturata?

É molto semplice, i casi posso dire che sono essenzialmente due, e la scelta dipende molto dalla sensibilità al problema dell’imprenditore o del professionista che dirige l’attività. In un caso, tutti scrivono a tutti senza seguire una regola precisa. Nel secondo, le possibili alternative sono: seguire un semplice ordine alfabetico (nome o cognome, anche in base alle logiche di presentazione degli indirizzi del client di posta in uso) oppure, se interessato a ricevere la comunicazione, inserendo innanzitutto il nominativo dell’imprenditore o del professionista e poi, a seguire, quelli degli altri destinatari ad esempio in ordine di seniority aziendale (non anagrafica).

Tornando poi a delle regole applicabili in tutti i casi, indipendentemente dalla struttura in cui si opera e, mi si consenta di rammentare che, anche nell’invio di messaggi personali, mi pare il caso di sottolineare che tra i destinatari diretti (A:) si inserisce esclusivamente chi è immediatamente interessato a ricevere e, se richiesto, a dare seguito alla comunicazione ricevuta

Occorre inoltre distinguere se la mail è indirizzata alla funzione, all’ufficio o reparto (es. Vendite) oppure alla persona, utilizzando di conseguenza l’indirizzo più appropriato. l’uso infine della cosiddetta “copia nascosta” (CCN: o BC: in inglese) va fatto con le dovute accortezze.

In merito all’uso della Copia Nascosta (CCN) o Blind Copy (BC). Quali sono le accortezze che lei consiglierebbe?

Normativa EU sulla Privacy

La “copia nascosta” andrebbe usata con estrema parsimonia, è preferibile in alternativa inoltrare la mail alla persona che si intende mettere a conoscenza del nostro messaggio, sempre nel rispetto delle regole aziendali sopra menzionate. Da non dimenticare infine un aspetto, di non poca rilevanza per i risvolti che potrebbe avere amcnhe sotto il profilo penale: il rigoroso rispetto delle norme sulla Privacy, statuite a livello europeo con il GDPR – General Data Protection Regulation , recepito in Italia con il D.Lgs. 101/2018.

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Home working e organizzazione delle attività

In tempo di “coronavirus” è letteralmente esplosa la diffusione del lavoro in remoto, spesso definito a mio avviso impropriamente smart working o, in italiano, lavoro agile. Sarebbe più opportuno infatti parlare di home working o lavoro remoto; nel mondo anglofono infatti, parlando di lavoro, l’aggettivo “smart” viene usato prevalentemente in contrapposizione ad “hard” con una molteplicità di significati, quali ad esempio:

  • smart working inteso come lavoro di carattere mentale, contrapposto ad hard working come lavoro fisico, oppure
  • smart nell’accezione di un lavoro fatto senza particolari sforzi, nei tempi e con le modalità programmate, in contrapposizione allo stesso lavoro fatto senza pianificazione e con sforzo sproporzionato rispetto al risultato, definito hard
  • hard nel senso di lavoro noioso, svolto in modo e con mezzi tradizionali, rispetto a smart per definire un lavoro svolto con metologie e mezzi moderni, innovativi, preferibilmente attraverso l’uso di personal computer , tablet e smartphone.

L’home working è senza dubbio una modalità lavorativa già ampiamente diffusa, in particolare nel settore informatico ma più in generale in tutte le imprese di servizi. Mentre trovandoci in ufficio siamo quasi tutti abituati ad un’adeguata gestione delle attività, talvolta organizzate in modo autonomo o più spesso imposte dalle procedure aziendali e dal procedere del lavoro stesso, in casa potremmo essere meno propensi ad organizzarci, trasformando così, seppure inconsapevolmente, quello che potrebbe effettivamente essere uno smart working in hard working.

Queste brevi note sono rivolte in particolare a coloro che si sono trovati improvvisamente a dover lavorare da casa, in isolamento forzato, tramite un collegamento in tempo reale con il proprio ufficio, con un virtual desktop, o anche semplicemente con un’operatività differita: predisposizione del proprio lavoro in formato elettronico (testi, fogli elettronici, presentazioni o altro) ed invio tramite email. Ma non sono solo costoro ad essere i potenziali destinatari bensì anche tutti coloro che in ufficio, e non solo a casa, si trovano quotidianamente confrontati con una serie di incombenze, lavorative e non, di cui sono chiamati ad occuparsi ponendosi il consueto interrogativo: da dove mi conviene iniziare?

La matrice di Eisenhower

Quella che vi voglio presentare oggi prende il nome dal Presidente degli Stati Uniti Dwight D. Eisenhower che pare abbia affermato: “La decisione più urgente è raramente la più importante”.

Dopo aver individuato la lista delle cose da fare prendiamo un foglio di carta e suddividiamolo, anche semplicemente piegandolo, in quattro parti dove andremo a collocare le nostre attività secondo lo schema che vi riporto:

Non è importante seguire un ordine preciso nella collocazione, si tratta di una scelta molto soggettiva; è però necessario tenere presente che non stiamo predisponendo una matrice incisa sul marmo e per questo immutabile nel tempo. Man mano che alcune attività si esauriscono, così come altre se ne aggiungono, ecco che dobbiamo aggiornare la nostra matrice e, se necessario, ridisegnarla su un nuovo foglio giorno dopo giorno. In fase di aggiornamento teniamo presente che la nostra classificazione sull’importanza ed urgenza di una determinata attività può aver subito delle modifiche e andremo quindi a modificarne la collocazione.

Qualcuno di noi andrà in ordine rigorosamente sequenziale, partendo dalla propria lista delle cose da fare, preferibilmente scritta ma che per chi ha buona memoria può essere anche mnemonica. Io consiglio sempre di scrivere tutto ciò che si individua come attività da svolgere, non solo per evitare dimenticanze ma anche per scaricare la mente che resta così più libera di concentrarsi sullo svolgimento di una specifica azione piuttosto che sull’elenco di quelle che restano ancora da fare.

Altri seguiranno un proprio schema, connesso o meno, alla collocazione che andrà a dare ad ogni specifica attività sulla matrice. Personalmente preferisco partire dalle attività che andrò a collocare nel quadrante in basso a sinistra della matrice di Eisenhower, ossia tutto ciò che essendo non importante e non urgente può essere rimandato; a seguire seleziono le attività che pur rivestendo carattere di importanza non considero per il momento urgenti. Tutto ciò che pur essendo urgente non è, a mio giudizio, particolarmente importante, ed ho la possibilità di delegarlo ad altri, verrà collocato nel quadrante in basso a destra: collocherò comunque in tal modo anche le attività che non mi è possibile delegare ad altri e che semplicemente andrò ad affrontare dopo quelle che avrò classificato “importanti ed urgenti”.

Lo sviluppo della matrice

Va da sé quindi che si tratta di effettuare una classificazione iniziale delle attività che dobbiamo svolgere, sia quando andiamo a predisporre una prima volta la nostra matrice sia nelle riedizioni ex novo, mentre provvederemo a delle iterazioni successive tra un’edizione e l’altra che dovrebbero idealmente seguire la sequenza qui a fianco indicata: completato con immediatezza ciò che abbiamo classificato urgente ed importante (1), passeremo a verificare che altri abbiano svolto ciò che abbiamo classificato come urgente ma non importante (2) o, qualora non si abbia la possibilità di delegare, provvederemo noi stessi a svolgere questa attività; ecco quindi che passeremo ad urgente ciò che era solo importante (3)e da ultimo, sempre che non siano intervenute tra una fase e l’altra dello svolgimento altre attività più importanti e/o urgenti, ecco che ci dedicheremo a ciò che avevamo deciso di fare dopo (4).

Quanto esposto vi potrà apparire banale ma vi assicuro che seguendo metodicamente la predisposizione e sviluppo di questa matrice, anche sulla base delle vostre esperienze e capacità professionali e personali, otterrete dei risultati insperati soprattutto in fase di lavoro in remoto … e non chiamatelo sempre, solo smart working. Provare per credere!

Luigi Rusconi – Ragioniere Commercialista ODCEC di Milano ¦ Revisore Legale ¦ Member of CFE Tax Advisers Europe ¦ Member of the Pen – Professional Experts Network

Chi di noi non si è mai trovato di fronte al dilemma di come risolvere un conflitto?


Alcuni di noi con maggiore frequenza ed altri meno ci troviamo ad affrontare dei conflitti che possono insorgere, per le piu’ svariate ragioni, sia in ambito professionale che familiare. Spesso sono conflitti in cui veniamo coinvolti mentre talvolta ne siamo noi stessi l’origine. In tutti i casi da come reagiamo sia noi che le nostre controparti dipende l’esito del conflitto. In linea di massima possiamo ipotizzare vi siano due modalità principali di approccio, una emotiva ed l’altra razionale.

Al palesarsi di un conflitto emotivamente possiamo essere portati a:

1. FUGGIRE – se entrambe le parti fuggono, il conflitto viene abbandonato all’origine ma nessuno dei due ne esce vincente: questa è una situazione lose-lose

2. COMBATTERE – chi affronta in modo combattivo un conflitto ha una sola aspettativa, quella di vincere, ed alla fine una delle due parti avrà il sopravvento: siamo in una situazione win-lose.

3. RINUNCIARE – chi decide di abbandonare il conflitto, desistendo dal combattere, si viene a trovare nella posizione di perdente lasciando all’altra parte quella di vincente: è questa una situazione lose-win.

Nel momento in cui cerchiamo di affrontare razionalmente il conflitto, possiamo ipotizzare si verifichino le seguenti situazioni:

4. EVITARE LE RESPONSABILITA’ – coloro che si sentono sopraffatti dalla eventualità di gestire direttamente il conflitto tendono a delegarne la risoluzione a terzi, generalmente un’autorità o qualcuno che si reputi al disopra delle parti: questa terza parte risolve il conflitto ma non necessariamente con saggezza o nell’interesse del delegante. Ognuna delle parti si trova a dover fare un passo indietro: ci troviamo di nuovo in una situazione lose-lose.

5. TROVARE UN COMPROMESSO – dipende come questa soluzione viene percepita accettabile dalle parti. Pur non trattandosi spesso della soluzione ideale, puo’ essere ritenuta ragionevole nella specifica circostanza: siamo in un’ipotesi win-lose/win-lose.

6. RAGGIUNGERE UNA SOLUZIONE CONDIVISA – il consenso nel trovare tale tipo di soluzione è basato su una terza via sviluppata congiuntamente, una soluzione del tutto nuova che diversamente dal compromesso usualmente lascia entrambe le parti soddisfatte: è una situazione win-win.

Inchiostro si pentole no

Dal racconto di un amico che in questi giorni in #Italia è andato a fare la spesa in un supermercato, si ha la conferma non solo della incapacità totale del governo del paese a reggere il confronto con l’emergenza sanitaria #covid19 bensi’ di una volontà perversa di rendere la vita inutilmente piu’ difficile, penalizzando nel contempo alcuni settori economici e privilegiandone altri.

“Dopo l’ultima spesa, fatta ormai due settimane fa, mi accingo bardato come un alieno per non rischiare di essere infettato – o di infettare a mia volte un altro potendo essere un cosiddetto “asintomatico” senza nemmeno saperlo – ad entrare al supermercato dopo aver fatto un’oretta buona di coda: la guardia all’ingresso mi scruta attentamente e, constatato che ho guanti di lattice alle mani, sacchetti di plastica ai piedi legati al difuori dei pantaloni all’altezza dei polpacci, cappello da addetto agli alimentari fermato con le forcine tra i capelli e … doppia mascherina, mi fa avanzare e sollevo per qualche istante la visiera in acetato che mi sono costruito con la copertina di un dossier che non mi serviva piu’ al fine di farmi misurare la febbre; beep! Tutto a posto, procedo all’ingresso e mi munisco di un capiente carrello. In famiglia siamo in tanti e la lista degli aimentari piuttosto estesa.

Lo spazio all’interno è piuttosto ampio e anche se l’altoparlante del supermercato diffonde una serie di istruzioni, tra cui quella di limitarsi ad un componente solo per famiglia per ciascun carrello e di entrare nei corridoi uno alla volta, vedo naturalmente coppiette che corrono a destra e manca per riempire il proprio, abbandonato in mezzo al corridoio e mi ci fiondo alla ricerca di quanto mi serve. Cerco di fare in fretta anche perchè dopo l’attesa all’ingresso sono già piuttosto provato ed il caldo all’interno acuisce la mia sensazione di disagio; sto sudando e la visiera trasparente è già tutta appannata e faccio fatica a leggere la lista della spesa. Finalmente, grazie anche al fatto che la mia mogliettina ha vuto l’accortezza di elencare tutti gli acquisti necessari già tenendo conto della corretta sequenza degli scaffali, mi rendo conto che ho depennato quasi tutto: mi mancano solo la spazzola per lavare i piatti, il coltellino per spalmare il burro di cui ho rotto ieri il manico di plastica e l’inchiostro per la stampante che ho da qualche giorno esaurito dopo la stampa dell’ennesima versione della famosa autocertificazione.

Shopping cart in a grocery store

Entro nel corridoio dove vedo degli ampi scaffali con pentolame e stoviglie di ogni genere e, appesi in alto, i mie oggetti: la spazzola e il coltello spalmaburro. E’ fatta direte voi, sei arrivato alla fine della tua tortura, ma niente affato…non è cosi’….certo perchè tutta la sezione è sbarrata con del nastro bianco e rosso e disseminata di cartelli che avvisano del fatto che la merce esposta non è vendibile! Come non è vendibile? Se la merce è li e io sono qui apposta per comprarla, mi serve, non posso continuare a lavare i piatti solo con la spugnetta e i miei figli si lamentano che i coltelli normali non vanno bene per spalmare la nutella perchè sono troppo stretti. Chiedo ad un addetto che sta rimpiazzando gli articoli alimentari nello scaffale opposto, dove ci sono solo alimentari, e mi spiega che sono le disposizioni anti-covid.

Ma l’inchiostro per la mia stampante riusciro’ a trovarlo?

Con un po’ di ansia, la visiera sempre piu’ appannata e le mani che ormai sguazzano nel sudore all’interno dei guanti di lattice e il carrello pieno già fino ben oltre il limite di carico, raggiungo l’area degli inchiostri per stampanti e – con mio grande stupore e fortemente rincuorato – constato che non è sbarrato dal nastro come quello del pentolame; controllo con accuratezza che non vi siano cartelli che segnalano l’invendibilità dei prodotti li’ esposti: nulla. Vado quindi alla ricerca di quanto mi necessita e, per mia fortuna, trovo l’ultima confezione sia dell’inchiostro nero che di quello a colori, adatti per il mio modello di stampante. Sono salvo! Potro’ stampare tutte le ultime versioni della famigerata autocertificazione che il ministero degll’interno si inventerà a seguito dell’ennesimo DPCM del governicchio Conte! Whaooooo, sono cosi’ preso dall’euforia di avere trovato l’inchiostro che mi sto già facendo una ragione del fatto di non poter acquiustare la spazzola per lavare i piatti ed il coltellino spalmaburro e poi, la giustificazione per moglie e figli è belle che pronta: c’erano ma era vietato venderli!”

Conclusioni

Dal racconto del mio amico si possono trarre varie conclusioni; alcune le lascero’ all’attento lettore che, vivendo in Italia e subendo analoghe limitazioni, non mancherà di immagnare sè stesso in un’analoga situazione. Permettetemi sottoporvi comunque alcune riflessioni:

  • considerato che il supermercato dispone di spazi abbastanza ampi da consentire un agevole ingresso di piu’ persone contemporaneamente (un superstore, giusto per darvi un’idea, ha una superficie di vendita tra i 4.000 e i 5.000 metri quadri) le quali, dopo un’attesa in coda spesso di non breve durata, potrebbero avere la necessità di acquistare anche prodotti non alimentari senza doversi recare in altri negozi, fare ulteriori code, correre e far correre ulteriori rischi di contagio e magari rischiare di imbattersi in qualche solerte ed intransigente paladino dei DPCM conteschi, che gli appiopperà una bella multa perché non gli piace come è stata redatta l’autocertificazione, perché non devono poter effettuare l’acquisto di una pentola, di una scodella, di un piatto o di un bicchiere che si sono rotti?
  • evito volutamente di entrare eccessivamente nel merito dell’evidente aspetto economico della perdita di guadagno per il negozio, conseguente la mancata vendita, e della minore disponibilità finanziaria che inciderà sia sul pagamento del personale dipendente che dei propri fornitori
  • ma vogliamo considerare l’altro lato della medaglia? la mancata vendita comporta un mancato approvvigionamento presso il fornitore, un grossista o forse anche direttamente il fabbricante delle pentole, dei piatti, delle scodelle, dei bicchieri … della spazzola per lavare i piatti e del coltellino per spalmare il burro che voleva acquistare il mio amico; ecco quindi che la mancata vendita del supermercato si ripercuote con effetto negativo su tutta la filiera di approvvigionamento dei prodotti: il commerciante o il produttore vendendo di meno perderanno fatturato e non disporranno della liquidità necessaria per far fronte ai propri pagamenti a favore del proprio personale dipendente, dei fornitori nonché dei trasportatori che, a loro volta, perderanno fatturato ed introiti di denaro eccetera eccetera …
  • ma l’inchiostro per stampanti si’, ed anche la carta, indispensabili per chi disponga di personal computer in casa per stampare l’AUTOCERTIFICAZIONE, documento ancora piu importante dei soldi necessari per pagare la spesa, per poter uscire dalla propria abitazione e, potendo ovviamente giustificare un qualche stato di necessità come ad esempio fare la spesa per dar da mangiare alla propria famiglia, per disporre di un lasciapassare come quello che scrutavano attentamente i soldati nazisti a chi si aggirava alla ricerca di cibo o dei propri parenti ed amici in città ancora afflitte dalle ultime propaggini di una guerra che in Europa sarebbe finita, secondo gli storici, proprio oggi l’8 maggio 1945.

Quando finirà la guerra al “coronavirus” chi pagherà per tutto questo

E quando sarà finita la guerra al Covid-19, al Corona virus, al virsu sdella Sars-CoV-2 o come altro voglia mo chiamare questo invisibile ma potente aggressore ci sarà qualcuno che pagherà per tutto questo? Il Popolo Italiano saprà prima o poi rialzare la testa e porre fine ai soprusi di un governicchio che ha contribuito, e sta tuttora contribuendo, con la sua inettitudine a causare il contagio di centinaia di migliaia di persone e la morte di decine di migliaia di persone? Verranno mandati a casa un ministro della sanità ed i dirigenti tutti che non sono stati capaci di mettere in pratica per tempo quanto previsto da un piano pandemico che prevedeva precise azioni da intraprendere, che non sono state intraprese a tempo debito? Verranno adeguatamente valutati e giudicati nelle sedi opportune gli atti sconsiderati di coloro che hanno contribuito, e stanno contribuendo, allo sfacelo economico e finanziario della nazione Italiana, alla disoccupazione di milioni di lavoratori che per gli anni a venire si vedranno costretti a richiedere il reddito di cittadinanza?

Forse non tutti sanno che in Italia esisteva un “Piano pandemico nazionale”

Il Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (CCM) ha pubblicato già nel 2007 ed aggiornato nel 2016 un piano pandemico denominato PIANO NAZIONALE DI PREPARAZIONE E RISPOSTA AD UNA PANDEMIA INFLUENZALE La sezione influenza del Ministero della salute riporta:

“Dalla fine del 2003, da quando cioè i focolai di influenza aviaria da virus A/H5N1 sono divenuti endemici nei volatili nell’area estremo orientale e il virus ha causato infezioni gravi anche negli uomini, è diventato più concreto e persistente il rischio di una pandemia influenzale.

Per questo motivo l’OMS ha raccomandato a tutti i Paesi di mettere a punto un Piano pandemico e di aggiornarlo costantemente seguendo linee guida concordate.

Il Piano nazionale di preparazione e risposta per una pandemia influenzale, stilato secondo le indicazioni dell’OMS del 2005, aggiorna e sostituisce il precedente Piano italiano multifase per una pandemia influenzale, pubblicato nel 2002. Esso rappresenta il riferimento nazionale in base al quale saranno messi a punto i Piani operativi regionali.

Il Piano si sviluppa secondo le 6 fasi pandemiche dichiarate dall’OMS, prevedendo per ogni fase e livello, obiettivi ed azioni.
Molte delle azioni individuate sono già state realizzate man mano che la situazione epidemiologica lo ha richiesto. Il Piano contiene, come allegato, le linee guida per la stesura dei Piani pandemici regionali.

Le linee guida nazionali per la conduzione delle ulteriori azioni previste saranno emanate, a cura del Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (CCM), come allegati tecnici al Piano e saranno periodicamente aggiornate ed integrate.”

Fonte: Ministero della salute

Il governo ha deciso di mettere gli Italiani sotto tutela e ha sottaciuto sin dal suo inizio i reali pericoli della pandemia, omettendo di diffondere tempestivamente le informazioni di difesa previste

Come un genitore tutela i propri figli minori o, piuttosto, un tutore si preoccupa di un soggetto incapace di intendere e di volere, come un amministratore di sostegno cura gli interessi di chi vi sia interdetto, ecco che l'”avvocato degli Italiani”, con il supporto molto probabilmente della maggiornza che sostiene il suo governo, ha deciso di porre sotto tutela tutta l’Italia! Ma, ci si domanda, aveva il diritto di farlo? Poteva decidere come e quando dare seguito ad un piano che, pur se imperfetto, era stato accuratamente redatto a seguito di una precedente esperienza pademica, causata da un virus, quello della Sars, che tutto sommato è parente prossimo del Covid-19?

Anziché aver posto a tempo debito in essere tutto quanto preliminarmente previsto in tale piano nazionale pandemico e passare quindi con decisione, nella fase emergenziale, ad informare senza esitazione tutta la popolazione adottando con tempestività tutti i necessari provvedimenti che cosa hanno fatto Conte ed i suoi accoliti? Si sono semplicemente preoccupati di minimizzare il rischio, hanno impedito alle regioni che per prime stavano soffrendo la rapida diffusione del contagio, Lombardia e Veneto, di porre immediatamente in essere quie provvedimenti di chiusura che, se adottati, avrebbero certamente contribuito ad una minor diffusione del micidiale virus. Ma cosa intendevano fare di tanto esgerato i governatori di dette regioni? Semplicemente contribuire alla messa in atto di misure, esplicitamente previste dal Piano nazionale di preparazione e risposta a una pandemia nazionale che l’Italia, cosi’ come diversi altri paesi, aveva deciso di adottare ben 13 anni orsono!

Il piano in questione, come citato in premessa, si rifà peraltro alle 6 fasi previste dal’Organizzazione Mondiale della Sanità (da non confondersi con le attuali fasi, definite in periodo di pandemia impropriamente fase 1 e fase 2 dal governo Conte), che possono cosi’ essere riassunte:

  • Fasi interpandemiche (fasi 1-2)
  • Fasi di allerta (fasi 3-5)
  • Fase pandemica (fase 6).

Posto che ci troviamo evidentemente in piena fase pandemica è quantomeno inquietante notare come alcuni provvedimenti essenziali, di cui si discute quotidianamento ed in merito al cui presunto mancato rispetto siano state già avviate anche delle indagini giudiziarie, avrebbero dovuto essere presi non già a diffusione del virus avvenuta bensi’ in una delle cosiddette fasi interpandemiche 1 e 2 di cui si riporta testualmente la descrizione:

Fase 1. Nessun nuovo sottotipo virale isolato nell’uomo. Un sottotipo di virus influenzale che ha causato infezioni nell’uomo può essere presente negli animali. Se presente negli animali, il rischioa di infezione o malattia nell’uomo è considerato basso.

Fase 2. Nessun nuovo sottotipo virale è stato isolato nell’uomo. Comunque, la circolazione negli animali di sottotipi virali influenzali pone un rischio sostanziale di malattia per l’uomo.

Tralasciando gli aspetti di carattere piu’ spiccatamente scientifico, in merito ai quali si stanno già esprimendo da tempo folle di sedicenti esperti virologi, infettivologi, giornalisti, presentatrici e presentatori di talk-show di vario genere, ecco che ritroviamo tra le misure di sanità pubblica, consigliate si badi bene nelle fasi prodromiche della pandemia, e quindi non quando la pandemia risulti già conclamata a causa di una diffusione ormai pressoché inarrestabile del contagio, per limitare e/o ritardare la diffusione del virus:

Informazione sanitaria della popolazione per promuovere l’adozione delle comuni norme igieniche, che includono:

  • lavarsi spesso le mani
  • pulire le superfici domestiche con normali prodotti detergenti
  • coprirsi la bocca e il naso quando si tossisce o starnutisce

Adozione di misure per limitare la trasmissione delle infezioni in comunità (scuole, case di riposo, luoghi di ritrovo), quali evitare l’eccessivo affollamento e dotare gli ambienti di adeguati sistemi di ventilazione.

Preparazione di appropriate misure di controllo della trasmissione dell’influenza pandemica in ambito ospedaliero:

  • Approvvigionamento dei DPI per il personale sanitario;
  • Controllo del funzionamento dei sistemi di sanificazione e disinfezione; o Individuazione di appropriati percorsi per i malati o sospetti tali;
  • Censimento delle disponibilità di posti letto in isolamento e di stanze in pressione negativa
  • Censimento delle disponibilità di dispositivi meccanici per l’assistenza ai pazienti.

Senza andare oltre, poiché ognuno ha la possibilità di farsi una propria opinione visionando direttamente l’intero documento del Ministero della sanità, mi si consenta concludere con alcune domande cui spero prima o poi qualcuno si degni di dare delle risposte esaurienti, per il rispetto dovuto ai tanti morti, alle centinaia di migliaia di contagiati, a tutti coloro che hanno dovuto soffrire, che ancora soffrono e soffriranno in futuro gli effetti sia psicologici che economici di un lockdown pensato in maniera assolutamente inadeguata e posto in essere in modo assolutamente disarticolato.

Perché il Ministero della salute e il Centro Nazionale per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (CCM) hanno omesso di porre tempestivamente in essere le azioni preventive e concomitanti previste dal piano pandemico?

Non si comprende quali siano i motivi per cui gli enti competenti, richiamati con circostanziata precisione nel documento piu’ volte citato, non abbiano provveduto a svolgere i compiti loro assegnati e, onde evitare una gestione ancor piu’ perniciosa dell’emergenza in atto, non abbiano visto la pronta sostituzione dei rispettivi organi apicali di comando. E’ chiaro infatti come il piano pandemico sia stato redatto non già per il trattamento delle ordinarie influenze stagionali bensi’ in previsione del possibile verificarsi di contagi ben piu’ gravi. A apgina 5 di tale piano troviamo infatti il richiamo alle grandi pandemie del passato: ” Le pandemie si verificano ad intervalli di tempo imprevedibili, e, negli ultimi 100 anni, si sono verificate nel 1918 (Spagnola, virus A, sottotipo H1N1)), 1957 (Asiatica, virus A, sottotipo H2N2) e 1968 (HongKong, virus A, sottotipo H3N2). La più severa, nel 1918, ha provocato almeno 20 milioni di morti.”

Sempre nello stesso documento troviamo quindi un avviso di fondamentale importanza che, col senno di poi, con un rischio di contagio ancora elevato tuttora in atto, suona piuttosto beffardo: “L’incertezza sulle modalità e i tempi di diffusione determina la necessità di preparare in anticipo le strategie di risposta alla eventuale pandemia, tenendo conto che tale preparazione deve considerare tempi e modi della risposta. “

Che cosa sia stato effettivamente fatto risulta, almeno questo, piuttosto chiaro: è stato preparato un piano dettagliato di intervento, si sono sicuramente sperperati soldi pubblici per pagare consulenti che ne supportassero la redazione e lo si è messo in un cassetto senza dare alcuna attuazione pratica a quanto in esso dettagliatamente previsto, nei tempi e modi necessari.

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Organizzarsi in periodi di “smart working”​ e non solo

In tempo di “coronavirus” è letteralmente esplosa la diffusione del lavoro in remoto, definito smart workingo, all’italiana, lavoro agile. Una modalità lavorativa già ampiamente diffusa, in particolare nel settore informatico ma piu’ in generale in tutte le imprese di servizi. Queste brevi note sono rivolte in particolare a coloro che si sono trovati improvvisamente a dover lavorare da casa, in isolamento forzato, tramite un collegamento in tempo reale con il proprio ufficio, con un virtual desktop, o anche semplicemente con un’operatività differita: predisposizione del proprio lavoro in formato elettronico (testi, fogli elettronici, presentazioni o altro) ed invio tramite email. Ma non sono solo costoro ad essere i potenziali destinatari bensi’ anche tutti coloro che in ufficio, e non solo a casa, si trovano quotidianamente confrontati con una serie di incombenze, lavorative e non, di cui sono chiamati ad occuparsi ponendosi il consueto interrogativo: da dove mi conviene iniziare?

La matrice di Eisenhower

Quella che vi voglio presentare oggi prende il nome dal Presidente degli Stati Uniti Dwight D. Eisenhower che pare abbia affermato: “La decisione piu’ urgente è raramente la piu’ importante”.

Dopo aver individuato la lista delle cose da fare prendiamo un foglio di carta e suddividiamolo, anche semplicemente piegandolo, in quattro parti dove andremo a collocare le nostre attività secondo lo schema che vi riporto:

Non è importante seguire un ordine preciso nella collocazione, si tratta di una scelta molto soggettiva; è pero’ necessario tenere presente che non stiamo predisponendo una matrice incisa sul marmo e per questo immutabile nel tempo. Man mano che alcune attività si esauriscono, cosi’ come altre se ne aggiungono, ecco che dobbiamo aggiornare la nostra matrice e, se necessario, ridisegnarla su un nuovo foglio giorno dopo giorno. In fase di aggiornamento teniamo presente che la nostra classificazione sull’importanza ed urgenza di una determinata attività puo’ aver subito delle modifiche e andremo quindi a modificarne la collocazione.

Qualcuno di noi andrà in ordine rigorosamente sequenziale, partendo dalla propria lista delle cose da fare, preferibilmente scritta ma che per chi ha buona memoria puo’ essere anche mnemonica. Io consiglio sempre di scrivere tutto cio’ che si individua come attività da svolgere, non solo per evitare dimenticanze ma anche per scaricare la mente che resta cosi’ piu’ libera di concentrarsi sullo svolgimento di una specifica azione piuttosto che sull’elenco di quelle che restano ancora da fare.

Altri seguiranno un proprio schema, connesso o meno, alla collocazione che andrà a dare ad ogni specifica attività sulla matrice. Personalmente preferisco partire dalle attività che andro’ a collocare nel quadrante in basso a sinistra della matrice di Eisenhower, ossia tutto cio’ che essend non importante e non urgente puo’ essere rimandato; a seguire seleziono le attività che pur rivestendo carattere di importanza non considero per il momento urgenti. Tutto cio’ che pur essendo urgente non è, a mio giudizio, particolarmente importante, ed ho la possibilità di delegarlo ad altri, verrà collocato nel quadrante in basso a destra: collochero’ comunque in tal modo anche le attività che non mi è possibile delegare ad altri e che semplicmente andro’ ad affrontare dopo quelle che avro’ classificato “importanti ed urgenti”.

Lo sviluppo della matrice

Non è stato fornito nessun testo alternativo per questa immagine

Va da sè quindi che si tratta di effettuare una classificazione iniziale delle attività che dobbiamo svolgere, sia quando andiamo a predisporre una prima volta la nostra matrice sia nelle riedizioni ex novo, mentre provvederemo a delle iterazioni successive tra un’edizione e l’altra che dovrebbero idealmente seguire la sequenza qui a fianco indicata: completato con immediatezza cio’ che abbiamo classificato urgente ed importante (1), passeremo a verificare che altri abbiano svolto cio’ che abbiamo classificato come urgente ma non importante (2) o, qualora non si abbia la possibilità di delegare, provvederemo noi stessi a svolgere questa attività; ecco quindi che passeremo ad urgente cio’ che era solo importante (3)e da ultimo, sempre che non siano intervenute tra una fase e l’altra dello svolgimento altre attività piu’ importanti e/o urgenti, ecco che ci dedicheremo a cio’ che avevamo deciso di fare dopo (4).

Quanto esposto vi potrà apparire banale ma vi assicuro che seguendo metodicamente la predisposizione e sviluppo di questa matrice, anche sulla base delle vostre esperienze e capacità professionali e personali, otterrete dei risultati insperati soprattutto in questa fase di lavoro in remoto.

Esegesi dell’autocertificazione per il COVID-19 – terza e ultima parte

Caro Conte (caro, si fa per dire) la finiamo di sparare questa raffica di DPCM, di fare tutte le inutili dirette o differite sui social o sulle varie emittenti televisive, senza che si dia concretezza ai provvedimenti che continuano ad essere annunciati? E adesso cosa fanno i singoli ministri, quello dell’interno Lamorgese in testa, comntinuano ad emettere circolari esplicative che altro non fanno che complicare una situazione interpretativa di una massa abnorme di leggi e decreti assolutamente fuori luogo. Fatti, non parole! Azioni concrete, non vane promesse di aiuti, monetari e non, che non arrivano a chi versa in effettivo stato di bisogno! Efficienza, non burocrazia che paralizza ogni attività di uno Stato capace solo di fagocitare le risorse dei propri cittadini e si dimostra incapace di ridistribuirle quando ve n’è bisogno.

Prima di passare al completamento di questo, forse inutile, lavoro che verrà vanificato magari già tra poche ore con la pubblicazione dell’ennesima versione dell’autocertificazione, mi si consenta riportare un passi saliente dell’ennesia follia esplicativa, la circolare N. 15350/117(2) Uff.III-Prot.Civ. del Ministero dell’Interno del 30 marzo 2020:

“(…) Nel rammentare che resta non consentito svolgere attività ludica o ricreativa all’aperto ed accedere ai parchi, alle ville, alle aree gioco e ai giardini pubblici, si evidenzia che l’attività motoria generalmente consentita non va intesa come equivalente all’attività sportiva (jogging), tenuto anche conto che l’attuale disposizione di cui all’art. 1 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 9 marzo scorso tiene distinte le due ipotesi, potendosi far ricomprendere nella prima, come già detto, il camminare in prossimità della propria abitazione.”

Mi spiegate come possiamo pretendere che venga sottoscritta un’autocertificazione in cui, come ben illustrato nella prima e seconda parte di questo articolo, ci sono già decine di richiami criptici per la maggior parte della popolazione, col rischio che non si tenga conto di assurde circolari esemplificative che sarebbe meglio definire “complicative”? Già ci troviamo coinvolti a livello globale in un incubo del tutto simile alla peste di manzoniana memoria, non abbiamo alcun bisogno di personaggi che dimostrano di essere delle opache copie del ben piu’ famoso personaggio Azzecca-garbugli.

Tornando alla versione del 26 marzo 2020 dell’autocertificazione, cosa dire del passaggio in cui, nel caso lo spostamento preveda il passaggio da una regione all’altra, testualmente ci si chiede di dichiarare di “essere a conoscenza delle ulteriori limitazioni disposte con provvedimenti del Presidente delle Regione” di partenza e ovviamente anche di quella di arrivo. E qui non possiamo naturalmente riportare le diverse limitazioni di tutte le regioni d’Italia … che pero’ occorre conoscere prima di firmare anche perché è assolutamente necessario precisare che “lo spostamento rientra in uno dei casi consentiti dai medesimi provvedimenti” indicando quale!

Dobbiamo quindi dichiarare “di essere a conoscenza delle sanzioni previste dall’art. 4 del decreto legge 25 marzo 2020, n. 19 “. Cosa dice questo articolo?

Art. 4
Sanzioni e controlli
1. Salvo che il fatto costituisca reato, il mancato rispetto delle misure di contenimento di cui all’articolo 1, comma 2, individuate e applicate con i provvedimenti adottati ai sensi dell’articolo 2, comma 1, ovvero dell’articolo 3, e’ punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 400 a euro 3.000 e non si applicano le sanzioni contravvenzionali previste dall’articolo 650 del codice penale o da ogni altra disposizione di legge attributiva di poteri per ragioni di sanita’, di cui all’articolo 3, comma 3. Se il mancato rispetto delle predette misure avviene mediante l’utilizzo di un veicolo le sanzioni sono aumentate fino a un terzo.
2. Nei casi di cui all’articolo 1, comma 2, lettere i), m), p), u), v), z) e aa), si applica altresi’ la sanzione amministrativa accessoria della chiusura dell’esercizio o dell’attivita’ da 5 a 30 giorni.
3. Le violazioni sono accertate ai sensi della legge 24 novembre 1981, n. 689; si applicano i commi 1, 2 e 2.1 dell’articolo 202 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, in materia di pagamento in misura ridotta. Le sanzioni per le violazioni delle misure di cui all’articolo 2, comma 1, sono irrogate dal Prefetto. Le sanzioni per le violazioni delle misure di cui all’articolo 3 sono irrogate dalle autorita’ che le hanno disposte. Ai relativi procedimenti si applica l’articolo 103 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18.
4. All’atto dell’accertamento delle violazioni ci cui al comma 2, ove necessario per impedire la prosecuzione o la reiterazione della violazione, l’autorita’ procedente puo’ disporre la chiusura provvisoria dell’attivita’ o dell’esercizio per una durata non superiore a 5 giorni. Il periodo di chiusura provvisoria e’ scomputato dalla corrispondente sanzione accessoria definitivamente irrogata, in sede di sua esecuzione.
5. In caso di reiterata violazione della medesima disposizione la sanzione amministrativa e’ raddoppiata e quella accessoria e’ applicata nella misura massima.
6. Salvo che il fatto costituisca violazione dell’articolo 452 del codice penale o comunque piu’ grave reato, la violazione della misura di cui all’articolo 1, comma 2, lettera e), e’ punita ai sensi dell’articolo 260 del regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265, Testo unico delle leggi sanitarie, come modificato dal comma 7.
7. Al comma 1 dell’articolo 260 del regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265, Testo unico delle leggi sanitarie, le parole «con l’arresto fino a sei mesi e con l’ammenda da lire 40.000 a lire 800.000» sono sostituite dalle seguenti: «con l’arresto da 3 mesi a 18 mesi e con l’ammenda da euro 500 ad euro 5.000».
8. Le disposizioni del presente articolo che sostituiscono sanzioni penali con sanzioni amministrative si applicano anche alle violazioni commesse anteriormente alla data di entrata in vigore del presente decreto, ma in tali casi le sanzioni amministrative sono applicate nella misura minima ridotta alla meta’. Si applicano in quanto compatibili le disposizioni degli articoli 101 e 102 del decreto legislativo 30 dicembre 1999, n. 507.
9. Il Prefetto, informando preventivamente il Ministro dell’interno, assicura l’esecuzione delle misure avvalendosi delle Forze di polizia e, ove occorra, delle Forze armate, sentiti i competenti comandi territoriali. Al personale delle Forze armate impiegato, previo provvedimento del Prefetto competente, per assicurare l’esecuzione delle misure di contenimento di cui agli articoli 1 e 2 e’ attribuita la qualifica di agente di pubblica sicurezza.

Anche nei vari commi di questo articolo, come già evidenziato per i precedenti, i richiami agli articoli delle norme piu’ disparatie che, esausto, evitero’ in questo cas di elencare. Troviamo persino richiami al regio decreto numero 1265 del 1934 – Approvazione del testo unico delle leggi sanitarie! L’articolo 260 citato nel predetto articolo 4 richiamato nell’autocertificazione recita:

“Chiunque non osserva un ordine legalmente dato per impedire l’invasione o la diffusione di una malattia infettiva dell’uomo è punito con l’arresto fino a sei mesi e con l’ammenda da lire 40.000 a lire 800.000. Se il fatto è commesso da persona che esercita una professione o un’arte sanitaria la pena è aumentata.”

L’ultimo richiamo diretto nell’autocertificazione, che si è cercato di analizzare con l’esposizione del testo di tutti gli articoli citati, è all’articolo 1, comma 1, lettera b) del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 22 marzo 2020 di cui segue il testo:

Art. 1
Misure urgenti di contenimento del contagio sull’intero territorio nazionale
1. Allo scopo di contrastare e contenere il diffondersi del virus COVID-19, sull’intero territorio nazionale sono adottate le seguenti misure:
(omissis)
b) e’ fatto divieto a tutte le persone fisiche di trasferirsi o spostarsi, con mezzi di trasporto pubblici o privati, in un comune diverso rispetto a quello in cui attualmente si trovano, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute; conseguentemente all’articolo 1, comma 1, lettera a), del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 8 marzo 2020 le parole «. E’ consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza» sono soppresse;

Concludo riportando infine il testo del richiamo indiretto nell’articolo 1, comma 1, lettera a) del precedente DPCM 8 marzo 2020 che recitava:

“Art. 1.
Misure urgenti di contenimento del contagio nella regione Lombardia e nelle province di Modena, Parma, Piacenza, Reggio nell’Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Alessandria, Asti, Novara, Verbano-CusioOssola, Vercelli, Padova, Treviso, Venezia.
1. Allo scopo di contrastare e contenere il diffondersi del virus COVID-19 nella regione Lombardia e nelle province di Modena, Parma, Piacenza, Reggio nell’Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Alessandria, Asti, Novara, Verbano-Cusio-Ossola, Vercelli, Padova, Treviso e Venezia, sono adottate le seguenti misure:
a) evitare ogni spostamento delle persone fisiche in entrata e in uscita dai territori di cui al presente articolo, nonché all’interno dei medesimi territori, salvo che per gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero spostamenti per motivi di salute. È consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza; ”

Cos’altro aggiungere? Ne riparliamo alla prossima edizione…

Esegesi dell’autocertificazione per il COVID-19 – seconda parte

Le dichiarazioni

E dopo aver preso atto che qualsiasi dichiarazione mendace a pubblico ufficiale, trattata nella prima parte dell’esegesi dell’autocertificazione per il COVID-19, ci espone già a rischi penali eccoci alla fase delle dichiarazioni che, come d’uso, ciascuno di noi farà sotto la propria responsabilità … e di chi altro verrebbe da chiedersi?

L’autocertificazione per andare a fare la spesa o altre necessità

Sul fatto di essere o meno sottoposti a misure di quarantena direi che grossi dubbi non se ne dovrebbero avere: o siamo in quarantena o non lo siamo; forse sarebbe stato il caso di precisare meglio chi ci abbia eventualmente sottoposto a tale misura, da quando, fino a quando ecc., ma questo vedrete lo troveremo probabilmente nelle prossime edizioni. Piu’ enigmatica la domanda corcernente il fatto di essere o meno risultati positivi al COVID-19 che fa sorgere spontanea la domanda: ma come posso sapere se sono positivo o meno nel caso non abbia fatto alcun test? Diciamo che, a buonsenso, la dichiarazione dovrebbe essere tranquillamente sottoscrivibile nel caso in cui il test non sia stato fatto; in tutti gli altri casi forse sarebbe auspicabile che le cosiddette autorità competenti precisassero meglio, magari con una bella circolare esplicativa se non con una risoluzione ministeriale, cosa si debba intendere con l’allocuzione “di non essere risultato positivo” in assenza di indicazioni temporali o altro. Mi si consenta un esempio per chiarire meglio questa affermazione: ho fatto il test risultando positivo al virus, ne sono guarito ed un successivo test ha permesso di constatare la guarigione essendo risultato negativo; ho altresi’ completato il periodo di quarantena cui ero stato sottoposto e potrei teoricamente circolare, pur nei limiti imposti dalle ordinanze vigenti. Posso o non posso sottoscrivere tranquillamente una tale dichiarazione o sarebbe preferibile, in mancanza delle necessarie precisazioni, che mi dilungassi con delle annotazioni che circostanzino meglio il fatto che si’ ero risultato positivo …. ma oggi non lo sono piu’!

Da dove è iniziato lo spostamento e la destinazione dove vorremmo arrivare non dovrebbero essere indicazioni di particolare complessità. Attenzione che potrebbero confliggere con le informazioni concernenti la residenza e, se diverso, il domicilio. Ci si augura che, anche se non precisato in alcun modo, sia consentito anche provenire da un luogo diverso mentre, va abbastanza da sè, la destinazione dovrebbe essere plausibile rispetto alla provenienza ed essere coerente con la motivazione dello spostamento stesso di cui tratteremo piu’ oltre.

La conoscenza delle misure di contenimento del contagio

Qui dopo le avvertenze per l’uso, i distinguo e le precisazioni piu’ o meno ovvie sopra riportate, ecco che ricomincia il balletto dei richiami normativi. Si’ perche le misure di cui ccorre dar conto della conoscenza non sono informazioni qualsiasi, men che meno sono quelle lette sul quotidiano preferito o ascoltate al tiggi’ dalla nostra giornalista preferita, sono quelle “adottate ai sensi degli artt. 1 e 2 del decreto legge 25 marzo 2020 n. 19, che di seguito vado a riportare:

Art. 1
Misure urgenti per evitare la diffusione del COVID-19
1. Per contenere e contrastare i rischi sanitari derivanti dalla diffusione del virus COVID-19, su specifiche parti del territorio nazionale ovvero, occorrendo, sulla totalita’ di esso, possono essere adottate, secondo quanto previsto dal presente decreto, una o piu’ misure tra quelle di cui al comma 2, per periodi predeterminati, ciascuno di durata non superiore a trenta giorni, reiterabili e modificabili anche piu’ volte fino al 31 luglio 2020, termine dello stato di emergenza dichiarato con delibera del Consiglio dei ministri del 31 gennaio 2020, e con possibilita’ di modularne l’applicazione in aumento ovvero in diminuzione secondo l’andamento epidemiologico del predetto virus.
2. Ai sensi e per le finalita’ di cui al comma 1, possono essere adottate, secondo principi di adeguatezza e proporzionalita’ al rischio effettivamente presente su specifiche parti del territorio nazionale ovvero sulla totalita’ di esso, una o piu’ tra le seguenti misure:
a) limitazione della circolazione delle persone, anche prevedendo limitazioni alla possibilita’ di allontanarsi dalla propria residenza, domicilio o dimora se non per spostamenti individuali limitati nel tempo e nello spazio o motivati da esigenze lavorative, da situazioni di necessita’ o urgenza, da motivi di salute o da altre specifiche ragioni;
b) chiusura al pubblico di strade urbane, parchi, aree gioco, ville e giardini pubblici o altri spazi pubblici;
c) limitazioni o divieto di allontanamento e di ingresso in territori comunali, provinciali o regionali, nonche’ rispetto al territorio nazionale;
d) applicazione della misura della quarantena precauzionale ai soggetti che hanno avuto contatti stretti con casi confermati di malattia infettiva diffusiva o che rientrano da aree, ubicate al di fuori del territorio italiano;
e) divieto assoluto di allontanarsi dalla propria abitazione o dimora per le persone sottoposte alla misura della quarantena perche’ risultate positive al virus;
f) limitazione o divieto delle riunioni o degli assembramenti in luoghi pubblici o aperti al pubblico;
g) limitazione o sospensione di manifestazioni o iniziative di qualsiasi natura, di eventi e di ogni altra forma di riunione in luogo pubblico o privato, anche di carattere culturale, ludico, sportivo, ricreativo e religioso;
h) sospensione delle cerimonie civili e religiose, limitazione dell’ingresso nei luoghi destinati al culto;
i) chiusura di cinema, teatri, sale da concerto sale da ballo, discoteche, sale giochi, sale scommesse e sale bingo, centri culturali, centri sociali e centri ricreativi o altri analoghi luoghi di aggregazione;
l) sospensione dei congressi, di ogni tipo di riunione o evento sociale e di ogni altra attivita’ convegnistica o congressuale, salva la possibilita’ di svolgimento a distanza;
m) limitazione o sospensione di eventi e competizioni sportive di ogni ordine e disciplina in luoghi pubblici o privati, ivi compresa la possibilita’ di disporre la chiusura temporanea di palestre, centri termali, sportivi, piscine, centri natatori e impianti sportivi, anche se privati, nonche’ di disciplinare le modalita’ di svolgimento degli allenamenti sportivi all’interno degli stessi luoghi;
n) limitazione o sospensione delle attivita’ ludiche, ricreative, sportive e motorie svolte all’aperto o in luoghi aperti al pubblico;
o) possibilita’ di disporre o di affidare alle competenti autorita’ statali e regionali la limitazione, la riduzione, la sospensione o la soppressione di servizi di trasporto di persone e di merci, automobilistico, ferroviario, aereo, marittimo, nelle acque interne, anche non di linea, nonche’ di trasporto pubblico locale;
p) sospensione dei servizi educativi per l’infanzia di cui all’articolo 2 del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 65, e delle attivita’ didattiche delle scuole di ogni ordine e grado, nonche’ delle istituzioni di formazione superiore, comprese le universita’ e le istituzioni di alta formazione artistica musicale e coreutica, di corsi professionali, master, corsi per le professioni sanitarie e universita’ per anziani, nonche’ i corsi professionali e le attivita’ formative svolte da altri enti pubblici, anche territoriali e locali e da soggetti privati, o di altri analoghi corsi, attivita’ formative o prove di esame, ferma la possibilita’ del loro svolgimento di attivita’ in modalita’ a distanza;
q) sospensione dei viaggi d’istruzione, delle iniziative di scambio o gemellaggio, delle visite guidate e delle uscite didattiche comunque denominate, programmate dalle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado sia sul territorio nazionale sia all’estero;
r) limitazione o sospensione dei servizi di apertura al pubblico o chiusura dei musei e degli altri istituti e luoghi della cultura di cui all’articolo 101 del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, nonche’ dell’efficacia delle disposizioni regolamentari sull’accesso libero o gratuito a tali istituti e luoghi;
s) limitazione della presenza fisica dei dipendenti negli uffici delle amministrazioni pubbliche, fatte comunque salve le attivita’ indifferibili e l’erogazione dei servizi essenziali prioritariamente mediante il ricorso a modalita’ di lavoro agile; t) limitazione o sospensione delle procedure concorsuali e selettive finalizzate all’assunzione di personale presso datori di lavoro pubblici e privati, con possibilita’ di esclusione dei casi in cui la valutazione dei candidati e’ effettuata esclusivamente su basi curriculari ovvero con modalita’ a distanza, fatte salve l’adozione degli atti di avvio di dette procedure entro i termini fissati dalla legge, la conclusione delle procedure per le quali risulti gia’ ultimata la valutazione dei candidati e la possibilita’ di svolgimento dei procedimenti per il conferimento di specifici incarichi;
u) limitazione o sospensione delle attivita’ commerciali di vendita al dettaglio, a eccezione di quelle necessarie per assicurare la reperibilita’ dei generi agricoli, alimentari e di prima necessita’ da espletare con modalita’ idonee ad evitare assembramenti di persone, con obbligo a carico del gestore di predisporre le condizioni per garantire il rispetto di una distanza di sicurezza interpersonale predeterminata e adeguata a prevenire o ridurre il rischio di contagio;
v) limitazione o sospensione delle attivita’ di somministrazione al pubblico di bevande e alimenti, nonche’ di consumo sul posto di alimenti e bevande, compresi bar e ristoranti;
z) limitazione o sospensione di altre attivita’ d’impresa o professionali, anche ove comportanti l’esercizio di pubbliche funzioni, nonche’ di lavoro autonomo, con possibilita’ di esclusione dei servizi di pubblica necessita’ previa assunzione di protocolli di sicurezza anti-contagio e, laddove non sia possibile rispettare la distanza di sicurezza interpersonale predeterminata e adeguata a prevenire o ridurre il rischio di contagio come principale misura di contenimento, con adozione di adeguati strumenti di protezione individuale;
aa) limitazione allo svolgimento di fiere e mercati, a eccezione di quelli necessari per assicurare la reperibilita’ dei generi agricoli, alimentari e di prima necessita’;
bb) specifici divieti o limitazioni per gli accompagnatori dei pazienti nelle sale di attesa dei dipartimenti emergenze e accettazione e dei pronto soccorso (DEA/PS);
cc) limitazione dell’accesso di parenti e visitatori a strutture di ospitalita’ e lungo degenza, residenze sanitarie assistite (RSA), hospice, strutture riabilitative e strutture residenziali per anziani, autosufficienti e non, nonche’ agli istituti penitenziari ed istituti penitenziari per minorenni; dd) obblighi di comunicazione al servizio sanitario nazionale nei confronti di coloro che sono transitati e hanno sostato in zone a rischio epidemiologico come identificate dall’Organizzazione mondiale della sanita’ o dal Ministro della salute;
ee) adozione di misure di informazione e di prevenzione rispetto al rischio epidemiologico;
ff) predisposizione di modalita’ di lavoro agile, anche in deroga alla disciplina vigente;
gg) previsione che le attivita’ consentite si svolgano previa assunzione da parte del titolare o del gestore di misure idonee a evitare assembramenti di persone, con obbligo di predisporre le condizioni per garantire il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale predeterminata e adeguata a prevenire o ridurre il rischio di contagio; per i servizi di pubblica necessita’, laddove non sia possibile rispettare tale distanza interpersonale, previsione di protocolli di sicurezza anti-contagio, con adozione di strumenti di protezione individuale;
hh) eventuale previsione di esclusioni dalle limitazioni alle attivita’ economiche di cui al presente comma, con verifica caso per caso affidata a autorita’ pubbliche specificamente individuate.
3. Per la durata dell’emergenza di cui al comma 1, puo’ essere imposto lo svolgimento delle attivita’ non oggetto di sospensione in conseguenza dell’applicazione di misure di cui al presente articolo, ove cio’ sia assolutamente necessario per assicurarne l’effettivita’ e la pubblica utilita’, con provvedimento del prefetto assunto dopo avere sentito, senza formalita’, le parti sociali interessate.

Art. 2
Attuazione delle misure di contenimento
1. Le misure di cui all’articolo 1 sono adottate con uno o piu’ decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro della salute, sentiti il Ministro dell’interno, il Ministro della difesa, il Ministro dell’economia e delle finanze e gli altri ministri competenti per materia, nonche’ i presidenti delle regioni interessate, nel caso in cui riguardino esclusivamente una regione o alcune specifiche regioni, ovvero il Presidente della Conferenza delle regioni e delle province autonome, nel caso in cui riguardino l’intero territorio nazionale. I decreti di cui al presente comma possono essere altresi’ adottati su proposta dei presidenti delle regioni interessate, nel caso in cui riguardino esclusivamente una regione o alcune specifiche regioni, ovvero del Presidente della Conferenza delle regioni e delle province autonome, nel caso in cui riguardino l’intero territorio nazionale, sentiti il Ministro della salute, il Ministro dell’interno, il Ministro della difesa, il Ministro dell’economia e delle finanze e gli altri ministri competenti per materia. Per i profili tecnico-scientifici e le valutazioni di adeguatezza e proporzionalita’, i provvedimenti di cui al presente comma sono adottati sentito, di norma, il Comitato tecnico scientifico di cui all’ordinanza del Capo del dipartimento della Protezione civile 3 febbraio 2020, n. 630. 2. Nelle more dell’adozione dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri di cui al comma 1 e con efficacia limitata fino a tale momento, in casi di estrema necessita’ e urgenza per situazioni sopravvenute le misure di cui all’articolo 1 possono essere adottate dal Ministro della salute ai sensi dell’articolo 32 della legge 23 dicembre 1978, n. 833. 3. Sono fatti salvi gli effetti prodotti e gli atti adottati sulla base dei decreti e delle ordinanze emanati ai sensi del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, convertito, con modificazioni, dalla legge 5 marzo 2020, n. 13, ovvero ai sensi dell’articolo 32 della legge 23 dicembre 1978, n. 833. Continuano ad applicarsi nei termini originariamente previsti le misure gia’ adottate con i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri adottati in data 8 marzo 2020, 9 marzo 2020, 11 marzo 2020 e 22 marzo 2020 per come ancora vigenti alla data di entrata in vigore del presente decreto. Le altre misure, ancora vigenti alla stessa data continuano ad applicarsi nel limite di ulteriori dieci giorni.
4. Per gli atti adottati ai sensi del presente decreto i termini per il controllo preventivo della Corte dei conti, di cui all’articolo 27, comma 1, della legge 24 novembre 2000, n. 340, sono dimezzati. In ogni caso i provvedimenti adottati in attuazione del presente decreto, durante lo svolgimento della fase del controllo preventivo della Corte dei conti, sono provvisoriamente efficaci, esecutori ed esecutivi, a norma degli articoli 21-bis, 21-ter e 21-quater della legge 7 agosto 1990, n. 241.
5. I provvedimenti emanati in attuazione del presente articolo sono pubblicati nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e comunicati alle Camere entro il giorno successivo alla loro pubblicazione. Il Presidente del Consiglio dei ministri o un Ministro da lui delegato riferisce ogni quindici giorni alle Camere sulle misure adottate ai sensi del presente decreto.

Il ginepraio degli ulteriori riferimenti normativi contenuti nei due articoli sopra riportati

Conformemente alla consolidata consuetudine normativa italiana i richiami anche qui si sprecano. Mi limitero’ per il momento ad elencarli in rigoroso ordine di apparizione, evidenziati in grassetto, nel testo dei vari commi degli articoli 1 Misure urgenti per evitare la diffusione del COVID-19 e 2 Attuazione delle misure di contenimento, riservandomi una loro ripresa in un’eventuale terza parti di questa esegesi dell’autocertificazione per il COVID-19 :

… di cui all’articolo 2 del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 65
… di cui all’articolo 101 del codice dei beni culturali e del paesaggio
… di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42
… di cui all’ordinanza del Capo del dipartimento della Protezione civile 3 febbraio 2020, n. 630
… ai sensi dell’articolo 32 della legge 23 dicembre 1978, n. 833
… ai sensi del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, convertito, con modificazioni, dalla legge 5 marzo 2020, n. 13
… i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri adottati in data 8 marzo 2020, 9 marzo 2020, 11 marzo 2020 e 22 marzo 2020 per come ancora vigenti
… di cui all’articolo 27, comma 1, della legge 24 novembre 2000, n. 340
… a norma degli articoli 21-bis, 21-ter e 21-quater della legge 7 agosto 1990, n. 241

E per fortuna che grazie ad internet riusciamo a recuperare tutte le norme citate senza dover ricorrere al nostro amico avvocato! Pero’ la ricerca, la lettura e la comprensione sono oltremodo laboriose e, se tutto va bene, rimanderemo a domani l’uscita con la nostra bella autocertificazione debitamente compilata e sottoscritta, andando a riposare con la segreta speranza di svegliarci domani scoprendo che era solo un brutto incubo dovuto all’eccesso di alimentazione, acuito dalla nostra stanzialità, oppure che … l’autocertificazione è stata abrogata, non serve piu’ e ci possiamo muovere liberamente. O magari sarà nel frattempo uscita una nuova versione e dobbiamo ricominciare tutto daccapo?

…. continua!