Chi di noi non si è mai trovato di fronte al dilemma di come risolvere un conflitto?


Alcuni di noi con maggiore frequenza ed altri meno ci troviamo ad affrontare dei conflitti che possono insorgere, per le piu’ svariate ragioni, sia in ambito professionale che familiare. Spesso sono conflitti in cui veniamo coinvolti mentre talvolta ne siamo noi stessi l’origine. In tutti i casi da come reagiamo sia noi che le nostre controparti dipende l’esito del conflitto. In linea di massima possiamo ipotizzare vi siano due modalità principali di approccio, una emotiva ed l’altra razionale.

Al palesarsi di un conflitto emotivamente possiamo essere portati a:

1. FUGGIRE – se entrambe le parti fuggono, il conflitto viene abbandonato all’origine ma nessuno dei due ne esce vincente: questa è una situazione lose-lose

2. COMBATTERE – chi affronta in modo combattivo un conflitto ha una sola aspettativa, quella di vincere, ed alla fine una delle due parti avrà il sopravvento: siamo in una situazione win-lose.

3. RINUNCIARE – chi decide di abbandonare il conflitto, desistendo dal combattere, si viene a trovare nella posizione di perdente lasciando all’altra parte quella di vincente: è questa una situazione lose-win.

Nel momento in cui cerchiamo di affrontare razionalmente il conflitto, possiamo ipotizzare si verifichino le seguenti situazioni:

4. EVITARE LE RESPONSABILITA’ – coloro che si sentono sopraffatti dalla eventualità di gestire direttamente il conflitto tendono a delegarne la risoluzione a terzi, generalmente un’autorità o qualcuno che si reputi al disopra delle parti: questa terza parte risolve il conflitto ma non necessariamente con saggezza o nell’interesse del delegante. Ognuna delle parti si trova a dover fare un passo indietro: ci troviamo di nuovo in una situazione lose-lose.

5. TROVARE UN COMPROMESSO – dipende come questa soluzione viene percepita accettabile dalle parti. Pur non trattandosi spesso della soluzione ideale, puo’ essere ritenuta ragionevole nella specifica circostanza: siamo in un’ipotesi win-lose/win-lose.

6. RAGGIUNGERE UNA SOLUZIONE CONDIVISA – il consenso nel trovare tale tipo di soluzione è basato su una terza via sviluppata congiuntamente, una soluzione del tutto nuova che diversamente dal compromesso usualmente lascia entrambe le parti soddisfatte: è una situazione win-win.

Inchiostro si pentole no

Dal racconto di un amico che in questi giorni in #Italia è andato a fare la spesa in un supermercato, si ha la conferma non solo della incapacità totale del governo del paese a reggere il confronto con l’emergenza sanitaria #covid19 bensi’ di una volontà perversa di rendere la vita inutilmente piu’ difficile, penalizzando nel contempo alcuni settori economici e privilegiandone altri.

“Dopo l’ultima spesa, fatta ormai due settimane fa, mi accingo bardato come un alieno per non rischiare di essere infettato – o di infettare a mia volte un altro potendo essere un cosiddetto “asintomatico” senza nemmeno saperlo – ad entrare al supermercato dopo aver fatto un’oretta buona di coda: la guardia all’ingresso mi scruta attentamente e, constatato che ho guanti di lattice alle mani, sacchetti di plastica ai piedi legati al difuori dei pantaloni all’altezza dei polpacci, cappello da addetto agli alimentari fermato con le forcine tra i capelli e … doppia mascherina, mi fa avanzare e sollevo per qualche istante la visiera in acetato che mi sono costruito con la copertina di un dossier che non mi serviva piu’ al fine di farmi misurare la febbre; beep! Tutto a posto, procedo all’ingresso e mi munisco di un capiente carrello. In famiglia siamo in tanti e la lista degli aimentari piuttosto estesa.

Lo spazio all’interno è piuttosto ampio e anche se l’altoparlante del supermercato diffonde una serie di istruzioni, tra cui quella di limitarsi ad un componente solo per famiglia per ciascun carrello e di entrare nei corridoi uno alla volta, vedo naturalmente coppiette che corrono a destra e manca per riempire il proprio, abbandonato in mezzo al corridoio e mi ci fiondo alla ricerca di quanto mi serve. Cerco di fare in fretta anche perchè dopo l’attesa all’ingresso sono già piuttosto provato ed il caldo all’interno acuisce la mia sensazione di disagio; sto sudando e la visiera trasparente è già tutta appannata e faccio fatica a leggere la lista della spesa. Finalmente, grazie anche al fatto che la mia mogliettina ha vuto l’accortezza di elencare tutti gli acquisti necessari già tenendo conto della corretta sequenza degli scaffali, mi rendo conto che ho depennato quasi tutto: mi mancano solo la spazzola per lavare i piatti, il coltellino per spalmare il burro di cui ho rotto ieri il manico di plastica e l’inchiostro per la stampante che ho da qualche giorno esaurito dopo la stampa dell’ennesima versione della famosa autocertificazione.

Shopping cart in a grocery store

Entro nel corridoio dove vedo degli ampi scaffali con pentolame e stoviglie di ogni genere e, appesi in alto, i mie oggetti: la spazzola e il coltello spalmaburro. E’ fatta direte voi, sei arrivato alla fine della tua tortura, ma niente affato…non è cosi’….certo perchè tutta la sezione è sbarrata con del nastro bianco e rosso e disseminata di cartelli che avvisano del fatto che la merce esposta non è vendibile! Come non è vendibile? Se la merce è li e io sono qui apposta per comprarla, mi serve, non posso continuare a lavare i piatti solo con la spugnetta e i miei figli si lamentano che i coltelli normali non vanno bene per spalmare la nutella perchè sono troppo stretti. Chiedo ad un addetto che sta rimpiazzando gli articoli alimentari nello scaffale opposto, dove ci sono solo alimentari, e mi spiega che sono le disposizioni anti-covid.

Ma l’inchiostro per la mia stampante riusciro’ a trovarlo?

Con un po’ di ansia, la visiera sempre piu’ appannata e le mani che ormai sguazzano nel sudore all’interno dei guanti di lattice e il carrello pieno già fino ben oltre il limite di carico, raggiungo l’area degli inchiostri per stampanti e – con mio grande stupore e fortemente rincuorato – constato che non è sbarrato dal nastro come quello del pentolame; controllo con accuratezza che non vi siano cartelli che segnalano l’invendibilità dei prodotti li’ esposti: nulla. Vado quindi alla ricerca di quanto mi necessita e, per mia fortuna, trovo l’ultima confezione sia dell’inchiostro nero che di quello a colori, adatti per il mio modello di stampante. Sono salvo! Potro’ stampare tutte le ultime versioni della famigerata autocertificazione che il ministero degll’interno si inventerà a seguito dell’ennesimo DPCM del governicchio Conte! Whaooooo, sono cosi’ preso dall’euforia di avere trovato l’inchiostro che mi sto già facendo una ragione del fatto di non poter acquiustare la spazzola per lavare i piatti ed il coltellino spalmaburro e poi, la giustificazione per moglie e figli è belle che pronta: c’erano ma era vietato venderli!”

Conclusioni

Dal racconto del mio amico si possono trarre varie conclusioni; alcune le lascero’ all’attento lettore che, vivendo in Italia e subendo analoghe limitazioni, non mancherà di immagnare sè stesso in un’analoga situazione. Permettetemi sottoporvi comunque alcune riflessioni:

  • considerato che il supermercato dispone di spazi abbastanza ampi da consentire un agevole ingresso di piu’ persone contemporaneamente (un superstore, giusto per darvi un’idea, ha una superficie di vendita tra i 4.000 e i 5.000 metri quadri) le quali, dopo un’attesa in coda spesso di non breve durata, potrebbero avere la necessità di acquistare anche prodotti non alimentari senza doversi recare in altri negozi, fare ulteriori code, correre e far correre ulteriori rischi di contagio e magari rischiare di imbattersi in qualche solerte ed intransigente paladino dei DPCM conteschi, che gli appiopperà una bella multa perché non gli piace come è stata redatta l’autocertificazione, perché non devono poter effettuare l’acquisto di una pentola, di una scodella, di un piatto o di un bicchiere che si sono rotti?
  • evito volutamente di entrare eccessivamente nel merito dell’evidente aspetto economico della perdita di guadagno per il negozio, conseguente la mancata vendita, e della minore disponibilità finanziaria che inciderà sia sul pagamento del personale dipendente che dei propri fornitori
  • ma vogliamo considerare l’altro lato della medaglia? la mancata vendita comporta un mancato approvvigionamento presso il fornitore, un grossista o forse anche direttamente il fabbricante delle pentole, dei piatti, delle scodelle, dei bicchieri … della spazzola per lavare i piatti e del coltellino per spalmare il burro che voleva acquistare il mio amico; ecco quindi che la mancata vendita del supermercato si ripercuote con effetto negativo su tutta la filiera di approvvigionamento dei prodotti: il commerciante o il produttore vendendo di meno perderanno fatturato e non disporranno della liquidità necessaria per far fronte ai propri pagamenti a favore del proprio personale dipendente, dei fornitori nonché dei trasportatori che, a loro volta, perderanno fatturato ed introiti di denaro eccetera eccetera …
  • ma l’inchiostro per stampanti si’, ed anche la carta, indispensabili per chi disponga di personal computer in casa per stampare l’AUTOCERTIFICAZIONE, documento ancora piu importante dei soldi necessari per pagare la spesa, per poter uscire dalla propria abitazione e, potendo ovviamente giustificare un qualche stato di necessità come ad esempio fare la spesa per dar da mangiare alla propria famiglia, per disporre di un lasciapassare come quello che scrutavano attentamente i soldati nazisti a chi si aggirava alla ricerca di cibo o dei propri parenti ed amici in città ancora afflitte dalle ultime propaggini di una guerra che in Europa sarebbe finita, secondo gli storici, proprio oggi l’8 maggio 1945.

Quando finirà la guerra al “coronavirus” chi pagherà per tutto questo

E quando sarà finita la guerra al Covid-19, al Corona virus, al virsu sdella Sars-CoV-2 o come altro voglia mo chiamare questo invisibile ma potente aggressore ci sarà qualcuno che pagherà per tutto questo? Il Popolo Italiano saprà prima o poi rialzare la testa e porre fine ai soprusi di un governicchio che ha contribuito, e sta tuttora contribuendo, con la sua inettitudine a causare il contagio di centinaia di migliaia di persone e la morte di decine di migliaia di persone? Verranno mandati a casa un ministro della sanità ed i dirigenti tutti che non sono stati capaci di mettere in pratica per tempo quanto previsto da un piano pandemico che prevedeva precise azioni da intraprendere, che non sono state intraprese a tempo debito? Verranno adeguatamente valutati e giudicati nelle sedi opportune gli atti sconsiderati di coloro che hanno contribuito, e stanno contribuendo, allo sfacelo economico e finanziario della nazione Italiana, alla disoccupazione di milioni di lavoratori che per gli anni a venire si vedranno costretti a richiedere il reddito di cittadinanza?

2019 un intero anno di pausa sul blog … e ora l’emergenza COVID-19

Un anno sabbatico? No, un anno di intenso lavoro che non ha lasciato spazio a commenti su questo blog anche se le notizie da commentare sarebbero state davvero tante, a cominciare dalla politica italiana con ben due governi che si sono avvicendati nel corso del 2019.

Devo ammettere che oltre all’impegno lavorativo cio’ che mi ha fortemente demotivato dal continuare a scrivere è stata soprattutto l’involuzione politica italiana, il trasformismo di certi personaggi spuntati dal nulla come funghi al sole dopo una giornata di pioggia. Sono stati l’inconsistenza di una parte della maggioranza divenuta opposizione e dell’opposizione divenuta magicamente maggioranza senza piu’ un adeguato riscontro nel consenso degli elettori. Ma è stata soprattutto l’apatia indotta dalla mancanza di reattività di buona parte del popolo italiano a farmi desistere piu’ e piu’ volte dall’esternare le mie opinioni.

Ho di conseguenza diradato anche la mia presenza sui social, con interventi sporadici dettati piu’ dalla curiosità di qualche post altrui che da uno specifico interesse suscitato in me dagli eventi della vita pubblica nazionale o internazionale.

Ed eccoci al 2020, un anno iniziato sotto i peggiori auspici con un’epidemia virale che a gennaio sembrava circoscritta al solo luogo di origine, la Cina, e ora vede gli Stati Uniti d’America di colpo come la nazione col il maggior numero di contagiati: ben 104.837 in base agli ultimi dati disponibili sul sito della Johns Hopkins University

Pur se con una diluizione nel tempo i vari paesi attaccati dal contagio presentano continui incrementi sia dei nuovi infetti che, purtroppo, dei decessi. Una situazione presa da tutti i governi eccessivamente con leggerezza all’inizio, quasi come se in un mondo globalizzato e caratterizzato da un’estrema mobilità delle persone, i confini nazionali potessero costituire delle barriere alla diffusione di questo ormai famigerato virus denominato dai piu’ COVID-19 e da altri SAR-COV-2. Tutti a partire all’organizzazione mondiale della sanità hanno troppo a lungo pensato che quella che era all’inizio un’epidemia, seppur importante, non si diffondesse piu’ di tanto e, soprattutto, non lo facesse con tale velocità da dover correre presto ai ripari dichiarando la pandemia.

Gli interventi dell’Organizzazione Mondiale della sanità

Una delle prime news concerneti il nuovo coronavirus presenti sul sito dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) risale allo scorso 13 gennaio 2020 quando, citando il caso di una persona risultata infetta in Tailandia dopo il suo rientro dalla Cina, precisamente dalla ormai tristemente nota città di Wuhan nella provincia di Hubei, segnalava che il caso risultava già noto alle autorità locali dall’8 di gennaio 2020! Reiterando la necessità che in Cina si proseguisse con l’identificazione della antura del contagio, la notizia si concludeva con la precisazione che il direttore generale del WHO Dr Tedros Adhanom Ghebreyesus avrebbe provveduto a consultare il comitato di emergenza dell’ente, convocando a breve una riunione dello stesso.

Dobbiamo attendere fino al 28 gennaio 2020 per leggere degli aggiornamenti in merito alla battaglia sul coronavirus, in atto al momento solo in Cina, a seguito dell’incontro a Pechino del direttore generale del WHO Dr Tedros Adhanom Ghebreyesus con il presidente della Repubblica Popolare Cinese Xi Jinping. In tale data si parlava si olo 4.500 persone infettate a livello globale, di cui la maggior parte sul territorio CInese: oggi siamo arrivati ad oltre 600.000 contagiati nel mondo! Il comunicato si concludeva con l’annuncio di una riconvocazione del comitato di emergenza e di nuove notizie che sarebbero state fornite a breve.

Il Dr Tedros Adhanom Ghebreyesus (WHO) incontra a Pechino il President cinese Xi Jinping

Sempre il WHO avvisava già in data 5 febbraio 2020 della necessità di almeno 675 milioni di dollari per proteggere i paesi oggetto di attacco dal nuovo virus (nCoV-2019), comunicando l’avvio di un piano strategico per il periodo Febbraio-Aprile 2020 con l’obiettivo di limitare la trasmissione persona-a-persona del virus, identificare, isolare e curare i pazienti tempestivamente, comunicare i rischi ed altre attività connesse. Il successivo 6 febbraio, poi ancora il 13 febbraio fino a giungere ai giorni nostri lo scorso 26 marzo 2020 con l’invito del Dr Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale del WHO rivolto al G20 per combattere uniti il COVID-19.

E in Italia, quali sono stati gli interventi del governo?

Nel prossimo post cerchero’ di sintetizzare quanto è stato fatto, ed anche quanto non è stato fatto con sufficiente tempestività o, ancora a tutt’oggi, non è stato per niente fatto. Il tutto non per mero spirito di polemica bensi’ come pungolo per dei politici ancora troppo inerti, confusi, che non danno sicurezze ad una nazione in cui si sono già verificati episodi di assalto ai supermercati e alle banche: e non mi si venga a dire che sono solo “pilotati” dagli ambienti della malavita perché ci sono persone senza mezzi di sostentamento che sicuramente già prima non avevano di che vivere, ma che cercavano di sopravvivere mentre oggi, avendo di fronte a loro prospettive ancora peggiori e soprattutto incerta determinazione non esiteranno a fare di tutto pur di poter sfamare i propri figli, di garantire a sè stessi e alle proprie famiglie il sacrosanto diritto di esserci ancora un domani che oggi nessuno al mondo ci puo’ garantire.

Le grandi religioni del mondo -Cristiani ancora in maggioranza

Il grafico evidenzia, sulla base delle stime riportate da varie fonti, la percentuale di fedeli delle principali religioni rispetto alla popolazione mondiale nonché quella di chi non si dichiara credente di una delle religioni “classiche” (atei, agnostici o altro).

Questa invece la situazione nel nostro paese che evidenzia una preponderante presenza di Cristiani con il 71% e solo un 3% di fedeli dell’Islam per cui non si comprende questo affanno di sinistre e grillini a voler sopprimere a tutti i costi le esternazioni di carattere religioso con l’ipocrita scusa di “non voler offendere la sensibilità” di tale minoranza; si veda per tutti l’ultimo caso salito alla ribalta delle cronache della decisione adottata dal municipio romano XIII, a guida M5S, di vietare la consueta S. Messa Natalizia volendola sostituire con un “incontro interreligioso”!

Cristianesimo

I fedeli di questa religione sono stimati:

  • tra 2,2 e 2,4 miliardi nel mondo pari a circa il 32% della popolazione mondiale
  • in circa il 71,4% della popolazione italiana; il 66,7% cattolici

Islamismo

I fedeli di questa religione sono stimati:

  • tra 1,5 e 1,8 miliardi nel mondo pari a circa il 21% della popolazione mondiale
  • in circa il 3,1% della popolazione italiana

Induismo

I fedeli di questa religione sono stimati:

  • tra 1,0 e 1,1 miliardi nel mondo pari a circa il 14% della popolazione mondiale
  • in circa lo 0,3% della popolazione italiana

 

Religione tradizionale cinese (Confucianesimo, Taoismo, Scintoismo)

I fedeli di questa religione sono stimati:

  • tra 754 mioni e 1 miliardo nel mondo pari a circa il 7% della popolazione mondiale

 

Buddhismo

I fedeli di questa religione sono stimati:

  • tra 488 e 576 milioni nel mondo pari a circa il 6% della popolazione mondiale
  • in circa lo 0,4% della popolazione italiana

 

Fonti: www.cinquecosebelle.it , wikipedia

Fermiamo questa follia anti-cristiana

I grillini cancellano la Messa di Natale. Ecco con cosa vogliono sostituirla. Cosi’ titola Libero online

Con il Santo Natale si rinnova l’evento salvifico della venuta del Messia che ha dato origine alla Cristianità e cristiane sono e restano le radici dell’Europa!

Sostituire la S. Messa di Natale con un incontro interreligioso dimostra prima ancora che la grettitudine del M5S l’ignoranza assoluta dei suoi componenti: mi si spieghi di cos’altro tratterebbero in un siffatto incontro soggetti “non cristiani” visto che la ricorrenza è squisitamente “cristiana”?

La citazione della Costituzione, Art. 8 è faziosamente incompleta; il testo integrale è quello che segue:

” Art. 8.
Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.
Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento
giuridico italiano.
I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.”

Da notare la citazione non casuale della religione cattolica le cui rappresenatnze hanno nell’art. 7 che precede una precisa normativa di riferimento, atteso il riconoscimento che gli statuti che ne regolano l’operatività non contrastano con l’ordinamento giuridico italiano.

Senza entrare nel merito di tutte le altre confessioni basti notare la natura violenta, discriminatoria e terroristica di quella parte dell’Islam che propugna la jihad: non risultano né potrebbero legittimamanete esserci intese con le rappresentanze di costoro che, se individuati, sono soggetti ad espulsione dal territorio dello Stato. Perché poi dovrebbero sentirsi offesi solo i musulmani dal festeggiare il S. Natale e non già anche gli ebrei, piuttosto che i buddisti o gli induisti? Sta di fatto che tutti coloro che si sono recati e si recano volontariamente in Italia be sanno quale sia la confessione religiosa maggiormente diffusa, ossia quella cristiana cattolica, e rappresentando una sparuta minoranza non hanno maggiori diritti di altri né di affermare la supremazia della propria fede precaricato discapito di quella locale e nemmeno di sentirsi offesi dalle manifestazioni della stessa.

Queste le statistiche più recenti:

  • Non religiosi/altro (24,5%).
  •  Islam (3,1%).
  • Della popolazione totale residente nella penisola, il 71.4% sono cristiani, di cui il 66.7% cattolici.

 

La mezzaluna nel cielo offende la sensibilità cristiana

 

 

Con ciclica regolarità la mezzaluna appare nel cielo, sia all’oriente come all’occidente; alternativamente con la “gobba” a levante piuttosto che a ponente e salvo che il cielo non sia coperto di nuvole non possiamo non vederla. La luna simboleggia da sempre anche i sogni dell’uomo, di raggiungerla, di volere qualcosa che viene considerato irraggiungibile e cosi’ via dicendo, ma è anche il simbolo di una grandissima parte di paesi di religione islamica, la vediamo sulle moschee oltre che sulle bandiere ed è sicuramente da ritenersi l’emblema della religione stessa alla stregua della croce per i cristiani. Ed è per “rispetto” dei musulmani che sui mezzi di soccorso in luogo della croce rossa viene posta la mezzaluna rossa, insieme sulla bandiera dell’organizzazione mondiale.

Ma se la croce puo’ offendere i musulmani, di converso la mezzaluna offenderebbe la sensibilità dei cristiani e quindi come possiamo evitare che appaia regolarmente sopra i nostri cieli? Sicuramente qualcuno dei numerosi politici e politicanti italiani che, una volta preso il potere, con sempre maggiore ostinazione cerca di sopprimere ogni simbolo del cristianesimo nel nostro paese, dalle croci alle Messe di suffragio o a quelle di Natale, dai canti al Presepe, all’albero natalizio e presto anche i relativi mercatini, riuscirà per “par condicio” a trovare un’adeguata soluzione per oscurare cicliclamente la mezzaluna nel cielo…..e naturalmente da ogni e qualsiasi altro luogo. In alternativa potremmo chiedere l’illuminato supporto di una nota catena di supermercati che si è data la pena di cancellare le croci sui campanili dalle foto dei propri prodotti!

 

Assurda trascuratezza dello Stato italiano verso i propri cittadini.

L’esistenza stessa dello Stato si giustifica con la necessità di fornire prioritariamente ai propri cittadini il necessario supporto sociale; in difetto questa istituzione manca in modo clamoroso ad uno dei suoi compiti fondamentali, che solo in via del tutto sussidiaria possono essere svolti da altri soggetti. Posto che le risorse sono sempre piuttosto scarse rispetto all’effettiva entità dei bisogni chi governa ha la responsabilità della scelta quanto a tipologia ed entità degli aiuti da erogare ai piu’ bisognosi e soprattuto a quali di questi dare necessariamente la priorità.

Un comune sentire di questi ultimi tempi, figlio di una dissennata politica di accoglienza indiscriminata che non ha tenuto e non tiene in debito conto quali siano le risorse disponibili e quale debba essere un’euqa distribuzione delle stesse, è quello per cui oggi gli italiani si sentono discriminati rispetto agli stranieri accolti sul territorio del paese cui tutto pare sia dovuto.

Le cifre del bilancio pubblico con la spesa per missione fino a 5 miliardi di Euro evidenziano ancora una volta una forte sperequazione nella voce “Immigrazione e accoglienza” rispetto ad esempio a quanto viene speso per la “Tutela della salute” piuttosto che per la “Tutela territorio e ambiente”. Se si considera che i 2,5 miliardi originariamente previsti sono ulteriormente lievitati, arrivando a 3,2 miliardi di spesa complessiva solo per il 2017 con l’ultima manovra di bilancio, si ha un idea della follia governativa!

Il documento che segue, ottenuto direttamente dal sito MEF (Ministero Economia e Finanze), pone in evidenza le previsioni di spesa aggiornate per il triennio 2017-2019 nella fascia di valori omogenea con quella del grafico sopra riportato, ossia fino a 5 miliardi di Euro, con ordinamento decrescente.

Si nota in modo molto evidente quale sia il livello di priorità assegnato alla missione”Immigrazione, accoglienza e garanzia dei diritti” (definizione cosi’ aggiornata nella presente edizioni) che con i 3,2 miliardi già citati per il solo 2017 si pone al terzo posto per entità.  Solo per citare per contro alcune voci di entità enormemente inferiore rispetto a questa troviamo:

  • Agricoltura, politiche agroalimentari e pesca  …………0,8 miliardi
  • Giovani e sport per ……………………………………………….0,8 miliardi
  • Commercio internazionale ed internazionalizzazione del sistema produttivo per……………………………………………………………………………….0,3 miliardi
  • Turismo per soli…………………………………………………….. 46 milioni!

In una sana famiglia che esercita un oculato controllo delle spese, pur non disdegnando di destinara una parte del proprio budget anche per l’aiuto a soggetti bisognosi al difuori di essa, vengono sempre e comunque soddisfatti in via prioritaria i bisogni dei propri figli a volte anche a discapito dei genitori stessi. Paragonando lo Stato, come dovrebbe essere, ad una grande famiglia ed ai cittadini quali figli……verifichiamo di fatto che le lamentele  al riguardo, suffragati in questo da llalettura dei numeri, appaiono assolutamente giustificate in quanto lo Stato opera con modalità assolutamente rovesciate rispetto a quanto sarebbe eticamente e politicamente corretto:

  • soddisfa prioritariamente i propri bisogni, fagocitando enormità di denaro pubblico per alimentare l’apparato statale e primariamente per i suoi vertici dalla presidenza della Repubblica, al Parlamento nazionale, per i vari enti locali e per tutte le istituzioni pubbliche;
  • ha in questi ultimi anni deciso di favorire gli istituti di credito, coprendone le ingenti perdite con denaro pubblico a danno di moltissimi risparmiatori che avevano investito sia in azioni che obbligazioni
  • ha altresi’ favorito il soddisfacimento dei bisogni di migranti provenienti in prevalenza dal nordafrica, accolti indiscriminatamente senza vagliarne la provenienza e in particolare senza accertarne in modo efficace la effettiva qualifica di rifugiato in fuga da zone di guerra, disperdendo anche qui risorse pubbliche col pagamento in via privilegiata di cooperative ed altri imprenditori che, come dimostrato anche da recenti interventi della magistratura, stanno semplicemente speculando su una vero e proprio mercato degli esseri umani
  • solo in via residuale questo governo si occupa invece dei propri cittadini meno fortunati!

 

Rai TV di Stato a pagamento, cattiva maestra di lingua

 Una delle funzioni che almeno all’inizio dell’era delle trasmissioni televisive aveva l’emittente di Stato era quella dell’unificazione della lingua. Questa funzione si è andata sempre piu’ affievolendo anche se di pari passo pare non sia affatto cresciuta la cultura linguistica; ne sono dimostrazione i continui strafalcioni sia di politici che di star dello spettacolo, oggetto di notizia sui social network oltre che appetitoso elemento di dissacrazione del soggetto interessato in divertenti show televisivi.

Nella migliore delle ipotesi i vari conduttori e giornalisti non perdono il loro inconfondibile accento dialettale, prevalentemente del centro e del sud Italia (non tacciatemi qui per favore di razzismo, cito un inconfutabile dato di fatto); pare che i corsi di dizione siano rimasti riservati ai conduttori dei notiziari e a qualche loro inviato. Nei vari spettacoli di intrattenimento invece l’uso di forme dialettali non a tutti spesso comprensibili si spreca; poco fa facendo zapping da Rai 1 ad un altro canale un presentatore precisava, rivolgendosi ai concorrenti che rischiavano di essere esclusi dal passaggio alla fase successiva del gioco …se ne devono da annà!“. Se per molti questo puo’ essere motivo di divertimento, li fa sentire “a casa”, vicino a loro ed al loro modo di esprimersi, questa mancanza di un uso corretto della lingua italiana è profondamente diseducante per chi – italiano ma anche straniero – è in fase di apprendimento o perfezionamento dell’italiano e finirà inevitabilmente per utilizzare forme niente affatto corrette. Poi ci si lamenta dei congiuntivi di Di Maio ed altri……..chissà quanta Rai hanno masticato!

I soliti sostenitori del ” ma lo fanno anche gli altri “ contesteranno il fatto che anche nelle TV commerciali sia invalsa la medesima pratica. Ma le TV diverse dalla Rai non impongono un canone pagato da tutti i cittadini, inserito peraltro in base alle nuove norme obbligatoriamente nella bolletta energetica; le cosiddette TV commerciali si finanziano infatti in via autonoma con la pubblicità, siamo liberi di vederle o meno senza pagare nulla, saltiamo i relativi canali laddove trasmettano TV spazzatura e, se proprio vogliamo essere pignoli, possiamo persino evitare di finanziarle indirettamente evitando di acquistare i prodotti e servizi che vi vengono pubblicizzati.

Una TV di Stato che ormai ha perso non solo la funzione di unità linguistica che la caratterizzava inizialmente ma ancor di piu’ è oggetto di lottizzazioni partitiche tali per cui vengono, piu’ o meno subliminalmente, propugnate le opinioni politiche di parte governativa: un esempio fra tutti il diktat di questa legislatura che ha imposto l’assurda versione al femminile di cariche e professioni! In questo ultimo caso con l’obbligata ipocrita emulazione di tutte le altre emittenti. Nulla da dire se tutto cio’ non fosse finanziato con soldi pubblici, se non comportasse compensi esorbitanti per giullari di corte chiamati a compiacere i potentati policiti di turno che vengono sottratti alle risorse finanziarie sempre assai scarse da destinare alla copertura dei bisogni primari dei cittadini.

 

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Cosa è accaduto veramente con i grillini nel ristorante in Sicilia?

 

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