Contributi dell’Europa all’Italia: che fine fanno gli oltre 34 miliardi stanziati per il periodo 2014-2020?

Nell’allocazione dei fondi per il periodo 2014-2020 l’Italia con 34,5 miliardi di Euro (di cui 23,5 per le regioni meno sviluppate)  è seconda solo alla Polonia con 77,6 miliardi di Euro (di cui 49,6 per le regioni meno sviluppate).

Per quali finalità vengono fatte queste attribuzioni di contributi? Quali sono i paesi che possono usufruirne? Quella che riportiamo è la mappa che indica le regioni con diverse colorazioni in base al livello di “eleggibilità” per l’attribuzione di detti contributi; oltre alla quasi totalità delle regioni dei vari paesi dell’Est europeo e del Portogallo si nota la presenza di 1 regione per la Spagna e di ben 4 regioni considerate da Eurostat come meno sviluppate (PIL per abitante inferiore alla media di quello dei paesi EU-27): Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia.

Le 11 tematiche obiettivo interessate per il periodo 2014-2020 sono:

• strengthening research, technological development
and innovation;
• enhancing access to, and use and quality of
information and communication technologies (ICT);
• enhancing the competitiveness of small and
medium-sized enterprises (SMEs);
• supporting the shift towards a low-carbon economy
in all sectors;
• promoting climate change adaptation, risk
prevention and management;
• preserving and protecting the environment and
promoting resource efficiency;
• promoting sustainable transport and removing
bottlenecks in key network infrastructures;
• promoting sustainable and quality employment and
supporting labour mobility;
• promoting social inclusion, combating poverty and
any discrimination;
• investing in education, training and vocational
training for skills and lifelong learning;
• enhancing institutional capacity of public authorities
and stakeholders and efficient public administration.

Chi lo desiderasse puo’ leggere il documento integrale al link della copertina del rapporto regionale  edizione 2017 emesso da Eurostat nello scorso mese di settembre.

 

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Statistiche Eurostat: in che posizione si trova effettivamente l’Italia rispetto agli altri paesi EU?

In un mondo dove ormai si tenta sempre piu’ spesso di rappresentare una realtà che tale non è, facendo comunicazioni e proclami sui media che non corrispondono a verità ecco che si rende necessario ricorrere sempre piu’ spesso alle fonti originarie. Per confutare le entusiastiche, quanto false, esternazioni del Presidente del Consiglio Gentiloni sul posizionamento dell’Italia in Europa sono state pubblicate tabelle e grafici tratti da Eurostat che dimostrano in modo inequivocabile come purtroppo il nostro paese continui ad essere il fanalino di coda dell’Unione Europea:

Proponiamo qui una tabella ed una serie di grafici che illustrano il posizionamento in vari ambiti sia economici che non, dell’Italia e degli altri 27 paesi membri dell’Unione Euopea.

 

Chi lo desiderasse puo’ leggere il documento integrale al link della copertina del rapporto regionale  edizione 2017 emesso da Eurostat nello scorso mese di settembre.

Nell’allocazione dei fondi per il periodo 2014-2020 l’Italia con 34,5 miliardi di Euro (di cui 23,5 per le regioni meno sviluppate)  è seconda solo alla Polonia con 77,6 miliardi di Euro (di cui 49,6 per le regioni meno sviluppate).

Sconfortante il dato concernente il numero di letti d’ospedale per abitante con distacchi di rilievo ad esempio rispetto a Francia e Germania ma anche alla maggior parte dei paesi dell’Est Europa.

Per quanto riguarda il tasso di impiego dei neolaureati nella fascia d’età 20-34 anni la mappa indica dei livelli minimi, riscontrabili in altri paesi EU-28 solo in Grecia ed in alcune regioni del sud della Spagna e della Francia, nonchè in Turchia al difuori dell’Unione.


Non molto diversa è la situazione del tasso d’impiego generale nella fascia d’età considerata (20-34 anni).

Il tasso migliora leggermente in varie regioni, con esclusione solo della Sicilia, per quanto concerne il tasso di impego nella fscia di età 55-64 anni.

Tutto sommato nella media il numero di ore settimanli lavorate, superiori comunque a quelle della maggior parte dei land della ricca Germania ed inferiori a quelle del Portogallo, della Grecia e di alcuni paesi dell’Est.

Di converso nella mappa che segue si nota come, in particolare nelle regioni del sud dell’Italia, analogamente a quanto avviene anche in Spagna e Grecia, i tassi di disoccupazione sono i piu’ elevati di tutta l’Europa.

Il PIL per abitante in termini di potere standard di acquisto, presenta le punte minime in coincidenza con tutte le regioni di cui sopra dove appaiono i tassi di disoccupazione piu’ elevati (campania, Calabria e Sicilia), cui se ne aggiungono altre (es. Basilicata, Puglia e Sardegna) e sempre in analogia con quanto riportato per Portogallo, Spagna e Grecia ed in questo caso anche per la quasi totalità dei paesi dlel’Est.

Sconfortante l’intensità della spesa per Ricerca e Sviluppo rapportata al PIL.

Se si eccettuano Portogallo, Grecia ed alcuni paesi dell’Est, l’Italia presenta una percentuale tra le piu’ basse in Europa per proporzione di soggetti che utilizzano regolarmente internet rispetto al totale della popolazione!

La stessa situazione si riflette nella mappa concernente la partecipazione ai social network di cui si parla sempre moltissimo ma che, viene qui dimostrato, ha ancora numeri comparabili solo ad altri paesi meno sviluppati economicamente. Nel complesso pero’ si nota come peggio dell’Italia si posizioni un paese come la Francia, che presenta dati simili a quelli delle regioni del nostro sud e della Grecia.

Piuttosto sconsolante anche constatare come le dimensioni economiche medie delle aziende agricole italiane siano, in particolare al sud in regioni come Puglia e Calabria e con l’evidente eccezione della Lombardia, ai livelli minimi tra i paesi dell’Europa dei 28 in compagnia di Portogallo, Spagna e Grecia.

Molto scarsa nel nostro paese anche la produzione di latte in tonnellate per chilometro quadrato, se si eccettuano le regioni del nord ed in particolare Lombardia ed Emilia Romagna, uniche a presentare valori massimi.