Assurda trascuratezza dello Stato italiano verso i propri cittadini.

L’esistenza stessa dello Stato si giustifica con la necessità di fornire prioritariamente ai propri cittadini il necessario supporto sociale; in difetto questa istituzione manca in modo clamoroso ad uno dei suoi compiti fondamentali, che solo in via del tutto sussidiaria possono essere svolti da altri soggetti. Posto che le risorse sono sempre piuttosto scarse rispetto all’effettiva entità dei bisogni chi governa ha la responsabilità della scelta quanto a tipologia ed entità degli aiuti da erogare ai piu’ bisognosi e soprattuto a quali di questi dare necessariamente la priorità.

Un comune sentire di questi ultimi tempi, figlio di una dissennata politica di accoglienza indiscriminata che non ha tenuto e non tiene in debito conto quali siano le risorse disponibili e quale debba essere un’euqa distribuzione delle stesse, è quello per cui oggi gli italiani si sentono discriminati rispetto agli stranieri accolti sul territorio del paese cui tutto pare sia dovuto.

Le cifre del bilancio pubblico con la spesa per missione fino a 5 miliardi di Euro evidenziano ancora una volta una forte sperequazione nella voce “Immigrazione e accoglienza” rispetto ad esempio a quanto viene speso per la “Tutela della salute” piuttosto che per la “Tutela territorio e ambiente”. Se si considera che i 2,5 miliardi originariamente previsti sono ulteriormente lievitati, arrivando a 3,2 miliardi di spesa complessiva solo per il 2017 con l’ultima manovra di bilancio, si ha un idea della follia governativa!

Il documento che segue, ottenuto direttamente dal sito MEF (Ministero Economia e Finanze), pone in evidenza le previsioni di spesa aggiornate per il triennio 2017-2019 nella fascia di valori omogenea con quella del grafico sopra riportato, ossia fino a 5 miliardi di Euro, con ordinamento decrescente.

Si nota in modo molto evidente quale sia il livello di priorità assegnato alla missione”Immigrazione, accoglienza e garanzia dei diritti” (definizione cosi’ aggiornata nella presente edizioni) che con i 3,2 miliardi già citati per il solo 2017 si pone al terzo posto per entità.  Solo per citare per contro alcune voci di entità enormemente inferiore rispetto a questa troviamo:

  • Agricoltura, politiche agroalimentari e pesca  …………0,8 miliardi
  • Giovani e sport per ……………………………………………….0,8 miliardi
  • Commercio internazionale ed internazionalizzazione del sistema produttivo per……………………………………………………………………………….0,3 miliardi
  • Turismo per soli…………………………………………………….. 46 milioni!

In una sana famiglia che esercita un oculato controllo delle spese, pur non disdegnando di destinara una parte del proprio budget anche per l’aiuto a soggetti bisognosi al difuori di essa, vengono sempre e comunque soddisfatti in via prioritaria i bisogni dei propri figli a volte anche a discapito dei genitori stessi. Paragonando lo Stato, come dovrebbe essere, ad una grande famiglia ed ai cittadini quali figli……verifichiamo di fatto che le lamentele  al riguardo, suffragati in questo da llalettura dei numeri, appaiono assolutamente giustificate in quanto lo Stato opera con modalità assolutamente rovesciate rispetto a quanto sarebbe eticamente e politicamente corretto:

  • soddisfa prioritariamente i propri bisogni, fagocitando enormità di denaro pubblico per alimentare l’apparato statale e primariamente per i suoi vertici dalla presidenza della Repubblica, al Parlamento nazionale, per i vari enti locali e per tutte le istituzioni pubbliche;
  • ha in questi ultimi anni deciso di favorire gli istituti di credito, coprendone le ingenti perdite con denaro pubblico a danno di moltissimi risparmiatori che avevano investito sia in azioni che obbligazioni
  • ha altresi’ favorito il soddisfacimento dei bisogni di migranti provenienti in prevalenza dal nordafrica, accolti indiscriminatamente senza vagliarne la provenienza e in particolare senza accertarne in modo efficace la effettiva qualifica di rifugiato in fuga da zone di guerra, disperdendo anche qui risorse pubbliche col pagamento in via privilegiata di cooperative ed altri imprenditori che, come dimostrato anche da recenti interventi della magistratura, stanno semplicemente speculando su una vero e proprio mercato degli esseri umani
  • solo in via residuale questo governo si occupa invece dei propri cittadini meno fortunati!

 

Rai TV di Stato a pagamento, cattiva maestra di lingua

 Una delle funzioni che almeno all’inizio dell’era delle trasmissioni televisive aveva l’emittente di Stato era quella dell’unificazione della lingua. Questa funzione si è andata sempre piu’ affievolendo anche se di pari passo pare non sia affatto cresciuta la cultura linguistica; ne sono dimostrazione i continui strafalcioni sia di politici che di star dello spettacolo, oggetto di notizia sui social network oltre che appetitoso elemento di dissacrazione del soggetto interessato in divertenti show televisivi.

Nella migliore delle ipotesi i vari conduttori e giornalisti non perdono il loro inconfondibile accento dialettale, prevalentemente del centro e del sud Italia (non tacciatemi qui per favore di razzismo, cito un inconfutabile dato di fatto); pare che i corsi di dizione siano rimasti riservati ai conduttori dei notiziari e a qualche loro inviato. Nei vari spettacoli di intrattenimento invece l’uso di forme dialettali non a tutti spesso comprensibili si spreca; poco fa facendo zapping da Rai 1 ad un altro canale un presentatore precisava, rivolgendosi ai concorrenti che rischiavano di essere esclusi dal passaggio alla fase successiva del gioco …se ne devono da annà!“. Se per molti questo puo’ essere motivo di divertimento, li fa sentire “a casa”, vicino a loro ed al loro modo di esprimersi, questa mancanza di un uso corretto della lingua italiana è profondamente diseducante per chi – italiano ma anche straniero – è in fase di apprendimento o perfezionamento dell’italiano e finirà inevitabilmente per utilizzare forme niente affatto corrette. Poi ci si lamenta dei congiuntivi di Di Maio ed altri……..chissà quanta Rai hanno masticato!

I soliti sostenitori del ” ma lo fanno anche gli altri “ contesteranno il fatto che anche nelle TV commerciali sia invalsa la medesima pratica. Ma le TV diverse dalla Rai non impongono un canone pagato da tutti i cittadini, inserito peraltro in base alle nuove norme obbligatoriamente nella bolletta energetica; le cosiddette TV commerciali si finanziano infatti in via autonoma con la pubblicità, siamo liberi di vederle o meno senza pagare nulla, saltiamo i relativi canali laddove trasmettano TV spazzatura e, se proprio vogliamo essere pignoli, possiamo persino evitare di finanziarle indirettamente evitando di acquistare i prodotti e servizi che vi vengono pubblicizzati.

Una TV di Stato che ormai ha perso non solo la funzione di unità linguistica che la caratterizzava inizialmente ma ancor di piu’ è oggetto di lottizzazioni partitiche tali per cui vengono, piu’ o meno subliminalmente, propugnate le opinioni politiche di parte governativa: un esempio fra tutti il diktat di questa legislatura che ha imposto l’assurda versione al femminile di cariche e professioni! In questo ultimo caso con l’obbligata ipocrita emulazione di tutte le altre emittenti. Nulla da dire se tutto cio’ non fosse finanziato con soldi pubblici, se non comportasse compensi esorbitanti per giullari di corte chiamati a compiacere i potentati policiti di turno che vengono sottratti alle risorse finanziarie sempre assai scarse da destinare alla copertura dei bisogni primari dei cittadini.

 

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Cosa è accaduto veramente con i grillini nel ristorante in Sicilia?

 

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Travaglio e lo scherzo delle Iene (e del figlio Alessandro): “Papà vado al Grande Fratello Vip”. Ecco la reazione del direttore – Il Fatto Quotidiano


 

 

 

Per chi se lo fosse perso un video assolutamente da vedere, uno scherzo veramente ben riuscito…per delle sane risate!

Sorgente: Travaglio e lo scherzo delle Iene (e del figlio Alessandro): “Papà vado al Grande Fratello Vip”. Ecco la reazione del direttore – Il Fatto Quotidiano

Nuovo strafalcione di Di Maio: “Io quando incontro i miei alter ego degli altri Paesi” VIDEO

Se da un lato occorre ribadire il concetto che un buon politico non necessariamente deve essere un buon letterato (meglio un politico sgrammaticato che un letterato cattivo politico), sicuramente le continue gaffe che con straordinaria frequenza fanno in prevalenza, ma non esclusivamente, gli esponenti grillini fanno riflettere non poco sull’opportunità che tali soggetti un giorno possano rappresentare l’Italia.

D’altro canto nell’era degli SMS, dei Tweet e di una sottocultura dell’effimero che induce a leggere sempre meno testi che autino la crescita culturale, ed in particolare quella linguistica, diventa inevitabile la povertà di linguaggio di molti oggigiorno. E non sono solo i giovanissimi, linguisticamente denutriti, che si esprimono con frasi mozzate, con abbreviazioni e sigle a volte incomprensibili: le regole lessicali e di sintassi sono sempre piu’ spesso dimenticate anche dai cronisti …… figuriamoci dai politici che approdano in parlamento, in altre istituzioni pubbliche e persino al governo assolutamente privi di quella struttura culturale oltre che professionale confacente al proprio ruolo (si vedano i casi Fedeli, Orlando, Lorenzin solo per citare alcuni tra i piu’ noti).

Nuova gaffe del vice presidente della Camera Luigi di Maio, che nella serata di ieri, ospitato nella trasmissione di Fabio Fazio, Che tempo che fa, commette un nuovo imperdonabile errore…

 Forse passata inosservata durante l’ospitata in tv da Fabio Fazio, ma l’occhio vigile dei social per fortuna ( o purtroppo) non perdona niente, specie al candidato Di Maio, già da tempo nel mirino di burle e caricature da parte degli utenti del web per le sue frequenti gaffe grammaticali. (…)

 

Sorgente: Nuovo strafalcione di Di Maio: “Io quando incontro i miei alter ego degli altri Paesi” VIDEO

Di Maio vola in America per costruire la vittoria elettorale…anche lui come Renzi?

Anche il candidato premier del M5S deve correre negli States per farsi supportare, non si sa da chi e come, nella sua prossima corsa verso palazzo Chigi. Posto che il “piano Marshall” avviato nel dopoguerra dagli USA a favore dell’Italia ha ormai da lungissimo tempo terminato di dispiegare i suoi effetti non si riesce a comprendere appieno questa sudditanza politica nordamericana: Renzi nelle scorse settimane è corso ad incontrare l’ex presidente Obama e sarà estremamente interessante vedere chi saranno invece gli interlocutori di Luigi Di Maio che forse consentirà di scoprire le carte sulla vera identità politica di questo movimento che finora ha solo sbandierato una generica e complottistica contrarietà ad un establishement di cui ormai, almeno a livello locale, ha iniziato a far parte con risultati assolutamente deludenti.

(da un articolo online di lineaPress.it)

 Un’agenda fittissima di incontri quella di Luigi Di Maio che oramai studia da Premier. Il viaggio negli USA servirà proprio per sviluppare quei rapporti internazionali in vista della corsa per Palazzo Chigi.

Tra i vari appuntamenti, spicca quello con gli esponenti della Commissione Affari Esteri della Camera, tra cui Rand Paul, repubblicano e membro della commissione «Piccole e medie imprese ed imprenditoria». Paul ha corso (anche se per poco tempo) come candidato per le Presidenziali 2016.(…)

Sorgente: Di Maio vola in America per costruire la vittoria elettorale

 

 

Il PD è una semplice replica del pentapartito

Ma i vecchi partiti non si diceva fossero morti e sepolti sotto le macerie della cosiddetta “prima repubblica”?

A quanto pare non è affatto cosi’ ma ci si dimentica troppo spesso di quale sia stata la genesi dell’attuale Partito Democratico:

Qualche simpatizzante del centrosinistra ironizza sulla coalizione di centro-destra, domandandosi cosa abbiano in comune i partiti che la compongono dimenticando la genesi del PD. Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega non hanno in comune niente di piu’ e niente di meno di cio’ che hanno in comune tutti coloro che si sono nel tempo aggregati (ed in parte recentemente disaggregati) nella casa comune del PD.

 

 

Quando il Congo festeggiò la sua libertà trucidando i nostri 13 aviatori

Ieri 11 novembre ricorreva l’anniversario dell’eccidio di Kindu, in Congo, quando 13 nostri aviatori furono selvaggiamente massacrati e fatti a pezzi dalle bande comuniste di Patrice Lumumba, i terribili simba, guerriglieri spesso che combattevano ubriachi e drogati. Il Congo, l’ex Congo belga, aveva ottenuto da poco più di un anno l’indipendenza, e praticamente il primo atto fu questa strage. Non vogliamo qui[…]

Sorgente: Quando il Congo festeggiò la sua libertà trucidando i nostri 13 aviatori 

Salve!

Dopo un lungo periodo durante il quale mi sono limitato a pubblicare post direttamente su Facebook e Twitter con commenti necessariamente limitati eccomi di nuovo all’opera con il mio blog che d’ora in avanti avrà un costante aggiornamento.

Un cordiale benvenuto a tutti coloro interessati alla lettura e che vorranno anche sottoscrivere l’invio delle email con le quali saranno avvisati di ogni nuova pubblicazione.

Qui trovate quanto pubblicato nel periodo 2016-2017 fino al 30 aprile.

I libri del ministro Martina

Il ministro Martina vive su un altro pianeta, cerca di difendere l’indifendibile parlando di un PD in caduta libera che non rappresenta i veri bisogni del paese.

Vanta riforme fatte che non sono quelle che risolvono i problemi endemici dell’Italia, di natura prevalentemente economico-sociale, mentre giacciono ancora nei cassetti proposte di legge importanti.

Il suo partito perde i pezzi, il suo segretario è quotidianamente contestato dagli italiani ma lui continua a sostenere che va ricercata l’unità che è sempre più una chimera…..ci dovevano pensare prima: hanno perso il treno e continuano a sperare che ne passi un altro, ma il dramma è che non sanno più nemmeno loro dove vogliono andare.

Esterna una preclusione netta verso la destra senza però citare il M5S: che l’inciucio sia proprio da quella parte?

E per finire preannuncia l’uscita di un suo libro. Questa prolificità nello sfornare libri fa sorgere una serie di dubbi:
– chi siano effettivamente gli estensori
– quando trovino il tempo di scrivere magari sottraendolo ai doveri istituzionali della carica che ricoprono
– chi li finanzi e se vengano usati soldi pubblici
– a cosa servano se non ad autocelebrarsi
– chi li compri
– chi se li legga se non gli stessi sostenitori dei politici che li firmano